Il Martinez portiere distrugge quel che il Martinez centravanti crea: l'Inter esce a testa alta, Mourinho ringrazia per i regali
I nerazzurri giocano ma si condannano da soli con i loro errori.
«Ai punti avrebbe meritato l’Inter»: è una vecchia scusa per chi esce sconfitto.
Nel calcio non esiste «ai punti», quella semmai è la boxe. Nel calcio esistono i goal, che spesso sono prodezze proprie ma, ancora più spesso, errori altrui. Per esempio i regali dell’accoppiata Jones-Bisseck prima e di Martinez poi.
Così ha vinto il Real di Mourinho: una partita alla fine nervosa e fallosa, dopo che a lungo era stata quasi un’esibizione da «Open Day» della Champions League.
Pagelle e commenti sui singoli. Eccoli. Il Martinez portiere distrugge quel che il Martinez centravanti crea. No, okay, scritta così è troppo cattiva. Ma l’errore sul secondo goal è imperdonabile per superficialità e presunzione, difetti che — con tutto il rispetto — un portiere (spagnolo, per di più) non può concedersi da nessuna parte, tanto meno al Santiago Bernabéu, cioè il tempio del calcio dove lui entrava in campo per la prima volta in carriera. Poi si è riscattato con grandi parate, ma solo a risultato compromesso. L’impressione è che sia un ottimo portiere tra i pali, che non avrebbe alcuna necessità di fare il fenomeno con i piedi.
Il trio difensivo si scompone con la sufficienza di Pavard nel primo tempo, rimpiazzato da Stones nella ripresa. L’ingresso al centro dell’esperto inglese ha consentito lo spostamento in periferia di Bisseck, dopo il goffo pasticcio che aveva facilitato Mbappé per sbloccare il risultato. A completare il reparto, un discreto Bastoni in versione estintore sulle fiammate di Brahim Díaz e pericoloso in avanti nella ripresa.
A centrocampo molto bene Carlos Augusto, bene Diouf, benino Çalhanoğlu, abbastanza Barella e non benissimo Jones, chef della frittata sul primo goal. Nel complesso il centrocampo nerazzurro ha giocato con personalità e autorevolezza. Ma non è bastato, evidentemente. Anche perché in avanti Lautaro si è battuto come un leone e Thuram ha tentato qualche graffio felino, ma entrambi senza successo. Così poi Chivu si è giocato gli «aiuti dalla panchina», inserendo il trio Sučić-Zieliński-Bonny. L’Inter ha continuato a controllare, a tratti addirittura a dominare. Il Real ha proseguito a giocherellare, godendosi i contropiedi, conclusi però scherzando anziché segnando il terzo goal.
Come si dice in certe occasioni, l'Inter esce «a testa alta» dallo stadio in cui sedici anni fa aveva alzato altissimo la Champions League. Ma stavolta Mourinho sedeva sull'altra panchina. E Mourinho è quello dei «dettagli» fondamentali per vincere. Basta un errore per perdere, figuriamoci due: quelli commessi a beneficio di Mbappé e Valverde, per la doppietta che ha messo in ginocchio l’Inter.
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