I giovani britannici stanno perdendo fiducia nel futuro

15 Giugno 2026 - 13:08
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Per decenni il Regno Unito è stato raccontato come uno dei luoghi in cui il talento, l’impegno e la determinazione potevano davvero cambiare il destino di una persona. Intere generazioni sono cresciute con l’idea che studiare, lavorare sodo e costruire competenze fosse la strada più sicura verso una vita migliore. Oggi però qualcosa sembra essersi incrinato. Non si tratta soltanto di salari stagnanti, affitti sempre più alti o difficoltà nel trovare lavoro. A preoccupare gli esperti è soprattutto il cambiamento psicologico che sta attraversando una parte significativa delle nuove generazioni.

Un recente studio pubblicato dall’Institute for Public Policy Research (IPPR), uno dei più influenti think tank britannici, evidenzia infatti una tendenza che va ben oltre i numeri dell’occupazione: un numero crescente di giovani inglesi non crede più che il proprio futuro sarà migliore del presente. La fiducia nella mobilità sociale, nel merito e nella possibilità di costruirsi una vita stabile sta diminuendo. Per una città come Londra, che continua ad attrarre studenti, lavoratori e professionisti da tutto il mondo, si tratta di una trasformazione che merita attenzione.

La crisi della fiducia tra i giovani britannici

Quando si parla di disoccupazione giovanile, il dibattito tende spesso a concentrarsi esclusivamente sui dati economici. Tuttavia il rapporto dell’IPPR introduce una prospettiva diversa. Secondo i ricercatori, il problema principale potrebbe non essere soltanto quanti giovani lavorano o studiano, ma quanto essi credano ancora nella possibilità di costruire un futuro migliore.

I risultati dello studio mostrano un cambiamento profondo nelle aspettative delle nuove generazioni. Rispetto a dieci anni fa, i giovani tra i 16 e i 21 anni si dichiarano molto meno fiduciosi nelle proprie possibilità di successo. Sempre più ragazzi e ragazze ritengono che gli sforzi personali non siano necessariamente sufficienti per raggiungere stabilità economica e realizzazione professionale. Il dato più emblematico riguarda proprio il concetto di merito. Soltanto un giovane su quattro tra i 16 e i 29 anni ritiene che nel Regno Unito tutti abbiano una possibilità equa di arrivare lontano grazie al talento e al duro lavoro. Tra le persone più anziane questa percentuale è significativamente più elevata.

Questo divario generazionale racconta molto del momento storico che sta attraversando il Paese. Chi oggi ha vent’anni è cresciuto durante anni caratterizzati da crisi economiche, Brexit, pandemia, inflazione e aumento vertiginoso del costo della vita. Molti giovani non hanno mai conosciuto un periodo di vera stabilità economica. Per loro l’incertezza non rappresenta un’eccezione, ma una condizione permanente.

La situazione appare particolarmente evidente a Londra. La capitale continua a offrire opportunità professionali che non esistono altrove nel Regno Unito, ma al tempo stesso impone costi che spesso risultano proibitivi. Secondo i dati pubblicati dall’Office for National Statistics, l’ente statistico nazionale britannico, il costo degli alloggi rimane una delle principali preoccupazioni economiche per i giovani adulti. Molti lavoratori under 30 si trovano a destinare una quota crescente del proprio reddito all’affitto, riducendo drasticamente la capacità di risparmio e rendendo più difficile pianificare il futuro.

L’IPPR sottolinea inoltre che la perdita di fiducia non riguarda esclusivamente le fasce sociali più vulnerabili. Il fenomeno attraversa differenti classi sociali, livelli di istruzione e aree geografiche. In altre parole, non si tratta di una crisi limitata a chi vive situazioni di povertà o esclusione. Anche giovani qualificati, laureati e inseriti nel mercato del lavoro mostrano livelli di pessimismo significativamente superiori rispetto alle generazioni precedenti.

Gli esperti osservano che questo cambiamento potrebbe avere conseguenze importanti per l’intera economia britannica. Se una parte crescente della popolazione smette di credere che l’impegno produca risultati concreti, diminuisce inevitabilmente la motivazione a investire nella propria formazione, ad assumersi rischi imprenditoriali o a costruire progetti a lungo termine. È proprio questo il punto che rende il fenomeno particolarmente rilevante. Non si tratta soltanto di un problema occupazionale. È una questione che riguarda il rapporto tra una generazione e il proprio futuro.

