Il primo tiramisù café arriva a Londra

30 Luglio 2026 - 14:50
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Londra continua a sorprendere anche a tavola. Negli ultimi anni la capitale britannica ha visto nascere locali dedicati esclusivamente ai cookie, ai doughnut, al matcha, ai cereali o al ramen, seguendo una tendenza che punta sulla specializzazione estrema. Ora è il turno di uno dei dessert italiani più amati al mondo. Nel cuore di Soho sta infatti per aprire Marrone, il primo café londinese interamente dedicato al tiramisù, un progetto che promette di portare nella capitale britannica un’autentica esperienza italiana, fatta di ingredienti selezionati, ricette tradizionali e un’attenzione quasi maniacale per la qualità.

La notizia ha rapidamente attirato l’interesse degli appassionati di gastronomia e della comunità italiana nel Regno Unito. Non si tratta soltanto dell’apertura di una nuova pasticceria, ma dell’arrivo di un concept che racconta l’evoluzione della ristorazione londinese e, allo stesso tempo, il crescente valore attribuito alle eccellenze gastronomiche italiane. Dietro Marrone non c’è soltanto un dolce iconico, ma una precisa filosofia imprenditoriale che unisce tradizione, design e ricerca delle migliori materie prime.

Londra scopre il primo café interamente dedicato al tiramisù

L’8 agosto 2026 sarà una data destinata a entrare tra le curiosità gastronomiche della capitale britannica. In 15 Sherwood Street, a pochi passi da Piccadilly Circus, aprirà infatti Marrone, il primo locale londinese specializzato esclusivamente nel tiramisù. La notizia, anticipata da Time Out London, rappresenta molto più dell’inaugurazione di un nuovo esercizio commerciale: racconta il modo in cui Londra continua a reinventare la propria offerta gastronomica, dando spazio a concept sempre più verticali e specializzati.

La scelta di Soho non è casuale. Questo quartiere rappresenta da decenni uno dei cuori pulsanti della ristorazione londinese. Qui convivono cucine provenienti da ogni parte del mondo, locali storici, cocktail bar premiati, ristoranti stellati e piccole realtà indipendenti che spesso anticipano le tendenze destinate a diffondersi nel resto della città. Passeggiando tra Sherwood Street, Old Compton Street, Rupert Street e Dean Street è possibile attraversare in pochi minuti un vero atlante gastronomico internazionale, dove tradizione e innovazione convivono quotidianamente.

La posizione scelta da Marrone permette inoltre di intercettare pubblici molto diversi. Da una parte ci sono i milioni di turisti che ogni anno visitano Piccadilly Circus, Leicester Square, Chinatown e Regent Street; dall’altra gli impiegati del West End, gli studenti, gli appassionati di cucina italiana e i residenti che frequentano abitualmente Soho. È proprio questa miscela di culture e abitudini che rende il quartiere uno dei laboratori gastronomici più interessanti d’Europa. Informazioni sulla zona e sugli eventi che la animano durante tutto l’anno sono disponibili sul portale ufficiale di Visit Soho, organizzazione che promuove il celebre quartiere londinese.

Il progetto nasce da Giancarlo Fanigliulo, imprenditore britannico di seconda generazione con radici italiane, che ha deciso di trasformare uno dei dolci simbolo della tradizione italiana nel protagonista assoluto del proprio locale. La filosofia è semplice quanto ambiziosa: non offrire decine di dessert differenti, ma concentrare tutte le energie su un solo prodotto, perfezionandolo sotto ogni aspetto. Una scelta che ricorda quella di molte insegne londinesi nate negli ultimi anni e diventate rapidamente punti di riferimento proprio grazie alla loro estrema specializzazione.

Anche il locale racconta questa filosofia. Marrone prende il posto dello storico Old Spike Roastery, torrefazione molto conosciuta a Londra che si trasferirà in una nuova sede nei pressi di London Bridge. Lo spazio è stato completamente ripensato per valorizzare il prodotto principale, con un design contemporaneo che richiama l’eleganza italiana senza cadere negli stereotipi. Persino la presentazione del dessert è stata studiata nei minimi dettagli: i bicchieri di vetro utilizzati per servire il tiramisù sono stati progettati appositamente per il marchio e sviluppati nell’arco di diversi mesi, con l’obiettivo di esaltare la stratificazione del dolce e renderlo immediatamente riconoscibile.

