Horniman Museum, la Nature Gallery riapre nel 2027
Uno dei musei più singolari di Londra si prepara a riportare in scena uno dei suoi abitanti più celebri. Il 5 febbraio 2027l’Horniman Museum and Gardens di Forest Hill inaugurerà la nuova Nature Gallery, trasformazione della storica Natural History Gallery chiusa nel 2024. Sarà l’ultimo grande tassello di Nature + Love, un progetto da 12,5 milioni di sterlineche sta ridisegnando il rapporto tra museo, collezioni e ambiente. Ad attendere il pubblico ci saranno più di 2.300 oggetti, installazioni interattive, nuove esperienze dedicate alle famiglie e, soprattutto, il ritorno del celebre tricheco dell’Horniman, uno degli esemplari tassidermici più curiosi e riconoscibili della capitale britannica. La nuova galleria non vuole però limitarsi a restaurare il passato: utilizzerà una collezione nata in epoca vittoriana per raccontare biodiversità, estinzione, cambiamento climatico e il ruolo dell’uomo nel futuro del pianeta. Horniman Museum’s new Nature Ga…
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La Nature Gallery dell’Horniman Museum apre a febbraio
La data da segnare sul calendario è venerdì 5 febbraio 2027. Quel giorno torneranno accessibili gli spazi che per oltre un secolo hanno ospitato la Natural History Gallery dell’Horniman Museum, chiusa nel marzo 2024 per consentire uno degli interventi più importanti della storia recente dell’istituzione. La nuova Nature Gallery dell’Horniman Museumoccuperà infatti un ambiente profondamente rinnovato, ma senza cancellare l’identità della sala storica che generazioni di londinesi hanno conosciuto. L’edificio principale del museo risale al 1901 e il progetto ha dovuto confrontarsi con un patrimonio architettonico tutelato, oltre che con migliaia di reperti naturalistici raccolti in larga parte tra l’età vittoriana e quella edoardiana.
La trasformazione fa parte di Nature + Love, il programma con cui l’Horniman sta ripensando sia alcune aree interne sia i suoi estesi giardini di Forest Hill. Il valore complessivo del progetto ha raggiunto 12,5 milioni di sterline e una parte determinante del finanziamento, pari a 5,7 milioni, è arrivata dal National Lottery Heritage Fund, l’ente britannico che utilizza fondi della National Lottery per sostenere il patrimonio storico, culturale e naturale. A questi si sono aggiunti 1,4 milioni di sterline di finanziamenti pubblici per le infrastrutture e contributi provenienti da fondazioni e donatori privati. Il museo ha inoltre avviato una campagna di crowdfunding da 30.000 sterline destinata a contribuire alle ultime fasi dell’allestimento e alle attività educative.
Dietro le cifre, tuttavia, c’è soprattutto un enorme lavoro sulle collezioni. Durante il cantiere i reperti sono stati rimossi dalle storiche vetrine, studiati, puliti e sottoposti quando necessario a interventi conservativi. Nell’aprile 2026 il museo riferiva che 1.059 oggetti erano già stati trattati, mentre altri 184 richiedevano complessivamente quasi 2.000 ore di ulteriore lavoro. Anche l’edificio è stato oggetto di interventi sostanziali: il vecchio tetto in piombo è stato sostituito, sono stati migliorati isolamento, ventilazione e controllo ambientale e sono state restaurate le vetrine storiche. Nel solo agosto 2025 dal tetto erano state rimosse circa nove tonnellate di piombo.
Il risultato non sarà quindi semplicemente una Natural History Gallery rimessa a nuovo. Secondo quanto annunciato dall’Horniman e riportato anche dalla Museums Association, l’organizzazione professionale britannica che rappresenta musei e operatori del settore, la sala ospiterà più di 2.300 oggetti, nuove commissioni artistiche e installazioni multisensoriali. Una grande proiezione sul soffitto mostrerà la varietà della vita sul pianeta, mentre altri allestimenti affronteranno temi come l’estinzione, la crisi climatica e l’inquinamento da plastica. Quest’ultimo argomento sarà raccontato anche attraverso un progetto sviluppato con giovani curatori di una scuola di Deptford.
L’idea centrale è spostare lo sguardo. Gli animali non saranno più presentati soltanto come esemplari da osservare dietro un vetro, ma come parte di ecosistemi ai quali appartiene anche l’essere umano. La domanda che attraverserà la nuova galleria sarà dunque molto contemporanea: quale posto occupiamo nella natura e quale impatto abbiamo sul suo futuro? È un cambiamento significativo per una collezione nata quando il rapporto tra musei europei e mondo naturale era profondamente diverso da quello attuale.
Il celebre tricheco torna al centro della scena
Se la Nature Gallery dell’Horniman Museum avrà bisogno di un protagonista, non sarà difficile trovarlo. Il grande tricheco tassidermizzato dell’Horniman è diventato nel tempo una sorta di mascotte non ufficiale del museo e il suo ritorno rappresenta probabilmente l’elemento più curioso della riapertura. La sua fama non deriva soltanto dalle dimensioni: a renderlo immediatamente riconoscibile è quell’aspetto insolitamente gonfio che gli conferisce una forma molto diversa da quella di un tricheco vivo.
