Intervista con Monica Caradonna: “Non uso filtri, ho bisogno di essere autentica sempre”

13 Giugno 2026 - 19:06
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Intervista con Monica Caradonna: “Non uso filtri, ho bisogno di essere autentica sempre”

Giornalista, conduttrice, inviata, esperta di enogastronomia e profonda conoscitrice del territorio, Monica Caradonna è entrata nel cuore degli spettatori portando sul piccolo schermo autenticità, professionalità e solarità, caratteristiche che traspaiono durante questa chiacchierata effettuata in un momento di pausa dal lavoro, quando si trovava a Taranto, la sua amata città d’origine, con lo sguardo rivolto verso il mare.

Monica Caradonna ci ha parlato della cucina del futuro che a suo parere “deve essere identitaria ma anche sostenibile e zero sprechi”, del programma “Italia A/R” al via dal 29 giugno su Rai 1 con Vittorio Brumotti, in cui porterà un contributo in termini di cultura gastronomica, ma anche di Ego Festival, da lei ideato, delle esperienze a “Camper” e “Linea Verde Italia”, di viaggi e di radici, che sono “fondamentali in quanto ricordano chi sei e da dove sei partito”.

credit foto ufficio stampa Rai

Monica, dal 29 giugno la vedremo su Rai 1 insieme a Vittorio Brumotti nel nuovo programma “Italia A/R”, cosa può anticiparci a riguardo?

“Dopo gli ultimi quattro anni in cui ho lavorato estate e inverno avevo voglia di fermarmi un attimo, ma quando mi è stato chiesto un contributo in termini di cultura gastronomica all’interno del programma “Italia A/R” ho accettato con entusiasmo. Avrò uno spazio di qualche minuto in cui inviterò i cuochi a portare delle ricette identitarie, sostenibili e zero sprechi. Si parlerà quindi di territorio cercando di contestualizzarlo partendo da una materia prima, da un prodotto, e ogni giorno daremo dei suggerimenti utili con un trucco sfizioso”.

Come vede la cucina del futuro?

“Secondo me deve essere identitaria perchè bisogna tornare a raccontare i territori e andare a colmare le disuguaglianze esistenti tra le comunità rurali e le città. Inoltre deve essere sostenibile e zero sprechi perchè come esseri umani produciamo più cibo di quello che consumiamo ma nonostante questo ci sono delle sacche enormi di povertà alimentare nel nostro pianeta. Dovendo dare un contributo culturale all’interno del programma ho provato a declinare tutto questo in maniera briosa e contemporanea facendo anche sensibilizzazione sul tema”.

A proposito di territori e materie prime, lei ha ideato l’Ego Festival nella sua città, Taranto, che rappresenta un ponte tra territori, generazioni e saperi ...

“Racconta la cultura gastronomica italiana come esperienza, formazione e condivisione. In questa edizione ad esempio si è parlato di assenza di cibo, sembra un paradosso ma oggi dobbiamo fare i conti con i cambiamenti climatici, viviamo uno spopolamento delle aree rurali e abbiamo l’obbligo di colmare quelle distanze attraverso il cibo etico, che rappresenta un linguaggio universale”.

Quanto sono importanti per lei le radici?

“Per me sono fondamentali, ognuno di noi dovrebbe ricucire la propria esistenza con le sue radici, in quanto ti ricordano chi sei e da dove sei partito. Non conoscere e non valorizzare la tua storia è un tradimento verso la tua terra, per questo in tv, nei congressi, sui palchi o negli incontri nelle scuole parlo sempre del tema dell’identità”.

Prima parlava di ricette identitarie, qual è la sua?

“Io sono Tarantina, quindi la mia ricetta identitaria è i tubettini con le cozze. Se poi devo pensare a un cibo che rappresenti l’Italia direi la pizza che è come un quadro sul quale puoi dipingere quello che vuoi in base alla tua identità”.

Ha condotto anche un programma in cui la pizza era la regina, “Pizza Doc” …

“Ho condotto la prima edizione su Rai2, insieme a Tinto. Era un bellissimo racconto dell’Italia agroalimentare, della nostra storia gastronomica e contadina. Ogni micropaese, infatti, può essere descritto attraverso un prodotto tipico”.

Monica Caradonna e Tinto – credit foto ufficio stampa Rai

Cosa ha aggiunto invece al suo percorso lavorativo la conduzione di “Linea Verde Life” con Elisa Isoardi e poi di “Linea Verde Italia” con Tinto?

“L’esperienza con Elisa Isoardi è stata molto formativa, mi ha insegnato tanto relativamente al mondo televisivo e mi ha regalato un’amica. Tinto è come un fratello, ci conosciamo da venticinque anni, c’eravamo scelti per il programma Pizza Doc, c’è un’amicizia che va oltre il rapporto professionale e quindi traspare la confidenza, la complicità, l’affetto sincero che ci lega”.

