Il presidente di Arci Caccia: “Schlein è una populista urbana. Bonelli è un ignorante. Il ddl? Insufficiente”
Chissà se Elly lo sa. Chissà se lo sa Bonelli. Ma i cacciatori di sinistra esistono (dal 1969) e sono furenti. Christian Maffei, presidente dell’Arci caccia, spara contro il Campo largo: “Il ddl caccia è deludente – dice – ma lo è ancor più questa sinistra ideologica, questa sinistra che ci tratta da nemici già consegnati all’altra parte politica”. Schlein e Conte lo chiamano, in effetti, “ddl sparatutto”. Chiediamo a Maffei cosa ne pensa. “Penso che persone del genere ignorino cos’è la caccia italiana. Non conoscono, o dimenticano, la legge 157 del 1992 per la quale, finalmente, veniva stabilito che dentro il sistema pubblico potessero cacciare non soltanto i ricchi, ma tutti. Per dirle quanto sono ignoranti, l’altro giorno ho visto, in un flash mob, Angelo Bonelli...”. E? “Il leader dei Verdi spezzava un fucile contro di noi”. E cos’ha pensato? “Che soltanto un’ignorante può pensare che un cacciatore italiano s’identifichi con un fucile e non, invece, con il proprio cane. Uno che compie un gesto del genere non ha capito chi siamo. Non ha capito, o non sa, che la caccia italiana ha il grande pregio di avere un rapporto neutro con le armi. Gli ambientalisti di sinistra soffocano le nostre tradizioni, perché non le conoscono”. Lei, comunque, vota per il Pd. “Sì. Il Pd è il mio partito”. La caccia non è di destra? “Nient’affatto. Ci chiamano lobby della caccia ma chissà perché, invece, le stesse regioni dove si caccia di più e meglio – Umbria, Marche, Emilia-Romagna e Toscana – sono state governate per cinquant’anni dal centrosinistra. La verità è che il mio partito, oggi, sbaglia tutto”.
Cosa rimprovera alla segretaria Schlein? “L’ideologia”. E da cosa dipende l’ideologia? “Dalla sua deriva populista”. Elly è una populista? “Sì. E le spiego perché”. Prego. “C’è uno scontro, nel nostro tempo, tra la cultura urbana e quella rurale. Ed è in virtù dei numeri che il Pd ha scelto di farsi votare dalla metropoli contro decine e decine di amministratori che invece vivono dall’altra parte del sistema. E che vorrebbero soluzioni diverse e più approfondite”. Bonelli è un finto ambientalista, Schlein è una donna di città... “E mi lasci aggiungere che il loro continuo richiamo alla Costituzione è ridicolo”. In effetti pare che il Colle guardi con circospezione, come la Commissione europea, al testo. “Tirare per la giacchetta il presidente Mattarella è un comportamento che mi delude come cittadino”.
A ogni modo, questo decreto non le piace granché. “No, non mi piace. Ma per motivi che nulla c’entrano con l’ideologia. Se lei va a vedere le audizioni delle associazioni, scoprirà tutti gli errori tecnici che avevamo evidenziato”. Cosa non vi convince? “Innanzitutto noi abbiamo molte remore per il modo in cui ha visto la luce, dato che la 157 prevedeva che il governo presentasse una relazione al Parlamento sull’andamento della legge e che da lì si potesse decidere quali elementi riformare”. Bene, poi? “Detto questo, gli elementi che introduce sono risibili”. In altre parole: il ddl non è abbastanza? “Esattamente. Sono state introdotte alcune specie cacciabili come l’oca selvatica e il piccione. Ma al piccione stiamo già sparando nei piani di controllo perché crea moltissimi danni all’agricoltura”. E l’ochetta? “Ma non scherziamo. Non c’è nessuna vera riforma. L’oca è già cacciata in tutta Europa. E in Italia, in alcune zone, crea diversi problemi”. E cosa pensa invece del lupo che non sarà più “rigorosamente protetto”? “E’ un’iniziativa che ha assunto la comunità europea. L’Italia l’ha soltanto ripresa. E certo non vuol dire che i lupi diventeranno, domani, immediatamente cacciabili. Ci saranno dei censimenti e delle validazioni dell’Ispra per contenerli”. A Schlein dispiace per i lupi. Forse meno per gli agnelli? “I lupi sono aumentati di numero. Hanno un impatto sull’allevamento dell’alta e media collina. Intendiamoci: non dico di risolvere tutto a fucilate, ma neanche di rinchiudere gli animali, deturpare il paesaggio, sconvolgere l’impostazione di tanti prodotti tipici. Evidentemente, al Pd interessano i lupi più dei produttori”. Cosa si sarebbe aspettato dal governo? “Mi sarei aspettato molto di più per risolvere i problemi che abbiamo”. Ossia? “Non chiediamo più specie cacciabili ma serenità rispetto ai ricorsi e gestione degli ungulati che oggi sono in numero assai superiore rispetto al ‘92. Questa poteva essere un’occasione. Il governo l’ha persa, non volendo ascoltare e aprendo alle aziende faunistiche e alla caccia privata. La sinistra, dimenticando la caccia sociale, dandoci dei lobbisti, ignorando profondamente ciò di cui parla”.
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