Giancarlo Giannini si schiera con De Gregori: “Sono d’accordo con lui, lo ammiro. Gli artisti parlino meno di politica”

13 Giugno 2026 - 16:56
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Giancarlo Giannini si schiera con De Gregori: “Sono d’accordo con lui, lo ammiro. Gli artisti parlino meno di politica”

Giancarlo Giannini si schiera con De Gregori: “Sono d’accordo con lui, lo ammiro. Gli artisti parlino meno di politica”

Giancarlo Giannini si schiera senza esitazioni dalla parte di Francesco De Gregori. E lo fa con parole che riaprono il dibattito sul ruolo degli artisti nel confronto pubblico: soprattutto su temi delicati come guerre e crisi internazionali. Intervistato tra cinema e attualità, l’attore ha commentato le recenti dichiarazioni del cantautore romano: “Gaza o Israele? Non faccio proclami. Provo sempre imbarazzo quando un uomo di spettacolo si schiera in maniera netta su questioni internazionali”. Queste le parole di Francesco De Gregori  finito al centro di una violenta polemica da parte del mondo progressista per aver rivendicato il diritto di non trasformarsi in un commentatore geopolitico. Per avere rivendicato il diritto di essere un uomo libero e non sventolare bandiere pro-Pal come da mainstream dilagante.

Dopo la gogna social Giannini difende De Gregori

«De Gregori ha perfettamente ragione– ha detto Giancarlo Giannini senza esitazione, intervistato dal Messaggero– . Già non ne capiscono i politici, adesso ci si mettono pure i cantanti o gli attori. Sono d’accordo con lui, lo ammiro», ha detto, sposando in pieno la posizione del collega. Assalito in queste settimane da attacchi sociale e non furibondi.  Giannini si trova alla 72ª edizione del Taormina Film Festival dove stasera salirà sul palco del Teatro Antico per ricevere un riconoscimento alla carriera. Non prima di avere parlato del film di cui è protagonista: “Baracoa“, opera prima di Luis Ernesto Doñas, scritta da Filippo Ascione, scomparso pochi mesi fa, e presentata fuori concorso.

Giannni sostiene il diritto degli artisti a non trasformarsi in commentatori geopolitici

Ma il clou dell’intervista arriva proprio dalle sue parole di stima per De Gregori, che arrivano mentre continua la bufera contro il cantautore, travolto da una vera e propria shitstorm per le sue parole giudicate inaccettabili da una parte del mondo progressista. Non perché abbia preso una posizione sgradita su Gaza o sul conflitto mediorientale, ma, paradossalmente, perché ha scelto di non prenderne alcuna. «Non capisco quegli artisti che vogliono sensibilizzare il loro pubblico- aveva detto De Gregori- . Perché? Non è già abbastanza sensibile per conto suo? C’è bisogno che Springsteen dica la sua su Trump?», aveva osservato il cantautore. Una riflessione proseguita con toni ancora più netti: «Provo imbarazzo quando chi promuove uno spettacolo si schiera in maniera netta e apodittica su questioni internazionali o di guerra. Non credo di poter dare lezioni su Gaza o sull’Iran. Non do lezioni e non le voglio nemmeno prendere da un cantante o da una persona di cinema».

Una posizione che richiama prudenza e umiltà intellettuale, ma che è stata interpretata da molti come una colpa. Da qui gli attacchi social, gli insulti personali e le accuse di tradimento. «Se vuoi stare zitto su Gaza, devi stare zitto sempre», gli hanno scritto. Altri hanno scelto la strada dell’insulto anagrafico: «Sei un bollito», «sei un pensionato», «sai d’aceto». Fino alle accuse di aver rinnegato il proprio passato artistico e civile. Il caso De Gregori appare emblematico di un clima culturale sempre più intollerante verso chi rifiuta di allinearsi. Per questo l’intervento di Giannini assume un significato che va oltre la solidarietà personale. L’attore difende l’idea che la notorietà non comporti automaticamente una superiorità morale né l’obbligo di dispensare giudizi sull’attualità internazionale.

Su X: “Ignavo, poveraccio”

Una posizione che, nel clima polarizzato degli ultimi mesi, sembra diventata quasi controcorrente. E infatti sotto i post che riprendono la presa di posizione dell’attore di “Pasqualino Settebellezze” sono comparsi i primi leoni da tastiera: “Ti stimo, ma questa si chiama ignavia”. “Codardo”. “Poveraccio”. “Ubriaco”. L’assurdità: “Tra fascisti ci si intende”. C’è da credere che neanche lui si salverà dal furore dei veri democratici che si indignano se uno esprime il suo pensiero.

 

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