La storia comincia nel 1886, quando l’animale venne esposto nella sezione canadese della Colonial and Indian Exhibition di Londra, una delle grandi esposizioni dell’età imperiale britannica. Frederick John Horniman, commerciante di tè, collezionista e fondatore del museo che oggi porta il suo nome, acquistò successivamente il tricheco insieme ad altri esemplari provenienti dalla mostra. Il museo ricostruisce questa vicenda nella propria storia della Natural History Gallery, permettendo anche di leggere l’oggetto nel contesto culturale e scientifico in cui entrò nella collezione.
Il particolare più famoso riguarda però la tassidermia. La pelle del tricheco venne preparata in un’epoca nella quale chi si occupava dell’allestimento degli animali esotici non aveva necessariamente avuto l’opportunità di osservarli vivi. Un vero tricheco presenta profonde pieghe e rughe cutanee; l’esemplare dell’Horniman fu invece riempito eccessivamente, fino a distendere quasi completamente la pelle. Da quello che potrebbe essere considerato un errore nacque involontariamente uno degli oggetti museali più memorabili di Londra.
Il tricheco era presente nella galleria già nei primi anni del Novecento e attraversò indenne numerose trasformazioni. Nel 1948 molti altri grandi mammiferi nordamericani della collezione furono venduti, mentre lui rimase a Forest Hill. Intorno alla sua sopravvivenza sono nate anche storie curiose, compresa quella secondo cui sarebbe stato troppo grande per essere facilmente trasportato via. È un aneddoto affascinante, ma va trattato come tale: anche il museo lo presenta come una possibile spiegazione e non come una certezza documentaria.
Il valore del walrus oggi va però oltre la curiosità. Il modo in cui fu raccolto, preparato ed esposto racconta come è cambiato il rapporto dei musei con la natura. All’inizio del Novecento una galleria naturalistica tendeva soprattutto a classificare e mostrare il mondo naturale; nel 2027 gli stessi reperti possono essere utilizzati per interrogarsi sulle conseguenze delle attività umane, sull’estinzione delle specie e sulla storia stessa del collezionismo.
È proprio questo contrasto a rendere interessante la nuova Nature Gallery. Le vetrine storiche, l’architettura Arts and Crafts e gli animali tassidermizzati non verranno cancellati per creare uno spazio completamente contemporaneo. Saranno invece conservati e reinterpretati attraverso conoscenze scientifiche aggiornate, nuove tecnologie e differenti prospettive. Persino alcuni nomi delle specie riportati nei vecchi allestimenti erano diventati obsoleti con il trascorrere dei decenni.
Quando il pubblico rivedrà il famoso tricheco nel febbraio 2027, quindi, non ritroverà semplicemente un vecchio amico dell’Horniman. Quell’animale dalla forma impossibile diventerà un ponte tra 125 anni di storia museale e una nuova maniera di raccontare la natura.
Una galleria storica ripensata per il XXI secolo
La trasformazione assume un significato particolare perché l’Horniman non è nato come un museo naturalistico moderno. Le sue origini risalgono alla passione collezionistica di Frederick Horniman, che accumulò oggetti provenienti da numerose parti del mondo mentre l’impresa familiare del tè cresceva rapidamente. La collezione divenne abbastanza grande da essere aperta al pubblico nella sua abitazione e, alla fine dell’Ottocento, richiese la costruzione di un vero museo. Nel 1901 il nuovo edificio di Forest Hill venne aperto e donato al pubblico.
Da allora il museo si è sviluppato in modo decisamente particolare. Oggi le sue raccolte attraversano antropologia, storia naturale, musica e altri campi, mentre all’esterno si estendono circa 16 acri di giardini con viste che, dalle alture di Forest Hill, arrivano verso il centro di Londra. Questo rapporto tra spazi museali e ambiente circostante spiega perché Nature + Love non si sia limitato alla ristrutturazione di una singola sala.
Nel corso del 2026 sono infatti diventati visibili altri tasselli del programma. Kusuma Nature Play ha creato un’area di gioco ispirata alla natura, mentre sono stati sviluppati una nuova Gardens Nursery, un Community Garden e interventi sul Nature Trail. La nursery utilizza soluzioni come pompe di calore ad aria e sistemi per la raccolta dell’acqua piovana, collegando così la trasformazione fisica del museo ai temi ambientali raccontati nelle sue gallerie. Anche la tecnologia è entrata nel progetto con Animals Everywhere!, un’esperienza in realtà aumentata che consente ai visitatori di incontrare virtualmente diversi animali negli spazi esterni, compresa una versione digitale del celebre walrus.
