Il futuro del lavoro è umano: per 9 leader HR su 10 le soft skill sono decisive per l’innovazione

Per 9 leader HR su 10 le competenze umane sono decisive per l’innovazione. Lo studio IWG analizza soft skill, AI, leadership e lavoro ibrido.

28 Luglio 2026 - 15:14
Aggiornato: 14 Ore Fa
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Il futuro del lavoro è umano: per 9 leader HR su 10 le soft skill sono decisive per l’innovazione
Team di professionisti riunito in un moderno ambiente di lavoro mentre collabora con strumenti digitali e soluzioni di intelligenza artificiale, immagine rappresentativa del futuro del lavoro, delle soft skill e dell’innovazione aziendale.

Il futuro del lavoro è umano: per 9 leader HR su 10 le soft skill sono decisive per l’innovazione

I responsabili delle risorse umane avvertono: senza competenze umane l’innovazione rischia di rallentare. Per il 53% degli intervistati, la leadership resterà una capacità prevalentemente umana

La grande maggioranza dei responsabili delle risorse umane, nove su dieci, ritiene che la mancanza di competenze umane rappresenti un rischio concreto per l’innovazione.

Il dato emerge da una nuova ricerca di International Workplace Group, società attiva nelle soluzioni per il lavoro ibrido con marchi come Spaces e Regus. Lo studio descrive la nascita della cosiddetta “Human Skills Economy”, una fase in cui empatia, capacità di giudizio, creatività e leadership assumono un ruolo sempre più importante nel raggiungimento dei risultati aziendali.

La ricerca è stata condotta nell’aprile 2026 da Mortar Research su un campione di 510 responsabili delle risorse umane, recruiter e hiring manager con sede negli Stati Uniti. I risultati riflettono quindi soprattutto il punto di vista delle aziende statunitensi coinvolte nell’indagine.

Lo studio evidenzia come l’intelligenza artificiale stia guidando una delle trasformazioni più profonde degli ultimi decenni nel modo di vivere e lavorare. In questo scenario, il successo delle imprese dipende sempre più dalla capacità di far collaborare in modo efficace persone e tecnologia.

L’ascesa della tecnologia e il divario di competenze

L’intelligenza artificiale è ormai ampiamente integrata nei flussi di lavoro quotidiani. Secondo la ricerca, il 73% dei team che lavorano in modalità ibrida utilizza già strumenti come ChatGPT, mentre l’82% delle aziende offre una formazione specifica sull’AI.

I responsabili delle risorse umane sottolineano però la necessità di accelerare. Meno della metà del campione, il 45%, ritiene infatti che la propria organizzazione stia colmando efficacemente il divario di competenze. Il dato suggerisce che molte aziende siano ancora in ritardo nell’utilizzo pienamente consapevole ed efficace dell’intelligenza artificiale.

Un nuovo modello di performance

La contrazione del mercato del lavoro, in particolare per le posizioni entry-level, sta spingendo le imprese a ridefinire i criteri con cui valutano il valore e il potenziale dei candidati.

Secondo una ricerca congiunta di Randstad e dell’Institute of Student Employers, le posizioni di ingresso sarebbero diminuite del 29% a livello globale tra l’inizio del 2024 e la fine del 2025.

Sebbene la Generazione Z mostri generalmente una maggiore familiarità con la tecnologia, le sole competenze tecniche non sono più sufficienti. Un elemento sempre più importante è l’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale, o AI literacy, cioè la capacità di applicare concretamente questi strumenti nel lavoro quotidiano per migliorare la produttività e sviluppare nuove modalità di pensiero.

La ricerca mostra inoltre che quasi due terzi dei dipendenti più giovani stanno già aiutando i colleghi nell’adozione dell’intelligenza artificiale, attraverso attività di formazione pratica o integrando questi strumenti nei processi di lavoro.

In questo contesto, la tecnologia può gestire molti compiti ripetitivi, mentre le capacità umane continuano a determinare il valore nel lungo periodo.

Il 65% dei responsabili HR intervistati ritiene che l’intelligenza artificiale non possa replicare pienamente l’empatia umana, mentre il 64% considera ancora limitata la sua capacità di affrontare processi decisionali complessi. Il 53% ritiene inoltre che la leadership continuerà a essere una prerogativa prevalentemente umana.

I confini tra capacità tecnologiche e capacità umane continuano comunque a evolversi. Solo il 40% degli intervistati pensa infatti che la creatività rimarrà completamente fuori dalla portata dell’intelligenza artificiale.

Il valore delle competenze umane

Con l’espansione dell’automazione, le competenze umane stanno diventando una fonte sempre più importante di vantaggio competitivo.

Sebbene il 40% dei leader HR affermi che la mancanza di competenze tecnologiche possa penalizzare un candidato, il 66% ritiene che la capacità di dimostrare competenze umane sia l’elemento più importante in fase di assunzione, persino più dell’esperienza, delle competenze tecniche e del titolo di studio.

Questo cambiamento si riflette anche nei criteri di selezione. Il 45% dei datori di lavoro dichiara di cercare maggiori elementi di contesto rispetto ai cambiamenti di carriera e ai periodi di inattività, con l’obiettivo di comprendere meglio l’esperienza complessiva e il percorso professionale dei candidati.

Il lavoro ibrido viene indicato come un ambiente favorevole allo sviluppo di queste capacità. Il 55% dei responsabili HR ritiene infatti che i contesti di lavoro flessibili siano particolarmente efficaci nel favorire fiducia, collaborazione e cooperazione tra persone e tecnologia.

Mark Dixon, CEO e fondatore di International Workplace Group, ha commentato:

«Ogni grande transizione tecnologica ha ridefinito il nostro modo di lavorare: dalla nascita di Internet alle e-mail, fino agli smartphone. L’intelligenza artificiale non fa eccezione, ma ciò che rende unico questo momento sono la velocità e la portata del cambiamento. Alcuni ruoli si evolveranno o scompariranno, mentre ne emergeranno di completamente nuovi. Come sempre, le organizzazioni che oppongono resistenza alla trasformazione rischiano di rimanere indietro. Un vantaggio importante andrà a chi saprà unire l’efficienza dell’intelligenza artificiale alle competenze umane che guidano innovazione, leadership e crescita».

Metodologia e fonti

La ricerca alla base del report “IWG Human Skills Economy” è stata condotta nell’aprile 2026 da Mortar Research su un campione di 510 responsabili delle risorse umane, recruiter e hiring manager con sede negli Stati Uniti.

Il dato relativo alla diminuzione delle posizioni entry-level deriva da una ricerca congiunta sulle tendenze dell’occupazione giovanile realizzata da Randstad e dall’Institute of Student Employers.

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