Il collettivo non dà scampo alle stelle francesi: Leonardo e Maldini, il modello da seguire è quello della Spagna

15 Luglio 2026 - 03:50
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Le Furie Rosse dominano les Bleus e volano in finale: non c'è stata partita.

Francia irriconoscibile nelle sue stelle, all’improvviso tutte oscurate. Spagna superlativa nel suo collettivo, a prescindere dalla stellina Yamal. Succede per la prima volta in questo Mondiale; è successo in semifinale. Nel momento meno opportuno e nel giorno peggiore per il calendario transalpino: il 14 luglio, consacrato a festa nazionale. Non c’era bisogno di prendere la Bastiglia, né di rivoluzionare quel che si era visto finora. Sarebbe bastato, alla nazionale di Deschamps, ripetere il rendimento esibito fin qui. Invece non ci è riuscita, la Francia, che adesso – ammesso che sia rilevante – al massimo potrà conseguire il terzo posto: una simbolica medaglia di bronzo, un passo indietro rispetto al titolo del 2018 e alla finale del 2022.


La storia racconta che le avvisaglie per la vittoria spagnola in semifinale c’erano state nelle più recenti edizioni di Nations League ed Europeo. Ma nella semifinale giocata a Dallas non è scesa in campo la storia, semmai la cronaca. Ed è proprio la cronaca a raccontare di una partita impostata alla grande dal CT De la Fuente e sbloccata dall’indegna disattenzione di Digne su Yamal, che ha offerto la password per sbloccare il risultato con il rigore di Oyarzabal.







Proprio Oyarzabal rappresenta il segreto nascosto di una Spagna che viene celebrata soprattutto per lo splendido palleggio dei centrocampisti, con Rodri professore e sia Olmo sia Fabián eccellenti allievi. Ma il centravanti è fondamentale, perché dà armonia e praticità al gioco, applicando in campo quel che l’allenatore suggerisce dalla panchina. Qualcosa di bello ma non impossibile. Anzi. Il ct De la Fuente ha cresciuto e coccolato Oyarzabal fin dalle giovanili, peraltro assieme a un altro elemento poco sottolineato ma fondamentale: il "portiere volante" Unai Simón. Assieme a loro anche altri, a testimonianza del fatto che la filiera spagnola, dalle giovanili alla nazionale maggiore, ha funzionato bene. Benissimo. Ed è un modello che anche noi dovremmo prendere come esempio. De la Fuente è un tecnico federale, cresciuto passando tra le varie Under. Approdato alla nazionale dei grandi, si è ritrovato a guidare i suoi ex piccoli ragazzi diventati ormai grandi. Qualcuno, grandissimo.


Ecco il vero modello da seguire anche in Italia. È quello spagnolo. Non tanto nel gioco – che dipende dal talento – quanto nell’impostazione: dai sedici anni in poi, i potenziali azzurri devono essere accompagnati, seguiti, amalgamati e istruiti per essere poi inseriti tra i grandi. Senza fretta e senza esagerare, ma con un progetto vero, che Maldini e Leonardo dovrebbero applicare da subito, impostando il lavoro di Coverciano come si faceva una volta, con gli antichi Bearzot e Vicini che arrivavano in alto portando in dote le conoscenze apprese dal basso, cioè da quando creavano e allevavano i talenti con le giovanili.



Si vedrà se il modello spagnolo sarà davvero un punto di riferimento per l’Italia. Per il momento non si sa ancora chi diventerà CT, anche se salgono le quotazioni di Pirlo. Chiunque sia, merita un sincero e appassionato “in bocca al lupo”. Intanto la Spagna di De la Fuente ha eguagliato il record di 37 partite senza sconfitte che era detenuto dall’Italia di Roberto Mancini, che adesso tanta gente si ostina a ricordare solo e soltanto per il tradimento del Ferragosto 2023. Vedremo… Intanto ci godremo la meravigliosa Spagna in finale e l’irriconoscibile Francia nella “finalina”. Un verdetto che nessuno aveva davvero pronosticato

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