Il divorzio tra il MAXXI e Francesco Stocchi

09 Giugno 2026 - 12:10
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Il MAXXI ringrazia Francesco Stocchi per il suo percorso alla direzione artistica, che proseguirà fino alla fine di giugno 2026. In un clima di reciproca valorizzazione dell’esperienza condivisa, il MAXXI e Francesco Stocchi hanno maturato la decisione di non procedere con un nuovo mandato”. “Sono grato al MAXXI e a tutto il team per il percorso condiviso in questi anni e per l’opportunità di contribuire alla vita di un’istituzione così centrale per il contemporaneo, accompagnandone una fase di ricerca e trasformazione”. Quando un comunicato condiviso suggella in toni pacati una separazione consensuale, significa che sotto le forme sono bruciate parole, punti di vista e interpretazioni dei propri ruoli importanti. Francesco Stocchi, solido profilo internazionale di curatore di arte moderna e contemporanea, è anche curatore dal 2020 del Foglio Arte. Nella sua parte di comunicato ha voluto uscire dalla forma: “Curare la programmazione di un museo equivale a tracciare la rotta di un viaggio collettivo. E’ un compito che richiede responsabilità e visione, delineando una traiettoria capace di tenere insieme l’ambizione culturale, il rigore scientifico e l’apertura alla pluralità dei pubblici”.

Gli addii, e i probabili cambi di rotta del museo-cattedrale di Zaha Hadid – per ora non è indicato se sarà scelto un nuovo direttore artistico esterno o se si procederà per vie interne – non sono tragedie. Però in qualche caso, e questo sembra esserlo, sono occasioni per riflettere più in grande sulla natura dei musei, sul loro destino e ruolo pubblico. E in un paese complicato come l’Italia – l’Italia culturale non fa eccezione – anche sui modi scricchiolanti della governance pubblica. Stocchi era stato scelto tramite una selezione internazionale a chiamata da Alessandro Giuli, tre anni fa presidente della Fondazione MAXXI. Un mandato di 5 anni, periodo ragionevole per realizzare un percorso. (Di solito, in questi casi, diventa un 5 + 5). Quello nato per essere il più importante museo statale di arte contemporanea in Italia aveva bisogno di trovare una vera identità e una linea artistica coerente. Il passaggio di Giuli al Collegio Romano ha comportato formalmente il decadimento del mandato di Stocchi come direttore artistico; la nuova presidente della Fondazione, Maria Emanuela Bruni, aveva optato per una soluzione ponte di un solo anno, un dimezzamento, che scade ora.

Quella di ieri è solo la certificazione di una rottura già sancita. Determinata non certo dalle capacità di ognuno, ma da una governance duale e ibrida, diversa dalla direzione (autonoma) dei grandi musei nazionali. Del resto il MAXXI è un museo ibrido, senza collezioni permanenti, di fatto uno spazio di programmazione. Emanuela Bruni ha un profilo e un intendimento diverso da quello che aveva animato il breve indirizzo di Giuli, riconosce che Stocchi ha “contribuito a una visione rinnovata degli spazi del Museo” – la nuova hall-spazio pubblico, l’intervento green all’esterno del paesaggista Bas Smets. Ma allo stesso tempo, punta a un museo che porti un pubblico più ampio, anche attraverso mostre o eventi non strettamente legati all’arte come la moda.

Tempo fa Stocchi rifletteva sul fatto che i musei stanno vivendo “un periodo crisi identitaria, una crisi che trovo feconda, in bilico tra vocazione educatrice e apertura verso pubblici più ampi”. E’ giusto pensare ai musei, soprattutto di caratura architettonica come il MAXXI “come luoghi unici, da abitare”. Ma la differenza la fanno i linguaggi. Comprensibile che un curatore d’arte veda con meno entusiasmo mostre pur di successo come “Memorabile. Ipermoda” del 2024. Né tantomeno lo sbarco il prossimo anno delle celebrazioni – già confermate per marzo 2027 – dei cinquant’anni di carriera di Vasco Rossi. Certo, i musei devono moltiplicare le specializzazioni e contribuire alla propria sostenibilità, ma programmare mostre di grande respiro internazionale richiede ormai anni. Che un museo ibrido come il MAXXI non ha sempre a disposizione. Il cambio di direzione servirà a decidere la strada da intraprendere. Stocchi curerà una mostra già in cantiere per l’autunno, è ancora dubbio se continuerà da esterno a seguire altri progetti.

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