Identità e valore globale
Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’UNESCO non è soltanto una notizia che ci rende orgogliosi, più di quanto già lo siamo, ma rappresenta un passaggio di straordinario valore storico, culturale e politico, destinato a incidere profondamente su uno dei nostri asset economici fondamentali: la filiera agroalimentare.
Le ricadute economiche annunciate sono di grande impatto. Turismo, export e livelli occupazionali sono chiamati a crescere in modo significativo. Basti pensare che questo riconoscimento potrebbe portare fino a 18 milioni di turisti in più in due anni nel nostro Paese, come ci ha spiegato il ministro Lollobrigida nell’intervista al nostro giornale. Un dato che restituisce con chiarezza la portata di un fenomeno importante.
Ponendo lo sguardo oltreoceano, appare altrettanto evidente come il Made in Italy agroalimentare esca ulteriormente rafforzato. I mercati internazionali, in particolare quello statunitense, rappresentano una leva strategica per consolidare la presenza dei nostri prodotti autentici. In questo scenario, fiere internazionali come il Summer Fancy Food di New York assumono un ruolo sempre più centrale: veri e propri hub nei quali la filiera italiana può dialogare con buyer, distributori e operatori globali, costruendo relazioni solide e durature.
La cucina italiana rappresenta già oggi il 19% del mercato globale della ristorazione, un dato di per sé impressionante. Alla luce del contesto che abbiamo inquadrato, è un risultato destinato a crescere ulteriormente con il sostegno delle istituzioni e con un’azione coordinata del Sistema Italia all’estero. Perché il riconoscimento UNESCO è un’opportunità da cavalcare e guidare, affinché il settore si consolidi sempre di più.
C’è poi un altro aspetto che questo riconoscimento contribuisce a rafforzare: la tutela dell’autenticità. Il fenomeno dell’Italian sounding continua a sottrarre valore alle nostre imprese e a ingannare i consumatori.
Il messaggio che arriva dal ministro Lollobrigida è chiaro: la sfida della sostenibilità e della sicurezza alimentare deve essere affrontata investendo in tecnologie avanzate, come l’agricoltura di precisione, senza snaturare i disciplinari che rendono unici i nostri prodotti. È questa sintesi virtuosa che consente al Made in Italy di restare competitivo, mantenendo intatto il proprio valore culturale, amato in tutto il mondo.
Del resto, siamo noi italiani i custodi di un patrimonio culturale da diffondere all’estero. È un messaggio che dobbiamo sempre tenere presente: siamo ambasciatori della nostra cultura e del nostro modo di essere. La reputazione si misura anche su questo. Quando lasciamo i confini nazionali dobbiamo saperne conservare l’identità. Riguardo alle nostre peculiarità, bisogna investire nella formazione e nel ricambio generazionale. Dobbiamo essere in grado di trasferire il nostro know-how nel mondo. La cucina italiana è il racconto di un Paese che sa coniugare gusto e bellezza. Sta a noi dimostrare di esserne sempre all’altezza.
La cucina italiana racconta il nostro patrimonio culturale e l’anima creativa degli italiani, che si esprime nei diversi territori regionali. Non a caso, quando visitiamo un luogo d’Italia, la domanda che più spesso ci poniamo è: quali sono le specialità di questo posto? In fondo, è proprio questa curiosità a racchiudere, in modo simbolico, il valore più autentico della nostra cultura.
L'articolo Identità e valore globale proviene da IlNewyorkese.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0


