Spionaggio per Mosca: arrestati due ex 007 italiani. Crosetto: “Nessuna tolleranza per chi mette a rischio lo Stato”

07 Luglio 2026 - 15:29
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Spionaggio per Mosca: arrestati due ex 007 italiani. Crosetto: “Nessuna tolleranza per chi mette a rischio lo Stato”

Spie russe Roma 007

Un ex sottufficiale dei carabinieri, passato anche dal comparto dell’intelligence italiana, è stato arrestato a Roma martedì 7 luglio dai carabinieri del Ros. Insieme a lui è finita in manette un’altra persona. Il fascicolo ruota attorno a un’ipotesi precisa: informazioni riservate raccolte e cedute in favore dei servizi russi, denaro in cambio di notizie, una rete di contatti ancora al vaglio degli investigatori.

Crosetto: “Non può esserci tolleranza”

Sul caso è intervenuto il ministro della Difesa Guido Crosetto che, oltre ad esprimere il plauso per un’operazione «tanto complessa quanto delicata», ha detto: «Non può esserci alcuna tolleranza, a maggior ragione quando sono coinvolti soggetti con ruoli di responsabilità, nei confronti di chi compromette o mette a rischio la sicurezza della Repubblica».

Crosetto ha poi richiamato il punto politico e istituzionale della vicenda: «La tutela della sicurezza nazionale, delle informazioni classificate e delle Istituzioni rappresenta un interesse primario dello Stato e non ammette alcuna forma di cedimento». La Difesa, ha aggiunto, «continuerà a collaborare con l’Autorità giudiziaria con la massima trasparenza, lealtà istituzionale e fermezza, adottando ogni ulteriore iniziativa necessaria a salvaguardare l’integrità delle proprie strutture e a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni».

Le misure cautelari sono state emesse dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura capitolina. L’operazione è stata eseguita con il supporto del Gruppo di intervento speciale e del Comando provinciale di Roma dell’Arma.

Il profilo al centro dell’indagine

Il principale indagato ha 59 anni. Secondo l’accusa, avrebbe svolto attività di spionaggio per conto di un presunto 007 russo, accreditato in Italia con copertura diplomatica e protetto da immunità. In cambio avrebbe ricevuto denaro.

Gli investigatori ritengono che le informazioni fossero acquisite attraverso sei fonti. Tra queste, secondo quanto emerso, figurano quattro militari ancora in servizio. Tutti risultano indagati. Il punto da chiarire, ora, riguarda la natura delle notizie raccolte, le modalità di accesso e il ruolo attribuito a ciascun soggetto coinvolto.

Le accuse

Oltre ai due arrestati, l’inchiesta conta altri cinque indagati. Il fascicolo è coordinato dalla procuratrice aggiunta della Procura militare di Roma Antonella Masala, dal pm militare Enrico Peluso e dalla sostituta procuratrice della Procura di Roma Lucia Lotti.

Le ipotesi contestate, a vario titolo, sono procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato e rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione. Ai due arrestati vengono attribuiti anche spionaggio di notizie riservate e accesso abusivo a sistema informatico o telematico.

Il precedente di Walter Biot

Non è la prima volta che un’indagine italiana incrocia il tema del trasferimento di dati sensibili al Cremlino. Il precedente più noto resta quello di Walter Biot, ufficiale della Marina arrestato nel marzo 2021 mentre consegnava documenti riservati a funzionari dell’ambasciata russa. Nel maggio 2026 la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 20 anni nel procedimento ordinario; per i fatti analoghi davanti alla giustizia militare era già diventata definitiva la pena a 29 anni e 2 mesi.

Non risultano collegamenti con il caso Biot. Ma il precedente resta sullo sfondo: lo spie moscovite in Italia non è una novità.

Gli accertamenti

L’attività investigativa del Ros è partita nel maggio 2025 e ha prodotto due procedimenti, uno davanti alla Procura ordinaria e uno presso la Procura militare. Nel corso dell’indagine sono stati svolti servizi di osservazione, controllo, pedinamento e perquisizioni, anche informatiche. Il prossimo passaggio sarà l’analisi del materiale sequestrato e dei contatti ricostruiti dagli inquirenti.

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