I numeri del lavoro in agricoltura: i dati smentiscono gli stereotipi ideologici di certa sinistra

Il cabarettista di Striscia la notizia, Enzo Iacchetti, ci è ricascato. Per attaccare il governo e la destra ha rispolverato uno degli slogan più abusati degli ultimi anni: «Vorrei vedere quelli che parlano di remigrazione a raccogliere i pomodori». Una battuta, se così vogliamo definirla, che strappa l’applauso facile e strizza l’occhio alla propaganda dell’opposizione secondo la quale esistono dei lavori che gli italiani non vogliono più fare. Nulla di vero, ma quanto basta a giustificare il «bisogno» di nuovo immigrati.
Il solito facile slogan
Poco importa se questi sono regolari o non regolari. Il mantra sostenuto dall’apprezzato conduttore è quindi semplice, quanto pericoloso: i barconi diretti a Lampedusa come unica soluzione per contrastare la presunta carenza di manovalanza e magari, perché no, combattere la denatalità e pagarci le pensioni. D’altronde quella semplice frase, breve ma diretta, pronunciata prima di augurare al ministro Schillaci di morire in attesa di una tac «come accade in molti casi» rappresenta perfettamente il sentimento che muove le piazze antagoniste e lo accredita, forse, ad aspirante condottiero della sinistra da salotto in vacanza a Capalbio. Quella sinistra che da dentro ai palazzi o dagli studi televisivi muove slogan antigovernativi ed accresce la rabbia di chi sventola bandiera rossa.
In un comunicato stampa rilasciato il 28 luglio e che annuncia il via anticipato di dieci giorni della vendemmia Coldiretti ha segnalato la «difficoltà a reperire manodopera specializzata per le operazioni vendemmiali, nonostante i passi avanti fatti sul fronte dei flussi e le tutele garantite per contrastare le alte temperature». La carenza di personale si deve troppo spesso a contratti poco attrattivi, retribuzioni non adeguate e scarso investimento nella formazione, ma si tratta di un campanello d’allarme che certa sinistra preferisce liquidare comodamente con la solita cantilena pro-immigrazione: «Gli italiani non lo vogliono più fare».
I numeri dei lavoratori italiani e stranieri in agricoltura
A emergere dai recenti dati condivisi dal ministero del Lavoro è però che quasi l’80% degli impiegati regolarmente nel settore agricolo è italiano, dimostrazione di come il comparto sia più vivo che mai: gli italiani ci sono, esistono e non reclamano necessariamente un lavoro dietro la scrivania. Anche tra gli operai agricoli, cioè la categoria più direttamente impegnata nelle attività di raccolta, la maggioranza resta italiana. Secondo le elaborazioni CREA sui dati INPS, gli stranieri rappresentano il 37,5% degli operai agricoli: una componente massiccia del comparto, ma non tale da sostenere che gli italiani abbiano abbandonato i campi.
La realtà oltre le costruzioni ideologiche di parte
L’agricoltura italiana oggi, anche se il supporto delle macchine aumenta, chiede ancora braccia umane: la realtà delle campagne italiane è fatta di imprese che rispettano le regole, di lavoratori italiani e stranieri che condividono la stessa fatica e, purtroppo, anche di sacche di sfruttamento dove le vittime sono stessi immigrati tanto cari alla sinistra ma anche gli italiani costretti a subire gli effetti sui salari del mercato sommerso e della concorrenza sleale. Insomma, Iacchetti&Co continueranno pure a immaginare avversari politici chini a raccogliere pomodori continuando a parlare di un mestiere riservato alle «nuove risorse» mentre la realtà resta distante dalle costruzioni ideologiche di parte.
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