Il patentino antifascista era inutile, ammette Più libri più liberi
Si è chiuso con un improvviso dietrofront dell’organizzazione il bando annuale per la partecipazione alla fiera romana della piccola e media editoria, Più Libri Più Liberi. Ieri, giorno conclusivo della campagna commerciale, la direzione ha rilasciato un comunicato ufficiale, affermando che, su oltre 300 domande di partecipazione ricevute, sette sono pervenute in forma incompleta, ovvero prive della tanto discussa dichiarazione di adesione ai principi costituzionali e ai valori dell’antifascismo. Che evidentemente non era poi così necessaria, “trattandosi dell’esplicitazione di principi generali già richiamati nel regolamento della manifestazione", si legge nel comunicato. Per questo, "la Fiera ha comunque deciso di prendere in considerazione anche queste”.
A metà giugno la fiera, promossa dall’Associazione italiana editori (Aie), aveva deciso di richiedere ai partecipanti di sottoscrivere una dichiarazione che attestasse il rispetto dei valori costituzionali, il ripudio dell’ideologia fascista e di qualsiasi forma di totalitarismo e l’impegno a non esporre o commercializzare materiali che facessero apologia del fascismo o che incitassero all’odio e alla discriminazione. La mancata accettazione di queste condizioni avrebbe comportato l’esclusione automatica dalla manifestazione, tanto che in linea teorica non sarebbe stato possibile nemmeno inoltrare digitalmente la candidatura.
A riguardo si era espressa la premier Giorgia Meloni, che ha parlato di “censura incompatibile con qualsiasi società democratica” in un post su X, ricevendo le simpatie di Roberto Vannacci, secondo cui la libertà di espressione non può essere soggetta a un patentino. Dall’altra c’è stata l’immancabile risposta dell’opposizione, stavolta nei panni di Giuseppe Conte, che ha parlato di una “polemica domenicale surreale” a fronte invece "di tematiche più urgenti delle quali il governo dovrebbe occuparsi".
Il provvedimento è stato adottato dopo il caso mediatico dell’anno scorso: la casa editrice Passaggio al Bosco, piccola realtà indipendente originaria di Firenze con un catalogo che comprende autori di estrema destra declinati in diverse sfumature, aveva preso parte alla Fiera. Di fronte ai testi di Benito Mussolini e altri simboli del regime fascista, vari personaggi come Alessandro Barbero e Zerocalcare hanno prima presentato una petizione per escludere Passaggio al Bosco e poi deciso di boicottare la manifestazione, scelta condivisa anche dallo stesso Comune di Roma in occasione della cerimonia inaugurale. Tutto questo polverone ha ovviamente scatenato il dibattito: è giusto accettare proposte di ogni tipo, nel nome della libertà di espressione? E mentre la casa editrice in questione, come sempre in queste situazioni, è stata la prima a trarre beneficio dalle polemiche, la curatrice editoriale Chiara Valerio si sarà probabilmente sentita sollevata dal lasciare il testimone alla squadra curatoriale guidata da Paolo Di Paolo.
Alla fine, a fare un passo indietro è stata Più Libri Più Liberi. “Nei prossimi giorni esamineremo le domande pervenute e individueremo quali accogliere in base allo spazio disponibile: criterio fondamentale sarà la coerenza del progetto editoriale e imprenditoriale con le finalità della manifestazione, nata per dare visibilità e sostenere la crescita della piccola e media editoria italiana”, si legge nel comunicato ufficiale. Per il momento, le polemiche sono sospese, o quantomeno rimandate.
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