Il valore economico complessivo generato dall’ecommerce è pari a 993 miliardi di euro

16 Luglio 2026 - 20:40
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Il valore economico complessivo generato dall’ecommerce è pari a 993 miliardi di euro
Il valore economico complessivo generato dall’ecommerce è pari a 993 miliardi di euro Credits: Pexels

Il valore economico complessivo generato dall’ecommerce è pari a 993 miliardi di euro, dato dalla somma di due componenti: 293 miliardi euro di valore aggiunto, ovvero la ricchezza generata e trattenuta nel sistema economico, distribuita tra salari, profitti e imposte (pari al 13% del Pil italiano nel 2025) e 700 miliardi di euro di fattori produttivi e prodotti intermedi, che corrispondono invece ai consumi intermedi, ossia i beni e servizi che acquistano e utilizzano le imprese per operare.

Questi alcuni dei dati presentati da Netcomm nella nuova edizione della ricerca, realizzata in collaborazione con Nomisma, che analizza il contributo della filiera dell'ecommerce.

Il valore economico complessivo generato dall’ecommerce è pari a 993 miliardi di euro

"Si tratta di un valore che ha un effetto moltiplicatore pari a 5,6: ogni euro speso online genera 5,6 euro di valore economico nel sistema produttivo. La filiera coinvolge inoltre 2,2 milioni di occupati, circa il 9% del totale degli occupati in Italia, e produce un contributo significativo per l'erario, con circa 69 miliardi di euro incassati nel 2025 tra imposte dirette e indirette", hanno spiegato gli esperti di Netcomm nella ricerca dal titolo "Il contributo della rete del valore digitale alla competitività del sistema Italia", realizzata da Netcomm in collaborazione con Nomisma, che quantifica la catena del valore dell’ecommerce articolata in tre macro-fasi interdipendenti: gli operatori del canale ecommerce (piattaforme e merchant), i fornitori di materie prime e un ampio sistema di servizi a supporto delle vendite digitali, tra cui logistica, marketing, data analytics, packaging e sistemi di pagamento.

Roberta Liscia, presidente di Netcomm
Roberta Liscia, presidente di Netcomm Credits: Netcomm

"Il commercio digitale è oggi una delle leve più strategiche dell'economia italiana: la filiera genera 293 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 13% del Pil, coinvolge 2,2 milioni di occupati e contribuisce con circa 69 miliardi al sistema fiscale del Paese. Ogni euro speso online ne attiva 5,6 lungo l'intera catena produttiva: ciò dimostra cosa significa rete del valore: l'ecommerce non è un canale a sé, ma una infrastruttura che mette in connessione imprese, competenze, logistica, pagamenti e occupazione, rafforzando l'intero tessuto economico", ha commentato, attraverso la nota, Roberto Liscia, presidente di Netcomm.

"Eppure il nostro Paese sconta ancora un ritardo rispetto alla media europea su tre fronti interconnessi: la maturità digitale delle imprese, le competenze della forza lavoro e la capacità di crescere sui mercati esteri attraverso i canali digitali. È un divario non solo tecnologico, ma strutturale e culturale, che si colma solo con interventi coordinati tra politica industriale, formazione e quadro regolatorio", ha aggiunto Liscia.

In Italia nel 2025 il valore delle vendite ecommerce è pari a 178 miliardi di euro

In Italia gli acquisti ecommerce continuano a crescere in modo progressivo, strutturale e stabile. In particolare, nel 2025 il valore delle vendite ecommerce è pari a 178 miliardi di euro: il valore include sia le vendite business to business e business to government (per 105 miliardi), sia le vendite business to consumer (pari a 73 miliardi).

Per quanto riguarda i canali, i marketplace generalisti si confermano i più frequentati, scelti dall'83% dei rispondenti con un picco dell'87% tra la Gen X. Sul fronte dei pagamenti, le carte tradizionali (prepagate, di credito e di debito) coprono ancora la quota maggioritaria del mercato (78%), ma i wallet e i pagamenti digitali si affermano come vera leva di modernizzazione, utilizzati dal 45% del campione e dalla metà esatta della Gen Z (50%).

Il 44% degli user italiani dichiara che almeno metà dei propri acquisti online proviene da Paesi fuori dall'Unione europea

Un ruolo ormai strutturale lo giocano anche i mercati extra-Ue: il 44% degli user italiani dichiara che almeno metà dei propri acquisti online proviene da Paesi fuori dall'Unione europea, con tassi maggiori tra Millennials e Gen Z, mentre i Baby Boomers restano più cauti (il 66% si mantiene su quote inferiori alla metà).

È però un equilibrio sensibile ai costi: con una tassa fissa di soli 2 euro sui piccoli pacchi extra-Ue, il 31% ridurrebbe gli ordini (38% tra la Gen Z), il 30% opterebbe per acquisti meno frequenti ma di importo maggiore e il 17% smetterebbe del tutto, mentre solo il 22% manterrebbe invariate le proprie abitudini.

Il cambiamento più rilevante riguarda l'adozione di assistenti virtuali e intelligenza artificiale

Rispetto a 2-3 anni fa, la ricerca mette in luce che il cambiamento più rilevante riguarda l'adozione di assistenti virtuali e intelligenza artificiale, che coinvolge ben il 44% del campione. Un trend che si accompagna a un netto consolidamento del commercio elettronico, dato che il 38% degli intervistati dichiara di aver incrementato la frequenza degli acquisti online e il 30% segnala una crescita dell'importo medio speso. Una dinamica destinata a rafforzarsi, con il 40% che prevede di aumentare l'uso dell'Ia e il 31% la frequenza degli acquisti, mentre i canali legati al tempo libero e alla socialità tendono a stabilizzarsi.

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