Un’altra curiosità accompagna il progetto fin dalla sua nascita. Davanti al locale sarà infatti esposto un Piaggio Ape del 1972, completamente restaurato e personalizzato con i colori di Marrone. In origine il piccolo veicolo italiano avrebbe dovuto trasformarsi in una caffetteria itinerante capace di distribuire tiramisù in tutta Londra. Problemi burocratici e autorizzazioni hanno costretto il fondatore a modificare il progetto iniziale, ma l’idea non è stata abbandonata e potrebbe essere realizzata in futuro. Anche questo dettaglio contribuisce a costruire un’immagine fortemente legata all’Italia, non attraverso elementi folkloristici, ma tramite uno degli oggetti più iconici della mobilità italiana del Novecento.

Gli ingredienti d’eccellenza e la filosofia di Marrone

Entrare da Marrone non significherà semplicemente ordinare un dolce, ma vivere un’esperienza costruita attorno a un’unica specialità. In un periodo in cui molti locali cercano di ampliare continuamente il proprio menu per soddisfare ogni tipo di clientela, il nuovo café di Soho compie una scelta opposta: concentrarsi esclusivamente sul tiramisù. Una decisione che può sembrare rischiosa, ma che riflette una delle tendenze più interessanti della ristorazione contemporanea, quella dei concept store monospecializzati, dove un solo prodotto viene perfezionato fino a diventare il centro dell’intera esperienza gastronomica.

Il menu inaugurale sarà volutamente essenziale. Le varianti iniziali saranno tre, ciascuna studiata per valorizzare ingredienti di altissima qualità. La versione Original rappresenterà l’interpretazione più fedele della ricetta classica, preparata con crema di Estate Dairy, azienda britannica specializzata nella produzione lattiero-casearia di alta qualità, e un espresso dalla tostatura intensa, pensato per mantenere quel caratteristico equilibrio tra dolcezza e nota amarognola che ha reso il tiramisù famoso in tutto il mondo. Accanto alla versione tradizionale troverà spazio il DOP Pistachio, probabilmente il prodotto destinato a diventare il simbolo del locale, realizzato con Pistacchio Verde di Bronte DOP, crema al pistacchio e una generosa copertura di granella. Completa il menu il Dark Chocolate & Maldon Sea Salt, preparato con cioccolato Valrhona, uno dei marchi francesi più prestigiosi nel settore dell’alta pasticceria, e il celebre sale marino di Maldon, prodotto nella contea inglese dell’Essex e apprezzato dagli chef di tutto il mondo per la sua particolare struttura cristallina.

L’attenzione per gli ingredienti racconta molto della filosofia del progetto. Il Pistacchio Verde di Bronte DOP, ad esempio, non è stato scelto soltanto perché particolarmente di moda negli ultimi anni. Si tratta di un prodotto tutelato dal marchio europeo Denominazione di Origine Protetta, coltivato esclusivamente in un’area circoscritta alle pendici occidentali dell’Etna, dove il terreno vulcanico e il particolare microclima conferiscono ai frutti caratteristiche aromatiche difficilmente replicabili altrove. Il Consorzio di Tutela del Pistacchio Verde di Bronte DOP, organismo incaricato di promuovere e proteggere questa eccellenza italiana, sottolinea come ogni fase della produzione sia regolata da un rigido disciplinare, dalla coltivazione fino alla raccolta. Utilizzare questo ingrediente significa quindi trasmettere un preciso messaggio: Marrone non vuole semplicemente evocare l’Italia, ma portare a Londra prodotti autentici e certificati.

Anche la presenza del cioccolato Valrhona merita attenzione. Fondata nella Valle del Rodano nel 1922, l’azienda francese è considerata uno dei punti di riferimento mondiali per la pasticceria professionale e collabora con alcuni dei migliori chef internazionali. La scelta di abbinarlo al sale di Maldon dimostra come Marrone non voglia limitarsi a riprodurre fedelmente la tradizione, ma reinterpretarla con ingredienti di altissimo livello provenienti da diversi Paesi europei, mantenendo però il tiramisù come assoluto protagonista.

Un altro elemento interessante riguarda la possibilità di ordinare ogni variante sia in versione alcolica sia analcolica. La ricetta tradizionale italiana prevede spesso l’utilizzo di Marsala, rum o altri liquori, ma negli ultimi anni è cresciuta la richiesta di alternative prive di alcool. Questa doppia proposta permette di soddisfare una clientela molto ampia, dalle famiglie con bambini a chi, per motivi religiosi, di salute o semplicemente per scelta personale, preferisce evitare bevande alcoliche. È una decisione che riflette perfettamente il carattere multiculturale di Londra, dove la capacità di adattarsi a pubblici differenti rappresenta spesso uno dei principali fattori di successo.

Il menu, inoltre, non rimarrà immutato. Il fondatore ha già anticipato l’intenzione di introdurre gusti stagionali, seguendo il ritmo delle materie prime e delle diverse stagioni dell’anno. Sebbene non siano ancora stati annunciati ufficialmente, è facile immaginare varianti ispirate ai prodotti tipici dell’autunno, dell’inverno o dell’estate, mantenendo però la struttura fondamentale del tiramisù. Questa strategia consentirà di rinnovare periodicamente l’offerta senza tradire l’identità del marchio, invitando i clienti a tornare per scoprire nuove interpretazioni dello stesso dolce.

