Il trimarano Lazartigue ci ricorda che ogni giorno dobbiamo prenderci cura degli oceani
Lunedì 8 giugno è la Giornata Mondiale degli Oceani, ma è importante capire perché sono importanti – e non solo come ecosistema. La salute degli oceani ha un enorme impatto sulla nostra salute e su quella delle prossime generazioni e non è una sola giornata a cambiarne le sorti, ma ciò che facciamo nel quotidiano. L’industria cosmetica globale infatti, produce ogni anno circa 120 miliardi di unità di imballaggio, generando stime che superano i milioni di tonnellate di rifiuti plastici. La quasi totalità di questo packaging (fino al 95 per cento) non viene riciclata e finisce nelle discariche o dispersa nell’ambiente (Fonte: How Cosmetics Brand Are Rethinking Packaging to Eliminate Plastic Waste, oceano.com).
Il Mediterraneo si è trasformato in un grande spazio di dialogo internazionale su ambiente, clima e tutela marina grazie alla tappa napoletana del Tour del Mediterraneo del trimarano SVR Lazartigue, approdato a Napoli il 19 e 20 maggio 2026. Due giornate che hanno acceso i riflettori non soltanto sull’innovativa imbarcazione oceanica sostenuta dal brand dermocosmetico SVR, ma soprattutto sulla necessità urgente di ripensare il rapporto tra uomo, oceani e sostenibilità.
Promossa dalla Fondation Kresk 4 Oceans, sostenuta dal gruppo Kresk Cosmetics, l’iniziativa ha unito sport, divulgazione scientifica e ricerca in una tavola rotonda che ha coinvolto climatologi, esploratori, medici, divulgatori ambientali e professionisti della sostenibilità. Il messaggio emerso è stato chiaro: la salute degli oceani riguarda direttamente la salute umana e il futuro delle prossime generazioni.
Oceani e sostenibilità: il trimarano SVR Lazartigue nuovo simbolo dei mari in salute
Tra le imbarcazioni oceaniche più innovative al mondo, il trimarano SVR Lazartigue è diventato un vero manifesto galleggiante di sensibilizzazione ambientale. La sua presenza nel porto di Napoli ha rappresentato molto più di una semplice tappa sportiva: un invito concreto a riflettere sull’impatto delle attività umane sugli ecosistemi marini.

Il trimarano SVR Lazartigue che solcherà i mari per sensibilizzare sul tema oceani e sostenibilità – SVR Lazartigue Kresk 4 Oceans @Martina Orsini
Durante la conferenza è emersa con forza l’idea che sport, tecnologia e impresa possano trasformarsi in strumenti culturali capaci di accelerare il cambiamento. Un approccio che il gruppo Kresk Cosmetics porta avanti attraverso il progetto Fondation Kresk 4 Oceans, integrando sostenibilità e responsabilità ambientale all’interno della propria strategia industriale.
Il mare inizia in città
Uno dei concetti più forti emersi durante la tavola rotonda è stato il legame invisibile tra vita quotidiana e salute del mare. Marco Spinelli, documentarista e divulgatore ambientale, ha spiegato come ogni gesto individuale abbia conseguenze dirette sugli ecosistemi marini.
«Il mare inizia in città», ha raccontato Spinelli, sottolineando come la maggior parte dei rifiuti raggiunga gli oceani attraverso i fiumi. «Siamo abituati a vedere solo ciò che galleggia in superficie, ma il 70 per cento dei rifiuti affonda».
Attraverso immagini e testimonianze raccolte sott’acqua, il divulgatore ha mostrato il volto nascosto dell’inquinamento marino: scooter recuperati dai fondali, reti fantasma, attrezzature da pesca abbandonate e specie marine intrappolate.
«Le reti fantasma continuano a pescare, continuano a uccidere e continuano a soffocare tutto ciò che è sott’acqua», ha spiegato. «Non dobbiamo pensare solo al singolo pesce intrappolato, ma alla desertificazione dei fondali».
Microplastiche e salute umana: perché il problema riguarda tutti
Tra i temi centrali della conferenza anche l’impatto delle microplastiche sulla salute umana. Alex Bellini, esploratore e divulgatore, ha ricordato come il problema non riguardi più soltanto l’ambiente, ma direttamente il nostro organismo.
