Giorgia Meloni è solo l’ultima: il lungo elenco di insulti riservato da Trump ai leader europei “amici”

19 Giugno 2026 - 18:18
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Giorgia Meloni è solo l’ultima: il lungo elenco di insulti riservato da Trump ai leader europei “amici”

Giorgia Meloni è solo l’ultima: il lungo elenco di insulti riservato da Trump ai leader europei “amici”

Le inqualificabili parole del presidente Usa all’indirizzo di Meloni sulla (falsa) “disperazione” che l’ avrebbe indotta a “supplicare” uno scatto insieme a lui fa parte di una letteratura “horror” che vede Donald Trump offendere e irridere con disinvoltura non solo capi di Stato e premier. Nel maggio scorso l’attacco a Papa Leone XIV rappresentò il punto più basso di una mancanza di rispetto senza precedenti. “Sta mettendo a rischio cattolici. Senza di me non sarebbe in Vaticano”. Non a caso questo episodio segnò la prima presa di distanza netta della presidenza del Consiglio da Donald Trump.

La lunga lista horror degli insulti di Trump ai leader europei

Ma la lista delle sue offese ai leader europei è lunga. Emmanuel Macron è stato uno dei più bersagliati. L’aprile scorso in un video – poi rimosso dal canale You Tube della Casa Bianca.Trump derideva il presunto schiaffo della moglie: “Brigitte lo tratta malissimo”, con parodia in accento francese. Andando a ritroso nel tempo, ricordiamo come Trump irrise il presidente francese: era novembre 2018:  raffica di tweet (dopo le commemorazioni della Grande Guerra a Parigi). In alcuni sferrava l’attacco a Macron per il “grado di approvazione molto basso, del 26%”, e la disoccupazione vicina al 10%:  chiudendo con una palese presa in giro: “Make France great again”.

Come infierì su Macron, Starmer e Zelensky

Non fu meno offensivo con Keir Starmer a proposito della crisi in Iran: “Non sono contento del Regno Unito”. “Non è un Winston Churchill”, “Debole e incerto”, con tanto di imitazione della sua voce. L’episodio segnò un punto bassissimo per le relazioni tra Regno Unito e Stati Uniti. Trump imitò  il premier britannico con una vocina in falsetto. La rabbia di Trump giunse dopo che il primo ministro si era rifiutato di consentire agli Stati Uniti di utilizzare le basi militari britanniche per i primi attacchi contro l’Iran.

Uno dei punti massimi della perdita dei limiti del presidente Usa rimane – nel febbraio 2025- lo scontro con Zelensky in diretta nello Studio Ovale (“o fai un accordo o siamo fuori”, “stai giocando con la Terza guerra mondiale”); nei giorni prima lo aveva chiamato “dittatore” e “comico di modesto successo”. Fu un massacro mediatico a spese del presidente ucraino, al quale giunse la solidarietà di tutti i leader europei per un presidente che stava sostenendo una guerra sanguinosa.

Trump contro Merz: “Il D-Day non è stato un giorno piacevole per te…”

Trump ha avuto come sport principale la pratica dell’irrisione per i leader europei. Nel giugno 2025 strapazzò ruvidamente Friedrich Merz. Usò la storia come una clava:  “Il D-day non è stato un giorno piacevole per il suo Paese”. Poi il bersaglio si è spostato in Spagna: Pedro Sanchez a proposito delle spese Nato: è “l’unico fanalino di coda”, minacciava “punizioni commerciali”, arrivando  a proporne pubblicamente l’espulsione. A bordo del “Air Force One”, mentre volava da Washington a L’Aia per partecipare al summit della Nato, il presidente Trump ha affermato che l’atteggiamento del presidente spagnolo “è un problema per la Nato”. Poi si arriva alla questione della Groenlandia. Trump è entrato in rotta di collisione con la premier delle Danimarca Mette Frederiksen. Trump, come sappiamo ne  ne rivendica pubblicamente l’annessione “per la sicurezza nazionale”, ignorando gli avvertimenti della premier e minacciando dazi. “La Groenlandia ci serve” disse inaugurando un gelo con la premier danese. Fin qui l’Europa. Al che risuonano opportune le parole della premier Meloni: Se Trump avesse la stessa determinazione anche contro chi è nemico dell’Occidente…Cina, Russia, pr esempio. 

“Il Canada vive grazie agli Stati Uniti, ricordalo Mark”

Ma Trump ha offeso anche alleati Nato non europei. In primis Justin Trudeau (Canada), dandogli pubblicamente del “molto disonesto e debole” (G7 2018); e “two-faced/falso” al vertice Nato di  Londra nel 2019.  Successivamente ha infierito con l’attuale primo ministro Mark Carney chiamandolo  pubblicamente “governatore” del  “51° Stato”). Poi l’irrisione nel gennaio di quest’anno: “Il Canada vive grazie agli Stati Uniti. Ricordalo, Mark”.

Le parolacce

E’ noto, poi, il suo linguaggio crudo che ha messo in imbarazzo anche i traduttori simultanei. Quando in gennaio Trump si è vantato che tutto il mondo veniva da lui «to kiss my ass», letteralmente baciarmi il culo, i francesi hanno tradotto in un più sobrio: «Ils mes cirent les pompes» mi lucidano le scarpe. Mentre l’ormai celebre espressione «The European Union was formed to screw the United States»: l’Unione europea è nata per fottere gli Stati Uniti, è diventata «crée pour nous entuber», nata per fregarci.

Trump disse alla Merkel che stava rovinando la Germania”

Poi qualche “chicca” qua e là riguardante leader non più in carica. Tra tutte il giudizio sulla cancelliera tedesca Angela Merkel che criticò pubblicamente sulla politica migratoria. Già da candidato, nel 2015, su Twitter la attaccò quando fu scelta come “persona dell’anno” del Time, definendola: “La persona che sta rovinando la Germania”

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