Prof uccisa dal nipote 17enne, coltellate furiose e corpo bruciato: dall’autopsia (e non solo) cosa non torna nella confessione

17 Giugno 2026 - 14:32
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Prof uccisa dal nipote 17enne, coltellate furiose e corpo bruciato: dall’autopsia (e non solo) cosa non torna nella confessione

Chiara Guerra, la professoressa uccisa dal nipote 17enne: cosa non torna nella confessione del giovane

Passano le ore. L’orrore amplifica la sua portata. E qualcosa non torna tra le ammissioni del 17enne e i rilievi e riscontri autoptici sul corpo della vittima. Le indagini sull’omicidio di Chiara Guerra, la professoressa di 53 anni uccisa a San Stino di Livenza, rivelano profonde discrepanze tra la confessione del nipote e quanto oggettivamente emerso dall’ispezione medico-legale. Come anche dalle operazioni di rinvenimento e recupero del cadavere, ripescato nel pomeriggio di martedì (16 giugno ndr) dalle acque del fiume Loncon, nel Veneziano. Ma procediamo con ordine.

Professoressa uccisa dal nipote 17enne: cosa non torna nella versione del minore

La prima e più macroscopica contraddizione riguarda l’efferatezza dell’aggressione. Durante l’interrogatorio di dieci ore, il giovane ha dichiarato agli inquirenti di aver inferto soltanto un paio di fendenti alla zia nella legnaia di casa. Eppure, il primo esame del medico legale ha smentito categoricamente questa ricostruzione dell’azione omicidiaria, riscontrando oltre venti coltellate sferrate con furia. E concentrate tra il collo e il torace della vittima. Un dettaglio non da poco, quello dell’accanimento brutale sulla donna, che potrebbe costare al minore la contestazione dell’aggravante della crudeltà.

Tutte le incongruenze tra le ammissione del giovane e i responsi e i referti in mano agli inquirenti

La seconda incongruenza che salta agli occhi degli investigatori al lavoro sul caso riguarderebbe invece l’ispezione sul cadavere che, sempre secondo i riscontri fin qui effettuati, avrebbe portato alla luce un totale silenzio dell’indagato su un elemento chiave: il tentativo di distruzione del corpo a cui accennavamo già ieri. Sulla pelle e sui vestiti della donna sono state infatti rinvenute evidenti bruciature: segno inequivocabile del tentativo del ragazzo di dare fuoco alla zia prima di disfarsi del corpo.

Prof uccisa dal nipote: tutto quello che non si incastra nel quadro investigativo

Ma c’è di più. Perché anche la dinamica dell’occultamento del cadavere presenterebbe a detta degli inquirenti delle anomalie tutte da verificare. Il diciassettenne ha sostenuto di aver chiuso il corpo in un sacco prima di gettarlo nel canale con una carriola. Tuttavia, il cadavere è stato avvistato da un agente della locale mentre galleggiava liberamente nel fiume Loncon, a diversi chilometri di distanza. Per non parlare del fatto che resta da capire com il ragazzo abbia potuto percorrere centinaia di metri in paese trascinando la carriola senza destare sospetti o attirare l’attenzione di nessuno.

Premeditazione e aggravante della crudeltà, ma non solo…

Infine, (ma non per questo meno importante) anche la tesi di una lite d’impulso contrasterebbe con i segni di difesa – graffi su braccia e volto del 17enne, e una ferita (frattura?) alla mano – che porterebbero a ipotizzare una disperata reazione della vittima. E, in calce, c’è anche il dato della sparizione dell’arma del delitto e del cellulare della donna, gettati in acqua. tutte tessere, mancanti o meno, che portano la Procura per i minorenni di Trieste a puntare ora a chiarire se il delitto, legato a dissidi ereditari, sia stato premeditato. E unendo i tasselli di crudeltà e premeditazione il quadro accusatorio potrebbe cambiare…

(Nella combo in alto Chiara Guerra (a destra), la professoressa uccisa dal nipote a San Stino di Livenza, in una immagine pubblicata sul gruppo Facebook “Sei di San Stino se…”. A sinistra l’esterno della casa dove viveva l’insegnante).

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