Il borsino/Chi sale e chi scende in FdI?
A poco più di un anno dal voto e all’indomani del referendum sulla giustizia, salgono e scendono rapidamente le quotazioni dei maggiorenti del primo partito italiano, Fratelli d’Italia. Vento in poppa per Arianna Meloni. È considerata unanimemente insostituibile e non tanto per il ruolo di sorella, quanto per l’impegno e l’equilibrio che mette nella gestione dei rapporti interni. Non ha mai smesso di lavorare, né prima né dopo il voto sulla riforma della giustizia.
In affanno Guido Crosetto. Il ministro della Difesa appare indebolito e privo di una visione strategica. La partita del rinnovo dei vertici di Leonardo si è tradotta in uno scivolone. Lui, sostenitore convinto di Mariani, si è a un certo punto arrogato la difesa di Cingolani a tempo ormai scaduto. Il legame con Palazzo Chigi si è indebolito o si tratta di semplici assestamenti tellurici?
Di acciaio la posizione della “trimurti” che non delude Palazzo Chigi: i sottosegretari alla presidenza sono tra le certezze di Giorgia Meloni. Giovanbattista Fazzolari, Alfredo Mantovano, Alessio Butti. Visione e lealtà, regia e affidabilità, concretezza e solidità. L’uomo delle nomine, l’uomo dei servizi e l’uomo dei risultati su Pnrr e innovazione hanno in questo momento le quotazioni più alte. Ben diversa la posizione del ministro Adolfo Urso, che ha un rapporto a dir poco difficile con Confindustria e che, anche recentemente, non ha certo incontrato il favore dell’opinione pubblica con le dichiarazioni sull’importanza del vino nelle trattative per sbloccare Hormuz. Secondo i bene informati dalle parti di Chigi non l’hanno esattamente tra i preferiti.
Stabile (nel senso che continua a splendere il sole) invece la posizione di Ignazio La Russa, di Giovanni Donzelli e di Galeazzo Bignami. Donzelli lavora sodo e a Bignami, per risplendere, basta il confronto con Edmondo Cirielli, vice ministro degli Esteri, che ha imposto la sua candidatura a governatore della Campania rimediando una roboante sconfitta contro Roberto Fico.
Fortemente in crescita il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, molto “pesante” nel dicastero di Lungotevere. C’è chi dice che per capacità, determinazione e peso politico sia più un “parigrado” del ministro Schillaci. Fuori dal partito convincono Italo Bocchino, sempre più efficace in tv, e Isabella Bertolini, la componente laica del Consiglio superiore della magistratura da molti considerata seria, lungimirante ma soprattutto equilibrata. Equilibrio, infatti, è la parola magica di questo momento particolarmente agitato. Per le stesse ragioni sia il commissario Raffaele Fitto – ideologo e mente acutissima in Fratelli d’Italia – sia il ministro Tommaso Foti (che di Fitto ha preso il posto) sono tra coloro che non possono in alcun modo essere messi in discussione. Più defilata, infine, la posizione di Alessandro Giuli (Cultura) e Luca Ciriani (Rapporti con il Parlamento).
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