Un milione di NEET e il timore di una generazione perduta

Dietro il crescente pessimismo dei giovani britannici esistono numeri che aiutano a comprendere meglio la portata del problema. Uno dei dati più discussi emersi dal rapporto dell’IPPR riguarda la crescita dei cosiddetti NEET, acronimo utilizzato nel Regno Unito per indicare chi non studia, non lavora e non segue alcun percorso di formazione. Per la prima volta da circa un decennio il loro numero ha superato la soglia simbolica di un milione di persone tra i 16 e i 24 anni.

Si tratta di una cifra che ha attirato l’attenzione di economisti, sociologi e politici perché rappresenta molto più di una semplice statistica occupazionale. Quando un giovane esce contemporaneamente dai sistemi educativi, formativi e lavorativi, aumenta il rischio che l’esclusione si prolunghi nel tempo. Più passa il tempo senza acquisire esperienza professionale o nuove competenze, più difficile diventa rientrare nel mercato del lavoro in condizioni favorevoli.

A lanciare uno degli allarmi più forti è stato Alan Milburn, ex ministro laburista incaricato di studiare il fenomeno. Secondo le sue valutazioni, il Regno Unito potrebbe trovarsi di fronte al rischio concreto di una “Lost Generation”, una generazione perduta che fatica a trovare il proprio posto nella società e nell’economia contemporanea. Le stime indicano che, senza interventi efficaci, il numero dei NEET potrebbe raggiungere quota 1,25 milioni entro il 2030.

Per comprendere il significato di queste cifre bisogna osservare come sia cambiato il percorso verso l’età adulta. Per gran parte del Novecento esisteva una sequenza relativamente prevedibile: scuola, lavoro, indipendenza economica, acquisto di una casa, costruzione di una famiglia. Oggi quel percorso è diventato molto più complesso. L’ingresso nel mercato del lavoro avviene spesso attraverso contratti temporanei, collaborazioni a progetto o occupazioni che offrono poche prospettive di crescita. Molti giovani riescono a trovare lavoro, ma non necessariamente un lavoro che permetta loro di pianificare il futuro.

Questa realtà è particolarmente evidente nelle grandi città. Londra continua a rappresentare il principale motore economico del Paese e attira migliaia di giovani provenienti sia dal resto del Regno Unito sia dall’estero. Tuttavia, l’enorme concentrazione di opportunità si accompagna a una concorrenza molto elevata e a costi abitativi che non hanno equivalenti nel resto della nazione. Per molti under 30, ottenere un impiego non significa automaticamente raggiungere la sicurezza economica.

La crescita dei NEET non può essere interpretata come il risultato di una singola causa. Gli analisti dell’IPPR evidenziano infatti una combinazione di fattori. Tra questi figurano gli effetti a lungo termine delle politiche di austerità adottate negli anni successivi alla crisi finanziaria del 2008, la riduzione di alcuni servizi pubblici destinati ai giovani, l’aumento delle difficoltà legate alla salute mentale e le profonde trasformazioni del mercato del lavoro.

Un ruolo importante è svolto anche dalla questione abitativa. Per molti giovani britannici, soprattutto nelle aree urbane più costose, l’idea di acquistare una casa appare ormai irrealistica. Persino l’affitto di una stanza in condivisione richiede spesso una quota significativa dello stipendio mensile. Questo scenario alimenta una sensazione di immobilità sociale che contribuisce a erodere la fiducia nelle possibilità di miglioramento economico.

L’aspetto forse più interessante è che la sfiducia non nasce esclusivamente dalla mancanza di opportunità. Molti giovani percepiscono che le regole del gioco siano cambiate rispetto a quelle che hanno caratterizzato la vita dei loro genitori. L’idea secondo cui studio e impegno garantiscono automaticamente un progresso sociale appare oggi molto meno convincente. È proprio questa percezione che trasforma un problema economico in una questione culturale e generazionale.

Per una città come Londra, che ha costruito parte della propria reputazione sulla capacità di attrarre talento e ambizione da tutto il mondo, il fenomeno rappresenta una sfida significativa. Se una parte crescente dei giovani smette di credere nella possibilità di costruirsi un futuro stabile, le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre il mercato del lavoro, influenzando la coesione sociale, la produttività e perfino la capacità del Paese di innovare nei prossimi decenni.

Salute mentale, social media e costo della vita: perché cresce il pessimismo

Se il numero dei NEET rappresenta il sintomo più visibile del problema, molti esperti ritengono che le radici della crisi siano ancora più profonde. Il rapporto dell’IPPR mostra infatti come la perdita di fiducia dei giovani britannici sia strettamente collegata al peggioramento del benessere psicologico registrato negli ultimi anni. In altre parole, la questione non riguarda soltanto il lavoro o il reddito. Riguarda il modo in cui una generazione percepisce sé stessa, le proprie possibilità e il proprio posto nella società.