All’interno della nuova galleria, invece, un ruolo particolare sarà affidato alla Nature Discovery Den, spazio rivolto soprattutto ai bambini e alle famiglie. Attraverso attività pratiche, giochi ed esperienze multisensoriali, i visitatori più giovani potranno scoprire la fauna che vive nella stessa area di South London. È una scelta tutt’altro che secondaria: collega gli animali esotici delle collezioni storiche alla biodiversità che può essere osservata a pochi passi dal museo.
Il lavoro non è stato portato avanti soltanto da architetti e conservatori. Centinaia di persone della comunità locale sono state coinvolte nelle diverse fasi di Nature + Love e 131 volontari avevano già contribuito con 7.765 ore di attività entro la fine del 2025. Il progetto sull’inquinamento da plastica sviluppato con studenti di Deptford è un altro esempio della volontà di trasformare il pubblico da semplice spettatore a partecipante nella costruzione del racconto museale.
Questo approccio spiega anche perché il cambiamento di nome da Natural History Gallery a Nature Gallery non sia puramente cosmetico. La storia naturale tradizionale organizzava frequentemente il mondo attraverso categorie, tassonomie ed esemplari. La parola nature, nella nuova impostazione, permette invece di includere relazioni, dipendenze e responsabilità: l’uomo non osserva la natura dall’esterno, ma ne fa parte.
È una trasformazione coerente con quanto dichiarato dal museo nell’annunciare il progetto: la nuova sala vuole celebrare la varietà della vita sulla Terra, ma contemporaneamente esplorare il posto occupato dall’umanità e il suo impatto sugli ecosistemi. La sfida sarà riuscire a raccontare questioni complesse come cambiamento climatico ed estinzione senza perdere quel senso di meraviglia che ha portato famiglie e bambini davanti alle vetrine dell’Horniman per più di un secolo.
Visitare la Nature Gallery dell’Horniman Museum
Per chi vive a Londra, e in particolare per la comunità italiana residente nella capitale, l’Horniman rappresenta una delle alternative più interessanti ai grandi musei del centro. Si trova a Forest Hill, nel borough di Lewisham, al 100 London Road, SE23 3PQ, e la posizione leggermente decentrata contribuisce probabilmente al fatto che molti visitatori occasionali della città non lo conoscano quanto il Natural History Museum di South Kensington, il British Museum o il Victoria and Albert Museum.
L’Horniman Museum and Gardens è normalmente aperto dalle 10:00 alle 17:30 e l’ingresso al museo e ai giardini è gratuito, mentre alcune attrazioni, esposizioni temporanee ed eventi possono richiedere un biglietto. Prima di programmare una visita nel 2027 sarà comunque opportuno controllare sul sito ufficiale eventuali aggiornamenti relativi alla nuova galleria, agli orari e alle modalità di accesso.
La riapertura della Nature Gallery è fissata per il 5 febbraio 2027, ma una parte considerevole di Nature + Love può già essere scoperta all’esterno. Questo rende possibile combinare in futuro la visita della nuova sala con i giardini, Nature Trail e aree dedicate alle famiglie, trasformando il museo in una destinazione da mezza giornata anziché in una semplice visita a una galleria.
Per il pubblico italiano c’è inoltre un elemento interessante nella storia stessa dell’Horniman. Nonostante la sua forte identità locale, questo non è semplicemente un piccolo museo di quartiere. Le sue collezioni riflettono viaggi, commerci e rapporti internazionali sviluppatisi nell’età vittoriana e pongono oggi questioni che molti musei britannici stanno affrontando: da dove provengono gli oggetti, perché furono raccolti, come vennero interpretati e in che modo possono essere raccontati alle generazioni contemporanee?
Il tricheco sovraimbottito è quasi la perfetta rappresentazione di questa evoluzione. All’inizio poteva essere soprattutto un animale esotico da mostrare a un pubblico che difficilmente ne avrebbe visto uno dal vivo. Successivamente è diventato una curiosità amata dai visitatori. Oggi può raccontare contemporaneamente tassidermia, storia delle esposizioni coloniali, evoluzione delle conoscenze zoologiche e cambiamento del ruolo sociale dei musei.
Quando le porte della Nature Gallery torneranno ad aprirsi nel febbraio 2027, dunque, il pubblico non troverà una ricostruzione nostalgica della sala chiusa tre anni prima. Troverà una galleria storica che ha deciso di utilizzare il proprio passato anziché nasconderlo, conservando vetrine, architettura e reperti e inserendoli in un racconto molto più contemporaneo.
È probabilmente questa la parte più ambiziosa dell’intero progetto da 12,5 milioni di sterline. La nuova sala dovrà riuscire a mantenere quel fascino leggermente eccentrico che ha reso l’Horniman diverso dai grandi musei nazionali, ma contemporaneamente spiegare perché una collezione naturalistica creata più di un secolo fa abbia ancora qualcosa da dire sul mondo del 2027. E quando il pubblico tornerà davanti a quel gigantesco tricheco dalla pelle incredibilmente liscia, sarà difficile trovare un simbolo migliore del dialogo fra le due epoche.
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