Il presentatore Rai Federico Quaranta aggredito dai maranza a Milano: “Qui sembra l’Inferno di Dante”

Milano fa paura. Fa paura nelle scuole, nelle strade, nel breve tragitto tra una stazione e una casa, perfino quando si rientra dalla propria figlia con una valigia in mano e un vecchio orologio al polso. È successo a Federico Quaranta, conduttore e autore Rai, accerchiato nella notte da tre maranza che hanno provato a portargli via zaino, valigia e l’Omega del padre. Lui ha reagito, li ha messi in fuga, ma la frase che resta è un pugno nello stomaco: «Ho rischiato grosso».
La città dei recinti dorati
Non è soltanto una tentata rapina. È un’altra fotografia della Milano reale, quella che non entra nei salotti patinati della sinistra di Beppe Sala, nei festival dell’innovazione e nelle brochure della città del futuro. Quaranta, dopo l’aggressione, ha affidato ai social uno sfogo duro, amaro, lucidissimo: «Che città stiamo costruendo?». E ancora: Milano, ormai, gli appare come una moderna Commedia di Dante. «Solo che abbiamo invertito l’Inferno». Al centro i «recinti dorati, le vetrine blindate, le case che costano quanto una vita». Attorno, cerchio dopo cerchio, i marciapiedi consumati, i servizi che scompaiono, le scuole che arrancano, le occasioni che spariscono, la rabbia che diventa linguaggio.
I numeri della paura
Il punto è questo: non siamo più davanti a episodi isolati da archiviare con la solita statica parola, “percezione”. Secondo l’Indice della criminalità 2025 del Sole 24 Ore, Milano è prima in Italia per denunce complessive: 225.786 reati denunciati, pari a 6.952,4 ogni 100mila abitanti. È prima anche per furti, con 120.542 denunce, e per rapine, 4.469. Le rapine in pubblica via sono 2.615. Numeri che misurano la paura quotidiana della gente comune.
Il filo delle aggressioni
Il caso Quaranta arriva dopo altri fatti che compongono lo stesso mosaico. L’aggressione al vicedirettore di Libero, minacciato con un coltello sotto casa di fronte alla famiglia. Poi Nogara, nel Veronese: un uomo colpito alle spalle mentre entrava in un ristorante, con un 28enne marocchino irregolare arrestato dai carabinieri. Episodi diversi, luoghi diversi, ma lo stesso tratto inquietante: la vittima casuale, la violenza improvvisa, lo spazio pubblico che diventa vulnerabile.
Il fallimento della convivenza
Quaranta parla di «fallimento di un’idea di convivenza». È una frase che pesa. Non basta più dire che la città è complessa. Non basta nemmeno rifugiarsi nella retorica della metropoli aperta, se poi chi la attraversa deve abbassare lo sguardo, stringere la borsa, evitare certe strade, sperare di non incrociare il branco sbagliato.
La libertà di camminare
La sicurezza non è una fissazione della destra. È la prima forma di libertà popolare. Senza sicurezza, la città resta di chi può blindarsi. Gli altri imparano a difendersi da soli, o a subire in silenzio. Ed è lì che Milano smette di essere comunità e diventa, come scrive Quaranta, uno spazio condiviso non più dalla fiducia, ma dalla paura.
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