I Mondiali non finiscono sul campo: Milei chiede indietro le Malvinas all’Inghilterra 40 anni dopo: “Sono argentine”

All’indomani della vittoria della nazionale di calcio ai Mondiali, il presidente dell’Argentina, Javier Milei, ha assicurato che quella con l’Inghilterra è una rivalità meramente sportiva, e che comunque la rivendicazione sulla sovranità delle isole nell’Atlantico sud andrà avanti, ma attraverso i canali diplomatici. “E’ una partita di calcio”, ha detto il presidente nel corso di un’intervista radiofonica, nel giorno in cui da più parti si lega la vicenda calcistica alle contese nazionali. Molto rumore ha provocato la decisione di alcuni giocatori di festeggiare la vittoria agitando uno striscione con la scritta “Le Malvinas sono argentine”, il tradizionale slogan usato dai suoi connazionali per rivendicare la sovranità sull’arcipelago che i britannici difendono come Falkland. Ma Londra si ribella per lo striscione esposto dai calciatori biancocelesti.
Il presidente: “Lo striscione ci rappresenta tutti”
Per Milei si tratta di un “sentimento che è di tutti gli argentini” ed è “perfettamente valido e lecito” che i calciatori lo esprimano. Ma il governo ha ben chiaro che si tratta di due piani distinti: la sovranità delle Malvinas “si otterrà sul piano diplomatico, con intelligenza”, ha detto il capo dello Stato segnalando che “mai nella storia argentina sono stati compiuti tanti progressi diplomatici” come durante la sua gestione. Milei osserva poi le richieste di sanzioni avanzate da Londra, proprio per lo striscione presentato dai giocatori, sarebbero comunque limitate all’ambito sportivo.
La rabbia di Doowning Street
Il governo britannico ha chiesto alla Fifa di aprire un’indagine dopo che i giocatori dell’Argentina hanno esposto uno striscione con la scritta “Las Malvinas son Argentinas” al termine della semifinale mondiale vinta 2-1 contro l’Inghilterra mercoledì ad Atlanta. Il ministro per le Imprese Peter Kyle ha definito il gesto una “violazione flagrante” delle regole Fifa che vietano simboli politici sul terreno di gioco, chiedendo all’organo di governo del calcio mondiale di indagare “a fondo”. Downing Street ha appoggiato la richiesta: “Il Mondiale potrebbe non essere nostro, ma le Isole Falkland lo sono di sicuro”, ha dichiarato un portavoce del premier Keir Starmer secondo quanto riporta Afp. Le isole Falkland, o Malvinas per gli argentini, sono state nel 1982 al centro di una guerra tra Argentina e Regno Unito, quando l’esercito del Paese sudamericano invase l’arcipelago e i britannici risposero militarmente.
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