Il futuro resta in sospeso, ma Vlahovic è sempre determinante: per la Juventus tre punti pesantissimi nella corsa per la Champions League
Movenze da fuoriclasse per il centravanti serbo nell'azione che risolve la complicata sfida di Lecce
12 secondi: il gol più veloce della storia juventina serve ad aggiornare sia le statistiche ultracentenarie che la classifica attuale, a due giornate dal traguardo. La Juve scavalca il Milan, almeno per una notte, e si posizione al terzo posto. Non basta per festeggiare un posto in Champions, ma è comunque un passo avanti notevole, perché Spalletti diventa padrone del proprio destino. Un destino legato alle prossime due sfide contro squadre storicamente rivali (Fiorentina e Toro) ma adesso povere di motivazioni.
FATTORE VLAHOVIC
Le motivazioni che invece non mancheranno alla Juventus e tanto meno a Vlahovic, sempre in sospeso tra rinnovo e addio, eterno dilemma, ma senza dubbio determinante dal primo all’ultimo minuto. Anzi, a Lecce, dal primo all’ultimo secondo.
PROMOSSI E BOCCIATI
Stavolta a Di Gregorio è bastato un filo di attenzione, scolastica, e nulla più. Kalulu su Banda aveva il compito più elettrizzante: l’ha assolto senza corto circuito. Chiamato a riscattare lo svarione di una settimana fa, Bremer l’ha fatto. E invece Kelly ha fatto anche più del suo, come peraltro Cambiaso che è partito fortissimo ed è arrivato stanchissimo. Nei due di centrocampo Locatelli più che sufficiente e Koopmeiners, tutto sommato, anche. L’olandese ha giocato con impegno a tuttocampo, anche se non è stato, non è e probabilmente non sarà mai più quello dei migliori anni atalantini.
DUSAN DA FUORICLASSE
Il trio offensivo ha visto in Conceicao da una parte e Yildiz dall’altra i giocatori in più: avvolgenti nel gioco e intraprendenti nelle giocate, per creare la superiorità numerica che serve a tutte le squadre, Juventus compresa. Invece McKennie ha giocato in posizione centrale, con giudizio anche da regista e qualche apertura notevole. E poi Vlahovic, il 9 che fa la differenza e incide sempre e comunque, nel bene e/o nel male, in ogni partita. A Lecce ha segnato dopo pochi secondi, con movenze da fuoriclasse sia nel controllo che nella conclusione. Poi ha avuto un peso specifico non paragonabile, anche se ha provocato con la sua posizione in fuorigioco l’annullamento del raddoppio proprio e poi della rete di Kalulu. È stato in campo per 75 minuti da protagonista: ha giocato tantissimo e - va detto - ha anche sbagliato tanto, ma è centravanti top perché gode nel trascinare la squadra.
FUORI VLAHOVIC, CRESCE IL LECCE
Quando è uscito Vlahovic, Spalletti ha poi cambiato e modificato sia l’assetto che altri uomini. La Juve non ne ha beneficiato e il Lecce è diventato più pericoloso. Ma la partita era ormai indirizzata verso la vittoria bianconera, proprio come la Juve indirizzata verso un posto nella prossima Champions League.
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