I dati sulla salute mentale sono particolarmente significativi. Secondo le stime citate nel rapporto, fino a quattro giovani donne su dieci e circa tre giovani uomini su dieci tra i 16 e i 24 anni convivono con problemi di salute mentale. Si tratta di percentuali molto più elevate rispetto a quelle registrate nelle generazioni precedenti e che contribuiscono a spiegare il crescente senso di incertezza rilevato dai ricercatori.

Ancora più interessante è la correlazione tra benessere psicologico e fiducia nel futuro. Tra i giovani che dichiarano di avere problemi di salute mentale, soltanto il 24% ritiene di poter avere successo nella vita. Tra i coetanei che non segnalano difficoltà psicologiche, la percentuale sale invece al 48%. Il dato suggerisce che la salute mentale non sia semplicemente una conseguenza delle difficoltà economiche, ma uno degli elementi che contribuiscono a determinare il modo in cui le persone interpretano il proprio futuro.

Londra rappresenta un osservatorio privilegiato per comprendere questo fenomeno. Da una parte offre opportunità professionali, culturali e formative che poche altre città europee possono eguagliare. Dall’altra impone livelli di pressione economica e sociale estremamente elevati. Molti giovani si trovano a vivere in appartamenti condivisi, affrontare lunghi spostamenti quotidiani e destinare una quota sempre maggiore del proprio reddito alle spese essenziali. In questo contesto diventa più difficile costruire un senso di sicurezza e stabilità.

La questione abitativa continua a essere uno dei fattori più frequentemente citati. Secondo dati e analisi pubblicati dal think tank indipendente Resolution Foundation, specializzato nello studio delle condizioni economiche delle famiglie britanniche, le generazioni più giovani affrontano oggi un mercato immobiliare molto meno accessibile rispetto a quello incontrato dai loro genitori. Possedere una casa, che per molti rappresentava un traguardo realistico entro i trent’anni, appare sempre più distante. Questa percezione contribuisce a rafforzare l’idea che il progresso sociale sia diventato più difficile.

Un altro elemento che emerge nel rapporto riguarda il ruolo dei social media e dell’ambiente digitale. I ricercatori non attribuiscono la responsabilità esclusivamente alle piattaforme online, ma riconoscono che la trasformazione del modo in cui i giovani comunicano, confrontano le proprie vite con quelle degli altri e consumano informazioni potrebbe aver contribuito al deterioramento del benessere psicologico.

Le nuove generazioni vivono infatti in un contesto radicalmente diverso rispetto a quello dei loro genitori. Ogni giorno vengono esposte a una quantità enorme di contenuti che mostrano successi professionali, stili di vita apparentemente perfetti e standard economici spesso irraggiungibili. Questo confronto continuo può amplificare la sensazione di non essere abbastanza preparati, abbastanza ricchi o abbastanza realizzati.

A tutto ciò si aggiunge l’incertezza economica degli ultimi anni. La pandemia, l’aumento dell’inflazione, la crisi energetica e il rallentamento della crescita hanno contribuito a creare un clima di instabilità che ha colpito soprattutto chi si trova nelle fasi iniziali della propria carriera. Molti giovani britannici hanno visto aumentare i costi essenziali più rapidamente dei salari, rendendo più difficile accumulare risparmi o pianificare investimenti a lungo termine.

Uno dei risultati più significativi dello studio riguarda proprio la percezione del rischio. Negli ultimi anni è triplicata la quota di giovani che ritiene di avere scarse possibilità di riuscire nella vita, mentre è aumentato in modo significativo anche il numero di coloro che temono lunghi periodi di disoccupazione nel corso della propria esistenza. Non si tratta semplicemente di pessimismo momentaneo. È una trasformazione del modo in cui una generazione immagina il proprio futuro.

Per molti osservatori, questo è forse l’aspetto più preoccupante dell’intera vicenda. Le economie moderne non si basano soltanto su investimenti, innovazione e occupazione. Si basano anche sulla fiducia. Quando una generazione smette di credere che il futuro possa essere migliore del presente, le conseguenze possono estendersi ben oltre le statistiche economiche. Possono influenzare le scelte educative, la natalità, la mobilità sociale e perfino il modo in cui una società immagina sé stessa nei decenni successivi.

