Gli Aerosmith nel 1976 dovevano confermare di essere una grande band di hard rock

Toys In The Attic aveva fatto il botto e gli Aerosmith erano attesi al loro quarto album per capire se avrebbero confermato le promesse. Come avevamo detto volevano diventare i nuovi Stones, ma sentendo questo disco si può anche pensare che volessero emulare i Led Zeppelin: in fondo anche lì si parlava di un frontman notevole e di un ancor più notevole chitarrista. E oramai dai grandi gruppi rock pare avessero preso anche le abitudini: non che prima fossero particolarmente “puliti” ma questo Rocks è descritto da loro stessi come un “drug fueled album”. Sembra che addirittura la Columbia Records si preoccupasse di fornir loro la cocaina durante le registrazioni per farli finire prima: peccato che poi ci aggiungessero anche del loro. Ma alla fine ne uscì un ottimo album di hard rock – Kurt Cobain, tra gli altri, se ne diceva molto influenzato – che consolidò la loro fama: d’ora in avanti potevano suonare nelle grandi arene americane come performers principali. Raggiunse il terzo posto in USA.
Curiosità: Joe Perry compose il riff di Back in the saddle su un Fender Bass VI, che era un basso elettrico a sei corde accordato come una chitarra un’ottava sotto. Disse che si era ispirato a Peter Green dei Fleetwood Mac che lo usava a volte dal vivo.
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