Con “Linea Verde Italia” ha la possibilità di viaggiare e conoscere nuovi territori e culture. Cos’è per lei il viaggio?

“Io sono una curiosa cronica, mi piace scoprire e approfondire, quindi il viaggio è una continua scoperta, una sorta di urgenza culturale per me”.

C’è un viaggio in particolare che ha fatto per lavoro o per piacere che le è rimasto nel cuore?

“Ce ne sono due in particolare. Quando lavoravo come giornalista di cronaca, sono stata in Kosovo, dieci anni dopo la fine della guerra, in un villaggio di rifugiati gestito dall’esercito e ho scoperto delle realtà dolorose, ho raccontato delle situazioni veramente toste, e una cultura che faceva fatica a ripartire. Quell’esperienza mi ha segnato tantissimo. Se penso a Linea Verde, invece, porto nel cuore il viaggio in Etiopia, in cui ho raccontato la filiera del caffè, dalla piantagione alla tazza, e dopo aver visto per la prima volta dove nasce mi sono sentita felice come una bambina. Oggi possiamo avere frutta e ortaggi in qualsiasi stagione, se ad esempio vuoi mangiare le fragole a dicembre le trovi al supermercato, invece è importante comprendere da dove arrivano i prodotti, in quale periodo dell’anno crescono, e dare loro valore, non solo dal punto di vista gastronomico, ma anche ambientale, sociale, economico”.

Com’è nata la sua passione per il giornalismo e poi per l’enogastronomia?

“Fin da bambina ho sempre sognato di fare la giornalista, ricordo che in terza media avevo fondato un giornale, dove raccontavo quello che succedeva a scuola. Mi sono appassionata invece all’enogastronomia quando ho scoperto di avere la Snas, la sindrome da allergia sistemica al nichel. A quel punto ho switchato e mi sono interessata particolarmente al tema gastronomico con l’approccio multidisciplinare della giornalista che fa cronaca. Mi sono dovuta disintossicare dal nichel per sei anni e non volendo perdere i benefici del piacere del cibo, ho iniziato a studiarlo, e pian piano è diventato il settore di maggiore interesse personale, ma soprattutto professionale”.

credit foto ufficio stampa Rai

Nel 2022 è approdata in Rai con “Camper”, che ricordo conserva di quel programma?

“È stata una follia per me accettare di prendere parte a “Camper”, in quanto non mi sentivo all’altezza, nel senso che avevo alle spalle vent’anni di professione nel settore enogastronomico, avevo fatto un anno di esperienza in una tv regionale, ma mai avevo lavorato in una tv nazionale, per cui era un salto nel vuoto. Grazie anche ad una mia amica che mi ha incitata a provare, ho deciso di non lasciarmi sfuggire questa opportunità ed è stato un percorso bellissimo, dove sono rimasta sempre me stessa, con i piedi per terra, umile, secchiona. “Camper” è nel mio cuore”.

Quanto è difficile restare autentici e prendersi la libertà di essere se stessi, in tv e in una società votata all’apparenza, al mettersi in mostra?

“E’ una questione di carattere, di sicurezza in se stessi. Io non so fingere, non uso filtri neanche sui social, sono del segno zodiacale della Bilancia e ho bisogno di essere autentica sempre. Forse tornare ogni weekend a casa, a Taranto, nella mia città che amo follemente, dai miei affetti, dai miei genitori, dalle amiche, dalle cugine, dai nipotini, dal fruttivendolo di fiducia, mi permette di rimanere solidamente attaccata alla normalità. Non mi interessa essere diversa, nel bene e nel male sono me stessa, anche in televisione. Ho cinquanta anni, non ho più nulla da dimostrare ma ho sempre tanta voglia di fare, non mi fermo mai. Ad esempio qualche giorno fa sarei potuta stare a casa a riposare, invece sotto il sole cocente sono andata a visitare l’Oasi delle Leggiadrezze, un’area naturalistica dedicata alla biodiversità a Taranto dove vengono coltivate più di 600.000 piantine e viene fatta ricerca. Sarebbe bello raccontare questa realtà in televisione”.

Il lavoro di giornalista porta spesso lontano da casa, cosa le ha dato e cosa le ha tolto?

“Il bilancio è molto positivo. Sicuramente mi toglie la quotidianità a casa, la possibilità di costruire un rapporto d’amore stabile, in quanto non è facile trovare una persona quando sei sempre in giro, però è un mestiere che mi ha dato e continua a darmi tantissimo”.

Nel tempo libero invece cosa le piace fare?

“Mi piace passeggiare, stare a contatto con la natura e leggere”.

C’è un programma che le piacerebbe condurre?

“Mi piacerebbe condurre un programma legato al mare. E’ il mio elemento prediletto e mi rende felice”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Gloria Amato

credit foto ufficio stampa Rai

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