Draghi, Prodi e pure Gentiloni. Dove portano le consultazioni di Schlein

30 Giugno 2026 - 06:29
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Elly Schlein sostiene che c’è un pezzo dell’establishment che non la vuole. Sarà per questo motivo che, oltre ad aver incontrato Romano Prodi e Mario Draghi, la segretaria del Partito democratico ha voluto vedere anche Paolo Gentiloni, un importante esponente del mondo del centrosinistra che ha buone entrature un po’ dovunque e che, come gli altri due, non ha strettissimi rapporti con la leader del Pd. Eppure Schlein ha voluto compiere anche questo passo, nonostante con l’ex commissario europeo le relazioni siano state in passato alquanto tese. Tutto, pur di raggiungere l’obiettivo di Palazzo Chigi.

Ma dalle parti del Pd raccontano che l’incontro più interessante sia stato quello che la leader dem ha avuto con Draghi. Dicono che, oltre ad aver passato in rassegna tutti i temi del momento, soprattutto sul fronte economico e sociale, con lei nella parte della brava scolaretta che ascoltava e incamerava, a un certo punto la segretaria abbia accennato al tema Quirinale. Già, perché dopo la partita delle elezioni politiche si avvierà quella del Colle (e i movimenti sono in corso da un bel po’). Dicono anche che Draghi sull’argomento non abbia proferito verbo, scottato com’è dalla vicenda che lo ha visto protagonista prima della seconda elezione di Sergio Mattarella. I bene informati del Pd sostengono che la presidenza Draghi avrebbe un senso, perché da una parte arginerebbe le ambizioni di Conte, nel caso in cui Schlein andasse a Palazzo Chigi, e dall’altra, vista l’autorevolezza anche internazionale del personaggio, garantirebbe alla leader dem una protezione che il capo del Movimento 5 stelle non potrebbe fornirle. Senza contare che potrebbero votare Draghi anche alcuni pezzi del centrodestra, quelli più moderati, per esempio, come Forza Italia e dintorni.

Nei tre incontri che ha avuto con Prodi, Draghi e Gentiloni, Elly Schlein si è sentita ripetere la stessa cosa: non parlate di patrimoniale. La segretaria del Pd, che era stata tra le prime a farlo, aveva poi capito di dover correggere il tiro ed era tornata indietro. Ma i suoi alleati di Avs, per pescare nell’elettorato più di sinistra e anche in alcune sacche di quello dei Cinque stelle, hanno tutte le intenzioni di farne uno dei temi della loro campagna elettorale. In più, come si è visto, la base elettorale di Conte, al contrario del suo leader, è più che favorevole a una tassa del genere. Per il centrosinistra quindi sarà difficile eludere del tutto il tema e questo è motivo di preoccupazione soprattutto nel Pd, che teme gli effetti negativi di una simile prospettiva.

Di preoccupazione in preoccupazione: le primarie del centrosinistra, salvo rivolgimenti dell’ultima ora, sembrano ormai sempre più probabili. E al Nazareno si è affacciato un nuovo timore. Non è più quello di perdere perché, se gazebo saranno, se sulle regole butterà il suo occhio esperto e attento Nico Stumpo, nonostante le apprensioni del passato anche recente, Elly Schlein dovrebbe essere la vincitrice di queste consultazioni. Il problema adesso, per il Pd, è diventato quello della percentuale di consensi che riceverà la segretaria. Attualmente il Pd è quasi il doppio dei Cinque stelle e perciò Schlein non potrà accontentarsi di una percentuale inferiore. Altrimenti i suoi detrattori, a cominciare dal centrodestra, avranno gioco facile ad accusarla di non riuscire a farsi votare come candidata premier nemmeno dai suoi.

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