Inter, Scudetto "incancellabile": Chivu è l'anti-Conte, campione d'Italia con una differenza reti migliore di lui e Allegri messi insieme
Nerazzurri dominanti in Serie A: lo dicono i numeri.
Dallo scudetto della seconda stella alzato in faccia al Milan a quello numero 21 conquistato alla faccia delle tante critiche ricevute.
L'Inter si laurea campione d'Italia per la ventunesima volta nella storia.
Arrivato al posto di Simone Inzaghi dopo l'umiliante sconfitta per 5-0 nella finale di Champions League persa contro il PSG, Chivu ha fatto leva sull'orgoglio di un gruppo ferito e considerato a fine ciclo. Una sensazione confermata dal Mondiale per Club negli Stati Uniti, chiuso con l'eliminazione contro i brasiliani del Fluminense e la resa dei conti tra Lautaro e Calhanoglu. Due leader che poi invece hanno saputo trascinare la squadra, anche a suon di goal.
CHIVU CONTRO ALLEGRI E CONTE
I nerazzurri vantano il miglior attacco della Serie A con 82 goal segnati e una differenza reti a +51, superiore a quelle del Milan di Allegri (+19) e del Napoli di Conte (+19) messe insieme.
Nella prima parte della stagione Chivu veniva ironicamente paragonato a un prete, perché faceva troppo la morale. Poi col passare dal tempo ha un po' alzato i toni davanti ai microfoni venendo accusato di incoerenza, ma in realtà ha semplicemente attuato un pivot. Termine che, nel gergo del business, indica un cambiamento di rotta strategico quando il modello iniziale non funziona più. Adottato quando la sua Inter, eliminata dai norvegesi del Bodo ai playoff di Champions League, rischiava di perdere anche il primo posto in classifica.
Invece la squadra è stata brava a rialzarsi nel momento decisivo, ottenendo pesanti due vittorie di fila contro Roma (5-2) e Como (4-3). Così Chivu ha potuto togliersi qualche sassolino dalla scarpa, ricordando di aver sempre indicato lo scudetto come obiettivo, a differenza di colleghi molto più esperti e pagati di lui che giocavano a nascondino dicendo sempre e comunque di puntare alla qualificazione in Champions League. E dimostrando coi fatti che, per vincere il campionato, non basta più avere la miglior difesa o aggiudicarsi gli scontri diretti.
"Dittatore democratico" è l'ossimoro utilizzato da Walter Zenga per definire Chivu, l'anti-Conte. Rispetto a chi ha iniziato questo ciclo vincente di 7 anni, l'ex calciatore nerazzurro ha restituito alla squadra i concetti di "Interismo" e "Pazza Inter". Per lui il calcio è un gioco, non una questione di vita o di morte in cui vincere è l'unica cosa che conta come per Conte. Il quale se vince è grazie a lui e se perde è sempre colpa di qualcun altro, invece Chivu si assume tutte le responsabilità quando le cose vanno male come in Champions e dà merito agli altri per la conquista dello Scudetto. Non a caso nel momento del trionfo fa un passo indietro per lasciare gli applausi a calciatori e staff tecnico.
SCUDETTO INCANCELLABILE
Nell'arco di questa stagione le critiche hanno coinvolto non solo l'allenatore, ma anche i calciatori: da Sommer a Lautaro passando per Bisseck, Acerbi, Bastoni, Dimarco, Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan, Luis Henrique, Akanji, Dumfries, Zielinski, Thuram e per finire con le ironie su Pio Esposito "pompato" dalla stampa.
Per il resto sono finiti nel mirino anche il direttore sportivo Ausilio per alcuni acquisti sbagliati sul mercato e il presidente per la "Marotta League".
Al suo primo titolo da presidente, Marotta sfoggia con orgoglio una cravatta nerazzurra con il numero 21: "Un segno che non si cancella".
Tutto ciò ha avuto un effetto boomerang, compattando ancora di più il gruppo nerazzurro. Autore di una vittoria da squadra, in cui ogni componente ha dato il proprio contributo: calciatori, allenatori, dirigenti, proprietari e tifosi. Tutti insieme, per l'Inter.
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