Il Consiglio UE valuta se ridurre i visti per i cittadini somali

05 Giugno 2026 - 14:20
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Bruxelles – Tra il 2024 e il 2025 il numero di cittadini somali giunti irregolarmente nell’Unione europea è più che raddoppiato. Per questo i ministri UE  annunciano nuove misure restrittive in materia di visti. É questa la posizione ribadita ieri (4 giugno) dal Consiglio Giustizia e affari interni riunitosi a Lussemburgo per discutere di immigrazione e nell’agenda era inclusa la Somalia. Dopo aver riconosciuto che  “molti viaggi sono facilitati da reti di trafficanti” e che “la cooperazione con la Somalia in materia di riammissione dei suoi cittadini è insufficiente”,  i ventisette hanno esortato l’Unione europea a rafforzare la propria risposta, sia in Somalia che nei Paesi di transito. Sul tema, tuttavia, non sono state forniti ulteriori dettagli. 

Il viceministro per la Migrazione e la Protezione Internazionale di Cipro, Nicholas Ioannides, ha menzionato la possibilità di adottare  “un approccio olistico”, volto a promuovere una sincera cooperazione e partenariati strategici reciprocamente vantaggiosi con i Paesi terzi. Ioannides ha precisato, però, che quando un Paese terzo si ostina a non rispondere in merito al rimpatrio e alla riammissione, è necessario “utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione, comprese le misure restrittive in materia di visti”, riaffermando un atteggiamento di chiusura  e respingimento nei confronti dei migranti somali. 

Da anni la Somalia vive multiple crisi, tra cui un pesante conflitto civile, l’insurrezione del gruppo terroristico Al-Shabaab, nonché una catastrofica emergenza umanitaria legata alla siccità e al clima. Ma tutto questo interessa poco all’Unione, a quanto pare.

Le decisioni dei ministri vanno inserite nell’ambito della strategia della Commissione europea in materia di visti, adottata dall’esecutivo a gennaio 2026. Quest’ultima comprende già misure restrittive e mirate in materia di visti che puntano a sospendere, rifiutare o limitare le domande di visto in risposta ad azioni ostili da parte di Paesi terzi che compromettono la sicurezza dell’UE. La direzione presentata ieri suggerisce, pertanto, un ulteriore inasprimento.

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