Google testa reCAPTCHA con la webcam: meno privacy per una maggiore sicurezza

03 Luglio 2026 - 11:25
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Google sta sperimentando una nuova forma di verifica per reCAPTCHA che può chiedere all’utente di attivare la videocamera e mostrare la mano davanti alla webcam. Non più soltanto semafori, biciclette o caselle da selezionare: in alcuni casi il controllo può passare da un breve gesto della mano, usato dal sistema per capire se davanti allo schermo c’è una persona reale.

La funzione è documentata nelle pagine di Google Cloud Fraud Defense
, la piattaforma che include reCAPTCHA e gli strumenti contro frodi, bot e abusi online. Quando la verifica dei gesti è attiva, Google analizza uno o più video della mano dell’utente mentre esegue le azioni richieste. Da quelle immagini vengono estratti i punti di riferimento della mano, cioè le coordinate di 21 nocche e articolazioni, utili al modello per riconoscere il gesto.

Google precisa che l’audio non viene registrato, che i video non sono associati all’identità dell’utente e che immagini e filmati vengono eliminati al termine della procedura di verifica. L’azienda aggiunge anche che i dati non vengono trasferiti a terze parti e che gli utenti possono gestire l’autorizzazione alla videocamera dalle impostazioni del browser. Per chi non può completare il gesto, per ragioni di accessibilità, restano disponibili le richieste visive e audio tradizionali.

Questo cambio di approccio è farà di sicuro discutere. reCAPTCHA nasce per distinguere utenti reali e bot, ma qui il controllo non si limita più a una domanda visiva: richiede l’accesso alla videocamera e l’elaborazione di dati ricavati da una parte del corpo. Anche se Google parla di uso limitato alla verifica e di cancellazione automatica, la soglia percepita dagli utenti è diversa rispetto ai CAPTCHA tradizionali.

C’è poi il tema dell’efficacia. Secondo quanto riportato da Tom’s Hardware, alcuni tester sarebbero riusciti ad aggirare il nuovo controllo usando una semplice immagine statica di una mano passata attraverso OBS Virtual Camera. In pratica, il sistema avrebbe accettato come valido un flusso video virtuale senza una persona realmente presente davanti alla webcam.


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