Dietro queste scelte emerge una filosofia molto chiara: puntare sulla qualità anziché sulla quantità. In una città come Londra, dove ogni settimana aprono nuovi ristoranti e caffetterie, distinguersi è sempre più difficile. Marrone prova a farlo attraverso la cura dei dettagli, la selezione delle materie prime e una narrazione che mette al centro l’autenticità italiana. È un approccio che va oltre la semplice vendita di dessert e che trasforma un classico della pasticceria in un’esperienza gastronomica completa, capace di raccontare una storia fatta di territorio, tradizione e innovazione.

Dal Veneto al mondo: la storia del tiramisù e il successo a Londra

Pochi dolci italiani hanno conosciuto una diffusione internazionale paragonabile a quella del tiramisù. Oggi è presente nei menu di ristoranti, hotel e pasticcerie in ogni continente, dalle grandi metropoli asiatiche agli Stati Uniti, passando naturalmente per tutta l’Europa. Eppure la sua storia è sorprendentemente recente. A differenza di dolci come il panettone, il cannolo siciliano o la pastiera napoletana, le cui origini affondano nei secoli, il tiramisù nasce infatti nella seconda metà del Novecento e, proprio per questo, continua ancora oggi ad alimentare un acceso dibattito sulla propria paternità.

La versione più accreditata attribuisce la nascita del dolce al ristorante Le Beccherie di Treviso, dove negli anni Settanta il pasticcere Roberto Linguanotto e la titolare Alba Campeol avrebbero codificato quella che oggi è considerata la ricetta classica. Lo stesso ristorante, ancora oggi, racconta sul proprio sito ufficiale la storia di questa preparazione, diventata uno dei simboli della cucina italiana nel mondo. Le informazioni sono consultabili sul sito di Le Beccherie, storico locale trevigiano spesso indicato come la culla del tiramisù moderno.

Naturalmente non tutti condividono questa ricostruzione. Anche il Friuli Venezia Giulia rivendica un ruolo importante nella nascita del dessert, sostenendo che preparazioni molto simili fossero già servite negli anni Cinquanta e Sessanta in alcune trattorie della regione. Come spesso accade quando si parla di gastronomia italiana, le rivalità territoriali fanno parte della storia stessa del piatto e contribuiscono ad alimentarne il fascino. Al di là delle diverse interpretazioni, ciò che appare certo è che il tiramisù si sia affermato definitivamente soltanto negli anni Settanta, conquistando rapidamente prima il mercato italiano e poi quello internazionale.

Anche il nome possiede un significato particolarmente evocativo. “Tiramisù”, letteralmente, significa “tirami su” oppure “sollevami”, un’espressione che richiama l’idea di ritrovare energia e buonumore. L’associazione deriva soprattutto dalla presenza del caffè espresso, uno degli ingredienti fondamentali della ricetta tradizionale, insieme ai savoiardi, al mascarpone, alle uova e al cacao amaro. Nel tempo sono nate innumerevoli varianti, ma il principio rimane lo stesso: un dessert morbido, cremoso e intenso, capace di coniugare semplicità e raffinatezza.

Proprio questa apparente semplicità rende il tiramisù uno dei dolci più difficili da realizzare perfettamente. Ogni ingrediente deve mantenere un equilibrio preciso. Il mascarpone non deve risultare troppo pesante, il caffè deve essere intenso ma non dominante, i savoiardi devono assorbire la giusta quantità di liquido senza perdere consistenza e il cacao deve completare il tutto senza coprire gli altri aromi. È probabilmente questo il motivo per cui tanti chef continuano a reinterpretarlo, pur rispettandone la struttura fondamentale.

A Londra il tiramisù è ormai presente praticamente ovunque. Dai ristoranti italiani tradizionali fino ai locali contemporanei, è uno dei dessert più richiesti sia dagli italiani residenti sia dalla clientela britannica. Tuttavia, nella maggior parte dei casi rappresenta soltanto una voce all’interno del menu. Marrone rompe questo schema scegliendo di trasformare il tiramisù nell’unico protagonista del locale. È una differenza sostanziale, perché consente di sviluppare una ricerca molto più approfondita sugli ingredienti, sulle consistenze e sulle possibili interpretazioni della ricetta.

