“Il Genius loci dell’altipiano”: a Materia il Rigoni Stern tra natura e memoria

06 Maggio 2026 - 15:43
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“Il Genius loci dell’altipiano”: a Materia il Rigoni Stern tra natura e memoria
Mario Rigoni Stern

Sergio Di Benedetto ha portato a Materia, lo Spazio Libero di VareseNews, l’esito di dieci anni di studi dedicati a una delle figure più limpide del Novecento letterario. La serata di martedì 5 maggio trasformato la presentazione del saggio «Le stagioni e i ricordi» in un dialogo tra l’autore e Roberto Andrighetto del Cai Varese, davanti a un pubblico che ha riempito la sede di VareseNews. Al centro dell’incontro brilla l’immagine di un uomo che ha saputo farsi «genius loci dell’altipiano di Asiago» e che ha vissuto la scrittura come una forma di medicina per l’anima.

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Il volume raccoglie undici saggi nati dalla frequentazione diretta della casa in Val Giardini e dallo studio dei documenti autografi donati alla biblioteca di Asiago. Di Benedetto ha mostrato le immagini delle agendine che l’alpino portava con sé durante la guerra, frammenti di realtà che smentiscono ogni narrazione eroica. «Il sergente nella neve è per Rigoni Stern quello che è Se questo è un uomo per Primo Levi» ha spiegato lo studioso, descrivendo la necessità di «buttare fuori quel male, di raccontare quella tremenda esperienza disumana della ritirata». Per lo scrittore, la salvezza dopo il lager è arrivata attraverso due binari precisi: «la natura e la scrittura».

L’opera di Rigoni Stern emerge come un monito attualissimo contro l’uso consumistico dell’ambiente. Egli è stato tra i primi a sollevare questioni ecologiche, proponendo una visione della montagna fatta di fatica e rispetto, lontana dalle mode turistiche. Di Benedetto ha ricordato un episodio emblematico legato alla raccolta dei funghi: «Ne raccogli uno o due, quelli che ti servono per il risotto di stasera, gli altri li lasci lì, perché altrimenti la natura non si rigenera». Questo approccio alla custodia del territorio si lega alla sua identità profonda, espressa nel soprannome cimbro Stern e nel legame con l’animale totemico delle Alpi, l’urogallo.

La serata ha toccato anche il rapporto complesso dello scrittore con le istituzioni militari e la sua capacità di riconoscere l’umanità oltre le divise. Un piccolo cartoncino di una scatola di fiammiferi, ritrovato nell’archivio, testimonia l’amicizia nata nel lager con un prigioniero russo che gli scrisse «Buono Natale». Rigoni Stern ha saputo unire l’attività intellettuale al lavoro manuale nell’orto, convinto che la dignità risieda nella conoscenza profonda dei cicli naturali. Di Benedetto ha concluso sottolineando la forza simbolica del ciliegio, pianta che nei racconti dell’autore fiorisce anche tra le macerie, offrendo un’immagine di speranza che «la natura comunque fiorisce».

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