In Veneto in 2025 pesca in chiaroscuro: bene mitili e piscicoltura
Roma, 14 ott. (askanews) – Il comparto ittico del Veneto chiude il 2025 come un’annata in chiaroscuro. A testimoniarlo è il report appena pubblicato dall’Osservatorio Economico di Veneto Agricoltura, che ha preso in esame dati e prestazioni del settore della pesca regionale nel corso del 2025. La produzione ittica complessiva ha oltrepassato le 36.000 tonnellate, evidenziando un incremento dell’1,7% sul 2024 e generando un valore complessivo di circa 182 milioni di euro (+1,7%). A fare la differenza, sono stati soprattutto i mitili di mare che, superando la quota delle 11.000 tonnellate, hanno fatto registrare una crescita del 49,1%, e la piscicoltura che, pur riducendo la produzione a 6.811 tonnellate (-8,2%), si è imposta nuovamente come il principale comparto per valore, con 54,6 milioni di euro.
Nessun contributo positivo, invece, dalla venericoltura, che continua a patire l’azione combinata del granchio blu e delle mucillagini nell’Adriatico: le vongole filippine si sono fermate a 2.529 tonnellate (-3,8%), mentre quelle di mare non hanno avuto margine per ripartire, dovendosi arrendere a una produzione sostanzialmente azzerata. In calo i fasolari (-2,7% con 729 tonnellate complessive). Una fragilità, quella del comparto dei molluschi, che ha avuto ripercussioni sotto molteplici punti di vista: imprenditoriale, occupazionale e commerciale.
Nel 2025 il numero di imprese attive nella filiera ittica regionale è sceso a 3.027 (-10,2%), a causa, soprattutto, della netta contrazione delle aziende impegnate nell’acquacoltura (1.209, -23,8%). In controtendenza le imprese della pesca, salite a 1.184 unità (+5,1%).
Spostando il focus sugli occupati, gli addetti complessivi dello scorso anno, che in totale sono stati 7.434, hanno mostrato una lieve flessione (-3,0%), con i lavoratori della pesca (+7,4%) e del commercio all’ingrosso dei prodotti freschi (+33,9%) a equilibrare le evidenti discese nell’acquacoltura (-18,4%) e nella lavorazione e trasformazione (-36%).
Poi, sul versante del commercio locale, i molluschi sbarcati nei mercati ittici veneti sono diminuiti del 39,9%. Una contrazione solo in parte colmata dalla presenza più nutrita di pesce bianco (+16,1%), tant’è che le tonnellate complessive di prodotto vendute, pari a 15.624, si sono ridotte nell’ultimo anno del 7,4%. Cresce però il fatturato: grazie all’aumento del prezzo medio alla produzione, assestatosi sui 3,51 /kg (+12,5%), ha raggiunto quota 54,8 milioni di euro (+4,2%).
Negativo, infine, il saldo commerciale con l’estero: considerando i prodotti ittici primari, il valore dell’import ha sfiorato i 400 milioni di euro (+5,2%), contro i 72,3 milioni dell’export (+4,8%). Un dato che non sorprende, vista la consueta dipendenza del Veneto dagli approvvigionamenti ittici internazionali, confermata dalle differenze quantitative della totalità dei prodotti ittici tra tonnellate importate ed esportate nel 2025: rispettivamente, 155.109 e 20.811.
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