Garlasco, spunta una relazione psicologica su Stasi del 2007: senza firma e mai depositata
Tredici pagine rintracciate negli atti del Ris di Parma contengono valutazioni sulla personalità di Alberto Stasi e numerose annotazioni sulle sue dichiarazioni. Il documento non reca né data né firma e non sarebbe mai entrato formalmente nel fascicolo. La Procura di Pavia sta verificando anche questo materiale nell’ambito degli accertamenti sull’attività investigativa svolta all’epoca.
Un nuovo documento riapre interrogativi sulle indagini del 2007 per l’omicidio di Chiara Poggi.
Negli atti del Ris di Parma sarebbe stata rintracciata una presunta relazione psicologica riguardante Alberto Stasi, composta da tredici pagine e contenente valutazioni molto nette sulla sua personalità e sul comportamento tenuto durante gli interrogatori.
Il punto centrale, però, è un altro: il documento sarebbe senza data, senza firma e mai depositato nel fascicolo processuale.
Proprio per questo la Procura di Pavia starebbe approfondendo la natura, la provenienza e l’utilizzo di quelle carte nell’ambito del filone investigativo che riguarda l’operato degli ex investigatori del Ris.
Le valutazioni sulla personalità di Stasi
Nel documento vengono elencati diciassette punti definiti come “pensieri ed impressioni” ricavati dall’esame degli atti.
Tra le caratteristiche attribuite a Stasi compaiono riferimenti a freddezza, controllo delle emozioni, tendenza narcisistica e atteggiamento calcolatore.
Si tratta, è bene sottolinearlo, di valutazioni contenute in un documento la cui natura formale deve ancora essere chiarita, non di una perizia giudiziaria depositata e sottoposta al contraddittorio delle parti.
Nella prima pagina compare un riferimento alla criminologa Alessandra Bramante, insieme a un indirizzo e a un contatto email, ma il documento non risulta firmato.
Un elemento che rende ancora più importante ricostruire chi abbia materialmente redatto quelle pagine, per quale finalità e su incarico di chi.
Le dichiarazioni di Stasi annotate e commentate
Una parte consistente del materiale riporta passaggi delle dichiarazioni rese da Stasi tra il 13 e il 22 agosto 2007.
Accanto alle sue parole compaiono annotazioni in colori differenti.
Secondo quanto indicato nello stesso documento, in rosso sarebbero stati inseriti commenti, mentre in verde sarebbero state evidenziate presunte contraddizioni.
Le osservazioni riguardano diversi momenti del racconto di Stasi: la serata precedente alla morte di Chiara, le telefonate effettuate, l’attività svolta sul computer e soprattutto ciò che avrebbe visto entrando nella villetta di via Pascoli.
In più punti chi scrive si domanda come Stasi avrebbe potuto muoversi all’interno dell’abitazione senza sporcarsi di sangue oppure come avrebbe potuto osservare determinati particolari della scena.
Altre annotazioni manifestano dubbi sulla precisione dei suoi ricordi e sull’effettiva corrispondenza tra alcune dichiarazioni e i dati tecnici disponibili.
Annotazioni psicologiche o investigative?
Ed è proprio questo uno degli aspetti più singolari del documento.
Diverse osservazioni sembrano infatti andare oltre una valutazione strettamente psicologica e assumere il tono di vere e proprie domande investigative.
Ci sono riferimenti alla necessità di verificare l’attività sul notebook, controllare le telefonate e confrontare le dichiarazioni con le tracce presenti sulla scena del crimine.
Alcuni passaggi descrivono inoltre determinate risposte come apparentemente meccaniche o apprese a memoria.
Il documento arriva anche a formulare giudizi sul rapporto tra Stasi e Chiara Poggi e sul modo in cui il giovane parlava della fidanzata.
Ma proprio perché queste valutazioni non risultano inserite in una relazione formalmente sottoscritta e depositata, il loro effettivo valore investigativo dovrà essere chiarito.
Il nuovo filone sull’attività del Ris
La scoperta delle tredici pagine si inserisce in una fase particolarmente delicata della nuova inchiesta di Pavia.
Gli investigatori stanno riesaminando materiale risalente alle prime indagini sul delitto e verificando il modo in cui alcuni elementi furono acquisiti, valutati e successivamente trasmessi all’autorità giudiziaria.
L’esistenza di un documento di questo tipo, qualora ne venissero ricostruite con certezza origine e funzione, potrebbe aiutare a comprendere meglio il metodo seguito dagli investigatori nel 2007.
Ma allo stato attuale resta fondamentale distinguere tra annotazioni interne, ipotesi di lavoro e veri atti processuali.
Il fatto che il documento non risulti firmato né depositato rappresenta quindi uno degli aspetti principali sui quali gli inquirenti dovranno fare chiarezza.
I genitori di Chiara: «Per noi vale la sentenza»
Parallelamente, i genitori di Chiara Poggi sono tornati pubblicamente a parlare della vicenda.
Giuseppe e Rita Poggi hanno ribadito di fare riferimento alla sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi a 16 anni di reclusione.
La loro posizione è che eventuali nuovi scenari potranno essere valutati soltanto quando sarà la giustizia a stabilirli formalmente.
Hanno inoltre espresso sofferenza per il ritorno del caso al centro dell’attenzione mediatica e per le numerose ricostruzioni che, a loro giudizio, hanno finito per mettere in secondo piano la figura di Chiara.
Il loro appello resta quello di arrivare finalmente a una conclusione definitiva della vicenda, dopo quasi vent’anni.
Un documento che pone nuove domande
La comparsa di queste tredici pagine non cambia da sola le sentenze già emesse e non costituisce automaticamente un nuovo elemento di prova.
Apre però una serie di interrogativi.
Chi redasse quella valutazione? Per quale motivo non venne firmata? Perché non fu depositata? E quale ruolo ebbe realmente nel lavoro degli investigatori?
Sono domande alle quali la Procura di Pavia sta cercando di dare risposta mentre il caso Garlasco continua a essere riesaminato sotto molteplici aspetti.
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, anche documenti rimasti per anni fuori dal processo tornano così al centro dell’attenzione giudiziaria.
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