Renzi in Senato attacca Meloni e cita Gigi Proietti: "Quando qualcosa non va è sempre colpa degli altri". Passano le risoluzioni di centrodestra
È il giorno delle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Parlamento in vista del prossimo Consiglio europeo, che si terrà domani e venerdì. La premier stamattina ha tenuto il suo discorso in Senato, oggi pomeriggio sarà alla Camera, dove non interverrà di nuovo ma replicherà soltanto ai deputati. Dopo la discussione generale e le repliche della presidente del Consiglio, è stato il turno delle contro-risposte, le dichiarazioni di voto in merito alle risoluzioni presentate: la maggioranza ne ha presentate due, una si è aggiunta in extremis ed è molto breve. Mentre le opposizioni ne hanno presentata una per partito divise di nuovo dopo ieri. Queste ultime sono state precluse. A passare solo quelle di centrodestra. Nel corso delle dichiarazioni di voto, poi, il primo a parlare è stato il leader di Italia viva Matteo Renzi, che ha chiamato la premier "Giorgia Proietti Meloni", citando il celebre avvocato che "dà sempre la colpa agli altri". Ma lo scontro si è acceso anche quando ha parlato il senatore Luca Pirondini del Movimento 5 stelle che. E uro è stato – chiaramente – anche il capogruppo Pd Francesco Boccia.
Renzi: Meloni come Gigi Proietti
"Giorgia Meloni ci dipinge un'Europa che è un Moloch della burocrazia e che è la causa dei problemi. Questa posizione non è la mia ma è coerente. Ma qual è l'elemento? Costantemente lei dice, da quando ci siamo noi la voce della nazione è tornata. Delle due l'una", dice Renzi intervenendo nel discorso. "O l'Europa è il disastro che la presidente racconta, oppure l'Europa non è questa roba qui". E attacca: "È un'immagine un po' da Gigi Proietti: quando c'è qualcosa che funziona l'avvocato si rivendica il risultato. Quando c'è un problema l'avvocato Proietti parla con il contadino Proietti allora dà la colpa agli altri. Lei è da quattro anni che è lì. Lei ha fallito alla prova del cambiamento dell'Europa ed è stata aiutata dall'Europa nei momenti chiave".
Ma i riferimenti al cinema non sono finiti qui. C'è n'è stato anche per Urso: "Sull'Ilva, presidente, l'ho vista in versione Blues Brothers", ha detto dopo che Meloni ha provocato il gruppo di Iv nel corso delle repliche. "Le mancavano soltanto gli occhiali scuri. Lei prima è partita con un evergreen dicendo che è colpa di Monti, Renzi... diamo la colpa sempre, mi stupisco che ancora non si dia la colpa all'evidente responsabilità di De Pretis, di Crispi", dice. E aggiunge: "Sull'Ilva, ci sono stati 12 decreti, 8 diretti e 4 collegati, c'è stata una serie di misure che voi avete preso sull'Ilva, ma c'è un fatto simbolico: il 4 settembre del 2026, quando a Bari il governo Meloni festeggiava il record di longevità, nelle stesse ore a 100 chilometri di distanza, a Taranto, partivano 2495 lettere di licenziamento che sono arrivate agli operai dell'Ilva e che non sono state firmate né da Agostino De Pretis né da Mario Monti, ma dalla incapacità di un governo che ha Urso al ministero dello Sviluppo economico di affrontare il principale problema di crisi aziendale". In quel momento la premier ha alzato le spalle e ha sbuffato. "È colpa vostra se l'Ilva è in queste condizioni".
Il nodo della seconda risoluzione
In extremis, quasi verso la fine delle repliche della presidente del Consiglio la maggiroanza ha presentato una seconda risoluzione. La prima firma è di Maurizio Gasparri. Ha ottenuto il parere positivo del governo, insieme a quell'altra. Entrambe sono le uniche a essere passate: le opposizioni hanno disertato il voto. La risoluzione numero 1 ha raccolto 104 voti favorevoli, 61 contrari e quattro astensioni, la numero 6, 108 voti favorevoli, 1 voto contrario e due astensioni.