Le risposte del governo e le domande sul futuro del Regno Unito

Di fronte a dati che descrivono una generazione sempre più sfiduciata, il governo britannico ha iniziato a riconoscere la necessità di interventi specifici. L’esecutivo guidato da Keir Starmer ha annunciato un programma da circa 2,5 miliardi di sterline destinato a sostenere l’inserimento lavorativo dei giovani e a contrastare l’aumento dei NEET. Le misure comprendono il rafforzamento degli Youth Hubs, centri che aiutano i giovani nella ricerca di lavoro e nella formazione professionale, oltre a nuovi investimenti dedicati allo sviluppo delle competenze e all’orientamento occupazionale.

Gli interventi rappresentano certamente un primo passo, ma molti osservatori ritengono che il problema richieda una risposta più ampia. Se la crisi riguarda anche la fiducia, il senso di appartenenza e la percezione delle opportunità disponibili, allora non sarà sufficiente creare nuovi programmi di formazione. Occorrerà affrontare questioni strutturali che riguardano il mercato immobiliare, il costo della vita, la qualità del lavoro e il sostegno alla salute mentale.

Una parte del dibattito politico si sta concentrando anche sull’impatto delle piattaforme digitali. Il governo ha avviato riflessioni su possibili restrizioni per l’utilizzo dei social media da parte dei minori, nel tentativo di ridurre alcuni degli effetti negativi associati alla salute mentale degli adolescenti. Il tema resta controverso e divide esperti e politici, ma dimostra quanto il problema venga ormai considerato multidimensionale.

Per Londra la questione assume una rilevanza particolare. La città continua a essere uno dei principali poli economici d’Europa, sede di università prestigiose, aziende internazionali e opportunità professionali difficilmente replicabili altrove. Eppure proprio qui emergono con forza molte delle contraddizioni evidenziate dal rapporto. Gli stipendi possono essere più alti rispetto al resto del Paese, ma gli affitti e il costo della vita crescono spesso a ritmi ancora superiori. Per molti giovani professionisti, l’ingresso nel mercato del lavoro non coincide più con il raggiungimento dell’indipendenza economica.

Il rischio evidenziato dall’IPPR non riguarda soltanto chi oggi è disoccupato o escluso dai percorsi formativi. Riguarda una generazione che, pur essendo spesso più istruita e connessa delle precedenti, fatica a immaginare il proprio futuro con ottimismo. Quando la fiducia diminuisce, cambiano anche le scelte individuali. Si rinvia l’acquisto di una casa, si posticipa la creazione di una famiglia, si evitano investimenti personali e professionali considerati troppo rischiosi.

Per la comunità italiana che vive nel Regno Unito, molti di questi temi risultano familiari. Anche numerosi giovani italiani arrivati a Londra negli ultimi anni si confrontano quotidianamente con il costo degli affitti, la competizione professionale e la necessità di costruire una carriera in un contesto sempre più complesso. La differenza è che, fino a poco tempo fa, il Regno Unito veniva percepito come uno dei luoghi in cui queste difficoltà potevano essere compensate da maggiori opportunità. Oggi quella convinzione appare meno scontata.

Il dibattito aperto dall’IPPR non riguarda quindi soltanto l’economia britannica. Riguarda il tipo di società che il Regno Unito vuole essere nei prossimi decenni. Una società capace di offrire ai giovani prospettive concrete, oppure un Paese in cui una parte crescente della popolazione considera il futuro con scetticismo e rassegnazione. La risposta a questa domanda influenzerà non soltanto le nuove generazioni, ma anche la competitività e la coesione sociale dell’intero Paese.

Domande frequenti sulla crisi dei giovani britannici

Che cosa significa NEET?
NEET è l’acronimo di “Not in Education, Employment or Training” e indica i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione.

Quanti NEET ci sono oggi nel Regno Unito?
Secondo i dati citati dall’IPPR, il numero ha superato il milione di persone tra i 16 e i 24 anni.

Perché gli esperti parlano di “generazione perduta”?
Perché una parte crescente dei giovani rischia di restare esclusa per lunghi periodi dal lavoro e dalla formazione, con conseguenze economiche e sociali di lungo periodo.

Qual è il principale problema evidenziato dal rapporto?
Non solo la disoccupazione, ma il calo della fiducia nel futuro e nella possibilità di migliorare la propria condizione attraverso studio e lavoro.

Quale ruolo ha il costo della vita?
Affitti elevati, difficoltà ad acquistare una casa e aumento delle spese quotidiane contribuiscono a rendere più difficile la costruzione di una stabilità economica.

Il governo sta intervenendo?
Sì. L’esecutivo britannico ha annunciato investimenti per sostenere l’occupazione giovanile, la formazione e i servizi di supporto destinati ai giovani.

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