Questa filosofia si inserisce perfettamente nell’evoluzione della ristorazione londinese degli ultimi dieci anni. La capitale britannica ha infatti visto nascere un numero crescente di attività dedicate a un singolo prodotto: negozi specializzati esclusivamente in cheesecake, cookie, brownie, cinnamon roll, doughnut, bubble tea o matcha. L’obiettivo è diventare il punto di riferimento assoluto per quella specifica preparazione, costruendo un’identità forte e immediatamente riconoscibile. In questo contesto il tiramisù mancava ancora all’appello, nonostante sia uno dei dessert italiani più celebri al mondo.

Per la numerosa comunità italiana di Londra, l’apertura di Marrone assume anche un valore simbolico. Negli ultimi anni il livello della ristorazione italiana nella capitale è cresciuto enormemente, grazie all’arrivo di chef, pizzaioli, pasticceri e imprenditori che hanno contribuito a diffondere una conoscenza più autentica della nostra cucina. Oggi è molto più facile trovare ingredienti certificati, prodotti DOP e ricette rispettose della tradizione rispetto a quanto accadesse vent’anni fa. L’arrivo del primo café interamente dedicato al tiramisù rappresenta quindi un ulteriore tassello di questa evoluzione: un piccolo locale che, attraverso un solo dessert, racconta il valore della qualità, della specializzazione e dell’identità gastronomica italiana in una delle città più cosmopolite del mondo.

Domande frequenti sul primo tiramisù café di Londra

Dove si trova Marrone?

Marrone aprirà al numero 15 di Sherwood Street, nel quartiere di Soho, a meno di cinque minuti a piedi da Piccadilly Circus. La posizione è particolarmente strategica perché si trova tra alcune delle zone più frequentate del centro di Londra, come Regent Street, Chinatown, Leicester Square e Mayfair.

Quando apre il locale?

L’inaugurazione è prevista per l’8 agosto 2026. Il progetto è stato annunciato durante l’estate e rappresenta il primo café londinese interamente dedicato al tiramisù.

Perché Marrone viene definito il primo tiramisù café di Londra?

Sebbene moltissimi ristoranti e pasticcerie della capitale servano il tiramisù, Marrone è il primo locale a costruire tutta la propria identità attorno a questo dessert. L’intero menu ruota infatti esclusivamente intorno al tiramisù, con varianti, ingredienti selezionati e future edizioni stagionali.

Quali gusti saranno disponibili all’apertura?

Il menu iniziale comprenderà tre versioni:

  • Original, preparata con crema Estate Dairy ed espresso tostato scuro;
  • DOP Pistachio, con Pistacchio Verde di Bronte DOP;
  • Dark Chocolate & Maldon Sea Salt, con cioccolato Valrhona e sale Maldon.

Ogni variante sarà disponibile sia in versione alcolica sia analcolica.

Che cos’è il Pistacchio Verde di Bronte DOP?

È uno dei prodotti più prestigiosi dell’agricoltura italiana. Viene coltivato esclusivamente in una limitata area delle pendici dell’Etna ed è tutelato dalla Denominazione di Origine Protetta (DOP), marchio europeo che certifica origine, qualità e metodo di produzione. È considerato uno dei migliori pistacchi al mondo grazie alle caratteristiche conferite dal terreno vulcanico.

Chi è il fondatore di Marrone?

Il progetto è stato ideato da Giancarlo Fanigliulo, imprenditore britannico di seconda generazione con origini italiane. L’obiettivo dichiarato è offrire un tiramisù preparato con ingredienti di alta qualità e rispettoso della tradizione italiana, reinterpretandolo in chiave contemporanea.

Che cos’è il Piaggio Ape esposto davanti al locale?

Davanti al café sarà parcheggiato un Piaggio Ape del 1972, restaurato e personalizzato con il marchio Marrone. Inizialmente avrebbe dovuto diventare un piccolo punto vendita itinerante per distribuire tiramisù in tutta Londra, ma alcune difficoltà burocratiche hanno rinviato questo progetto, che potrebbe comunque essere realizzato in futuro.

Perché Soho è il quartiere ideale per un progetto del genere?

Soho è considerato uno dei principali distretti gastronomici di Londra. Qui convivono ristoranti storici, locali innovativi, cucine internazionali e concept store dedicati a prodotti specifici. Aprire proprio in questo quartiere significa inserirsi in un contesto frequentato da residenti, turisti e appassionati di gastronomia alla continua ricerca di nuove esperienze culinarie.

Il tiramisù è davvero un dolce moderno?

Sì. Pur essendo diventato uno dei simboli della cucina italiana, il tiramisù ha origini relativamente recenti. La ricetta moderna viene generalmente fatta risalire agli anni Settanta, anche se Veneto e Friuli Venezia Giulia continuano a confrontarsi sulla paternità della preparazione. In pochi decenni è diventato uno dei dessert italiani più conosciuti e richiesti nel mondo.


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