I soldi per realizzare il terzo lotto dell’ospedale Del Ponte non bastano: il progetto riparte da zero

Il terzo lotto non si farà. Nel 2015 anni fa, in vista dell’apertura del nuovo padiglione Michelangelo all’ospedale Del Ponte, l’allora assessore Garavaglia gelò le aspettative di molti varesini, a partire dalla Fondazione Il Ponte del Sorriso, dichiarando “Il Del Ponte è finito. La giunta è stata proprio brava. Il progetto è completo”. Anche l’allora sindaco di Varese Attilio Fontana intervenne spiegando: « Io ritengo che si stia fraintendendo il problema: non è certo questione di spazi che sono già abbondanti, ma di personale e risorse».
Poi, nel 2020, anche dopo le insistenze della stessa presidente del Ponte del Sorriso Emanuela Crivellaro, arrivò l’atteso annuncio: «La giunta regionale ha approvato la delibera che assegna definitivamente 17 milioni di euro per il completamento dell’ospedale Del Ponte». L’annuncio fu fatto dal presidente della commissione sanità Emanuele Monti.
A distanza di quasi 10 anni, di quel terzo lotto non c’è traccia, o, almeno, non c’è opera visibile. C’è, però, un lungo e tortuoso iter progettuale e burocratico, talmente lungo, complicato e difficile che oggi, quei 17 milioni di euro stanziati non sono più sufficienti a realizzarlo.
Che il progetto debba ripartire dal via è lo stesso direttore generale della Sette Laghi Mauro Moreno ad ammetterlo: « il progetto del terzo lotto dell’Ospedale Del Ponte dovrà essere rivisto e aggiornato e la procedura autorizzativa potrebbe ripartire dall’inizio».
Una storia lunga e tormentata
Che cosa significhi lo spiega lo stesso direttore: « Il finanziamento del 2020 era stato calcolato su prezzi del 2016-2018. A distanza di quasi un decennio, con l’inflazione dei materiali da costruzione e il profondo cambiamento del mercato, quella cifra non è più sufficiente a coprire l’opera nella sua interezza. ASST Sette Laghi sta ridiscutendo la quota aggiuntiva di finanziamento con Regione Lombardia, che si è mostrata disponibile ad aprire un confronto».
C’è un’opportunità, però, in questa impasse: «Il progetto originario – fa notare Mauro Moreno – era stato concepito in un mondo diverso. La pandemia ha trasformato radicalmente le modalità di lavoro in ambito ospedaliero, sono emerse nuove esigenze di spazio, nuove priorità cliniche. Ripensare il progetto oggi significa poterlo adattare a ciò che l’ospedale davvero ha bisogno nel 2025, non a quello che si immaginava nel 2016. Ci siamo dati questo e il prossimo anno per riprogettare il terzo lotto».
Com’era concepito il terzo lotto
Il terzo lotto rappresentava il capitolo conclusivo del grande piano di ampliamento dell’Ospedale Del Ponte, pensato per raccogliere in un unico presidio tutte le attività dedicate alla donna e al bambino.
Il progetto prevedeva, tra gli interventi principali, l’abbattimento dell’Ottagono — il corpo di fabbrica che collega i padiglioni esistenti — e la costruzione di una nuova palazzina a due piani, più funzionale, collegata alla hall centrale. Era previsto, quindi, lo spostamento dell’ingresso principale da piazzale Biroldi, l’eliminazione della passerella provvisoria realizzata al termine del secondo lotto e la rimozione del container della mensa. Rientrava nel progetto anche un’aula congressi e diversi studi medici.
La buona notizia: non si cambia la forma, solo il contenuto
Il direttore Moreno ha precisato un elemento importante: se la riprogettazione non comporterà modifiche alle volumetrie esterne dell’edificio, il percorso burocratico e autorizzativo sarà significativamente più snello rispetto a un nuovo iter completo. Gli uffici tecnici sono già al lavoro su questa ipotesi, che potrebbe accorciare sensibilmente i tempi. Gli uffici del Comune sono allertati e coinvolti.
Prima dell’abbattimento dell’Ottagono, i nuovi ambulatori
L’abbattimento dell’Ottagono, previsto come primo passo operativo del terzo lotto, non potrà avvenire finché gli ambulatori di ginecologia e ostetricia che vi hanno sede non troveranno una nuova collocazione. La soluzione è in dirittura d’arrivo: entro fine maggio o al massimo entro giugno, i nuovi spazi rinnovati al piano meno uno del Padiglione Leonardo saranno pronti per accogliere questi servizi.
Il rivestimento del Michelangelo e la PMA
Mentre si lavora alla pianificazione del terzo lotto, altri interventi sono in corso o in procinto di partire. Il rifacimento della facciata del Padiglione Michelangelo, atteso ormai dall’autunno 2021, è finalmente in fase di conclusione progettuale. Poi si dovrà selezionare la ditta a cui affidare i lavori: l’obiettivo è chiudere il cantiere entro i primi mesi del 2027.
C’è poi la nuova PMA, la Procreazione Medicalmente Assistita, anch’essa pronta a entrare in funzione negli spazi rinnovati del Leonardo. Per la sua operatività occorre attendere l’ispezione del Centro Nazionale Trapianti, che in Italia è competente anche per l’accreditamento dei centri di PMA. Superato questo passaggio, il servizio potrà finalmente essere attivato.
Nel mese di ottobre, invece, è previsto l’arrivo della nuova risonanza magnetica: un importante macchinario attorno al quale si sta creando anche un progetto di rilievo per evitare l’anestesia ai bambini dai 5 anni in su.
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