«Viviamo su un pianeta chiuso e tutte le soglie ambientali interagiscono tra loro», ha spiegato Bellini. «Abbiamo già superato sei delle nove soglie di sicurezza individuate dalla comunità scientifica».
Bellini ha raccontato la propria esperienza nei grandi accumuli di plastica oceanica e lungo i fiumi più inquinati del pianeta: «La plastica non sparisce, si degrada. E interferisce con i cicli naturali, dal fitoplancton fino alla salute umana».
A questo punto non è più possibile illudersi che il tema oceani e sostenibilità non ci riguardi direttamente e da vicino.
Sul fronte medico, la dottoressa Claudia Campana, endocrinologa dell’Università di Genova, ha evidenziato come l’esposizione ai perturbatori endocrini sia ormai diffusa nella quasi totalità della popolazione.
«Queste sostanze sono state ritrovate in oltre il 90 per cento della popolazione europea», ha spiegato. «Anche i bambini non ancora nati risultano già esposti».
La specialista ha illustrato i possibili effetti cronici legati all’esposizione a microplastiche e sostanze chimiche: alterazioni ormonali, problemi metabolici, infertilità e possibili conseguenze transgenerazionali.
«Non siamo esposti a una singola sostanza, ma a una miscela di composti che interferiscono con il sistema endocrino», ha dichiarato.
Dalla plastica ai cambiamenti climatici: il sistema Terra è tutto connesso

Foto Getty Images
La conferenza ha ribadito più volte il concetto di One Health, cioè l’idea che salute umana, ambiente e biodiversità siano parti di un unico sistema interconnesso.
Alex Bellini ha spiegato come i cambiamenti climatici generino effetti a cascata sugli oceani e sugli ecosistemi terrestri.
«La fusione dei ghiacci innesca un effetto domino», ha raccontato. «Diminuisce la capacità del pianeta di riflettere i raggi solari, cambiano le correnti oceaniche e si alterano gli equilibri climatici globali».
Anche Marco Spinelli ha evidenziato la fragilità delle barriere coralline e della biodiversità mediterranea, spesso meno conosciuta rispetto agli ecosistemi tropicali.
«Le barriere coralline rappresentano appena lo 0,1 per cento dei fondali marini ma ospitano il 25 per cento della biodiversità oceanica», ha spiegato.
Oceani e sostenibilità: la strada da percorrere
Uno dei temi della conferenza è stato quello delle strategie per ridurre l’impatto ambientale e costruire modelli più sostenibili. Federica Gasbarro, biologa ed esperta in sostenibilità, ha posto l’attenzione sulla necessità di intervenire all’origine del problema.
«Non possiamo risolvere il problema senza ridurre la produzione di plastica», ha dichiarato. «Pulire gli oceani è necessario, ma non sufficiente».
Secondo Gasbarro, il vero cambiamento passa da ricerca, innovazione e sviluppo di materiali alternativi biodegradabili.
«È inutile eliminare il problema a valle quando la causa è a monte», ha spiegato. «Dobbiamo investire in prodotti che il nostro pianeta riesca a riconoscere e metabolizzare».
La biologa ha poi sottolineato l’importanza dell’educazione ambientale: «Se le persone non percepiscono la plastica come un problema legato alla loro salute, continueranno a usarla».
L’impegno di SVR per oceani e sostenibilità
Annalisa Corbia, Direttrice Generale SVR Italia, ha raccontato l’impegno concreto del brand nel ridurre il proprio impatto ambientale attraverso packaging sostenibili e formule prive di perturbatori endocrini.
«Dal 2020 abbiamo ridotto il nostro impatto ambientale di circa 600 mila bottiglie di plastica», ha spiegato.
SVR ha inoltre introdotto una blacklist di ingredienti esclusi dalle formulazioni cosmetiche già dal 2017.
«La salute dell’ambiente e la salute della persona sono la stessa cosa», ha dichiarato Corbia, richiamando ancora una volta il concetto di One Health.
L’obiettivo del brand guarda al 2035, con un progetto ambizioso: formule 100 per cento biodegradabili e packaging completamente compostabili e riciclati.
«Da soli non si arriva da nessuna parte», ha concluso. «Serve il coinvolgimento di aziende, fornitori, competitor e consumatori».
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