Inter, Chivu: "Ripeto che Bastoni non ha simulato. Finto prete? La negatività la lascio a voi"

11 Giugno 2026 - 15:23
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L'allenatore dell'Inter, Cristian Chivu si è concesso in una lunga intervista ai microfoni del Corriere dello Sport e del direttore Ivan Zazzaroni.


Nel dialogo ha parlato a tutto tondo di questa sua prima stagione sulla panchina nerazzurra, dal suo arrivo alle critiche sia per la comunicazione che per gli scontri diretti persi. Poi la gestione del gruppo e un punto ribadito ancora una volta che farà discutere i tifosi: l'episodio fra Bastoni e Kalulu non era simulazione del suo difensore.


"VINCERE? SI POTEVA FAR MEGLIO"

"Ho vinto tanto? No (ride, ndr). Per me poco, si poteva far meglio: sto scherzando. Ho giocato per vincere e alleno per vincere, non è andata male anzi".

VALORIZZARE I GIOVANI

"A Parma avevamo fatto la pianificazione e sapevamo chi sarebbe andato via e chi dovevamo comprare. Poi è successo quello che è successo. Sono abituato a lavorare col nuovo e a valorizzare i giocatori a disposizione"

"RINNOVO? ALLENARE L'INTER È GRATIFICANTE, MA HO I CAPELLI BIANCHI"

"Rinnovo? Ma perché dovete sempre parlare di contratti? Perché nessuno parla di quello che avevo l'anno scorso? Io sono felice, allenare l'Inter è gratificante. Io non ho dormito tante notti, sono arrivati i capelli bianchi... è un anno e quattro mesi che non dormo bene, mia moglie non mi riconosce più e i miei figli mi vedono solo mezz'ora a cena che dedico a loro".

SCONTRI DIRETTI

"È ovvio che le aspettative erano diverse a inizio anno, ma le prestazioni e la crescita le ho sempre viste. Le nostre richieste diverse rispetto al passato a tratti si vedevano: poi se perdi una partita qualche fantasma viene fuori e devi essere bravo a gestirli.


Il sostegno della dirigenza non è mai mancato, la vicinanza è stata importante. Poi non è semplice perché si parlava sempre di non vincere gli scontri diretti: 4 sconfitte erano troppe per chi voleva vincere il campionato ma siamo stati bravi a non perdere punti con le altre".

CAMBIAMENTI TATTICI

"Io non volevo fare rivoluzioni, volevo invece un'evoluzione del gioco. A tratti l'abbiamo fatto bene. Ora si parla tutti di Inter pragmatica, ma all'inizio dell'anno sbagliavamo tanto sottoporta, si creavano occasioni ma non riuscivamo a buttarla dentro".

STRESS

"L'origine dello stress? È un bel misto di tutto, devo essere onesto. All'inizio mi chiedevo: sono in grado di farlo? Sono in grado di portare a buon fine quella che è stata la fiducia che questa società mi ha dato? Sono in grado di gestire una determinata tipologia di giocatori? Perché un conto è allenare dei giovani ambiziosi che hanno voglia di ascoltare e imparare, un conto è arrivare ad allenare giocatori già evoluti, è difficile entrare nella loro testa ed è difficile dire cosa devono fare. 

LINGUAGGIO E "FINTO PRETE"

"Ho dovuto cambiare il linguaggio? Ho dovuto adattarmi alla realtà. Io ho una dignità e vedo il calcio fatto alla mia maniera, quello raccontato: questo è diverso da quello che ho visto. Non mi piacevano certi atteggiamenti e dichiarazioni degli allenatori quando ero giocatore: e quando ho iniziato ho detto che l'avrei fatto a modo mio. Ti dicono che sei un finto prete: io leggo qualcosa, non ho i social ma i familiari ce l'hanno e qualcosa me lo fanno vedere. Io non ho fatto il prete, ma non entro in polemica e non mi interessa: io ho un sacco di energie da spendere per gestire la mia squadra. Il resto non mi interessa: a voi interessa la negatività.

"GIUSTO DIFENDERE BASTONI. GIRAVANO A TANTI PERCHÈ AVEVAMO VINTO"

"L'episodio Bastoni-Kalulu? La cosa difficile è stata che avevo fatto quella dichiarazione il giorno prima... Mi sono pentito perché dovevo dire forse. Poi è accaduto quello che è accaduto e avevo due scelte: o mantenere la mia o difendere il mio giocatore. E' giusto difenderlo perché si era creata una situazione subito post-gara che andava oltre le ragioni e il calcio. Tutti si aspettavano che l'Inter non vincesse. Giravano i maroni a tante persone: i big match non li avevamo vinti e si era creata una narrativa che la Juve l'avrebbe vinta, ma per me non era proprio così".

"NON HA SIMULATO"

"Io cos'avrei fatto? Per me non è una simulazione, continuo a dirlo adesso: non è colpa né di Bastoni né dell'arbitro, ma del regolamento VAR. Fuori a tutti noi sembrava fallo netto: pure i giocatori della Juve si girano anche loro arrabbiati. Poi è un tocco leggero e non meritava il giallo, ma la mano allungata c'era: poi lui esagera. Ma solo chi non ha giocato non capisce cosa si vive a livello emozionale in Inter-Juve"

"TUTTI ABBIAMO IMBROGLIATO GIOCANDO"

"Quello che mi ha dato fastidio è che ex giocatori ne hanno parlato come se fosse una vergogna: ma loro stessi l'avevano fatto, tutti abbiamo giocato. E se abbiamo la possibilità di "imbrogliare", in una partita si fa di tutto: sono cose che capitano da anni. Io quello che è successo ad Ale io non l'ho mai visto e non l'ho visto nemmeno dopo perché di episodi ce ne sono stati"

MERCATO PER LA CHAMPIONS

"Io parlo di soldi (ride, ndr). E nessuno ti dà garanzia che i soldi ti porteranno a vincerla. Però aiutano a tenere un livello competitivo: quando inserisci giocatori bravi, anche la loro percezione cambia perché capiscono che il livello si alza. I giocatori ci sono, bisogna essere bravi, e noi lo siamo perché abbiamo scout e dirigenti bravissimi a sceglierli, manca qualcos'altro però..."

LOOKMAN E MANU KONE?

"La pianificazione e la strategia del mercato funziona che tu indovini giocatori che pensi siano funzionali al gruppo e ad un'idea che hai in mente: la bravura sta nell'adattarsi veloce a capire quando non arrivano. Marotta e Ausilio ascoltano ma io non posso parlare del se e del chi sarà: io parlo di quello che ho"




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