Nel testo, negl impegni, si legge: "Continuare a sostenere ogni sforzo – in tutte le sedi europee e internazionali – affinché l'Unione europea promuova e sostenga attivamente ogni iniziativa diplomatica concreta finalizzata al raggiungimento di una tregua immediata sugli attacchi alle infrastrutture energetiche tra Russia e Ucraina, al fine di intervenire in soccorso della popolazione civile già duramente provata da quasi cinque anni di guerra". Il testo ha creato confusione in aula, con Pd, Movimento 5 stelle e Italia viva che hanno contestato la presentazione.
Il Partito democratico ha contestato ripetutamente, seguito da altri gruppi di opposizione come Iv e M5S, in sede di intervento sull'ordine dei lavori la presentzione della seconda risoluzione. Secondo le opposizioni il testo sarebbe dovuto essere precluso, ma il presidente Ignazio La Russa lo aveva ritenuto legittimo appellandosi al regolamento.
Pirondini: "Spero non dedicherete un aeroporto a Delmastro". Scontro con Lucio Malan
Dopo aver rivendicato per l'ennesima volta una fantomatica centralità dell'Italia nel panorama internazionale, Giorgia Meloni ha detto chiaro e tondo che sull'Ucraina se non si trova una figura autorevole allora è meglio delegare tutto a Francia, Germania e Gran Bretagna", ha attaccato il capogruppo del Movimento 5 stelle Luca Pirondini. E ricalca: "Non siamo favorevoli alla resa dell'Ucraina",ci mancherebbe. "Ma – continua – quella sancita da Meloni è la resa della diplomazia italiana".
"La priorità del governo è la legge elettorale, dice che è nata la Terza Repubblica, ma sarà ricordato come quello che più ha odiato la Costituzione", ha detto ancora il senatore pentastellato. A quel punto la premier era già uscita per il pranzo con il presidente della Repubblica Mattarella, invero. Che Pirondini cita: "Avete attaccato la magistratura, la Corte dei Conti, il capo dello stato e svilito il Parlamento". E dice: "All'Europa dite che gli italiani non ce la fanno più, che sono sempre più poveri, che hanno smesso di curarsi" E tira in ballo di nuovo la Palestina: "Aggiunga che l'Italia ripudia la guerra, che l'Italia riconosce lo stato di Palestina e che interromperà i rapporti con Israele".
Poi l'attacco a Delmastro: "Su Delmastro ce la fa a dire una parola? Almirante diceva che se il ladro è uno dei nostri deve prendere l'ergastolo. Credo si vergogni anche lui di voi. Detto questo spero almeno che non dedichiate un aeroporto pure a Delmastro", ha detto. L'affermazione ha scatenato la risposta di Lucio Malan, che nel suo intervento ha spceficiato: "Delmastro non è neppure indagato e si è dimesso, Scarpinato no". La risposta ha scatenato la bagarre nell'Aula che hanno richiesto l'intervento della presidenza de Senato.
Assenze e presenze
Tra i banchi del governo, ad ascoltare la leader di FdI si sono registrate diverse assenze: non erano presenti i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. Il primo si trova a Bruxelles a un incontro dei Patrioiti europei. Il meeting è alle 18, secondo la sua agenda, ma il ministro dei Trasporti si trova già nella capitale belga. Il ministro degli Esteri, invece, che di solito è sempre presente in questo tipo di occasioni, questa mattina è a un incontro imprenditoriale col presidente Abinader Roma della Repubblica domenicana. Ma, fanno sapere, sarà a Montecitorio nel pomeriggio.
Tra i banchi del governo mancano anche i ministri più "di peso". Parliamo di Carlo Nordio (Giustizia), Matteo Piantedosi (Interni), Giancarlo Giorgetti (Economia, quota Lega), Guido Crosetto (Difesa). Presenti invece, tra gli altri, a riempire tutti gli scranni, Maria Elisabetta Alberti Casellati (Riforme), Marina Calderone (Lavoro), Adolfo Urso (Imprese), Orazio Schillaci (Sanità), Tommaso Foti (Affari Europei) e diversi sottoegretari e viceministri.
Nel corso del discorso Meloni ha dedicato ampi passaggi all'Ucraina, alla decisione "rischiosa" di Trump in merito al gas russo e al rapporto che il nostro paese deve tenere nei confronti della Russia. E se dai banchi pieni di Fratelli d'Italia si sono alzati forti applausi, quelli della Lega sono stati più flebili, a maggior ragione perché diversi senatori del Carroccio hanno deciso di non essere presenti oggi (ne contiamo circa un terzo).
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