Italia, il nuovo dt Claudio Ranieri: "La chiamata della Nazionale è il coronamento di una carriera, voglio coronare il sogno dei bambini di vedere la Nazionale ai Mondiali"

29 Luglio 2026 - 21:05
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L'ex allenatore della Roma parla in occasione della presentazione del nuovo ct Mancini

Presso la sede della Federcalcio italiana a Roma, si è tenuta la prima conferenza stampa da nuovo direttore tecnico e presidente di Casa Italia Claudio Ranieri. Chiamato dal numero uno FIGC Giovanni Malagò a raccogliere l'eredità di Paolo Maldini che, dopo appena 17 giorni in carica, ha rassegnato le dimissioni in conseguenza della mancata nomina di Andrea Pirlo, suo candidato per la panchina della Nazionale.


I MIEI SOGNI

Sul senso di rivincita dopo la chiusura della Roma: “No, considero questa opportunità solo il coronamento della mia carriera. Non credevo ai miei occhi quando ho visto la chiamata di Malagò, ero al mare... So che ci attende un compito arduo ma non mi sono mai tirato indietro di fronte alle sfide nella mia carriera. Ho due obiettivi: restituire passione per la maglia della Nazionale e coronare il sogno dei bambini, come mio nipote di 12 anni, di vedere l'Italia ai Mondiali”.

IL CALCIO COSTA TROPPO

Sugli obiettivi e il lasso temporale per raggiungerlo: “Difficile dirlo, so che la situazione è complicata che io sono chiamato a risolverla. Dobbiamo tornare a mettere a disposizione alla Nazionale giocatori validi, perché oggi è complicato trovare giocatori per la Nazionale. I bambini per andare alle scuole calcio spendono troppi soldi, per le famiglie è un sacrificio molto grande e questa è una delle cose che voglio approfondire. Dobbiamo riportare i bambini – che oggi praticano altri sport o si dedicano ai videogiochi – al gioco del calcio e dobbiamo farlo pagare meno. Ad una recente conferenza stampa, ho evidenziato come il lavoro delle nazionali giovanili è buono, ultimamente abbiamo vinto tante manifestazioni giovanili perché siamo bravi tatticamente. Qui da noi la tattica di squadra è esasperata come non avviene altrove, noi dobbiamo invece ripristinare la tecnica individuale, dobbiamo insegnare a giocare la palla, a fare gli stop. Non è più possibile che nelle squadre dei bambini agli allenatori venga chiesto solo di vincere”.

I TALENTI ITALIANI

Sui giocatori italiani che trovano poco spazio nelle rispettive squadre: “Io ripenso alla mia epoca, quando i giocatori stranieri per le formazioni di Serie A potevano essere un massimo di due. Poi negli ultimi anni c'è stata un'esplosione di calciatori stranieri e io vorrei capire insieme a tutte le componenti, ai presidenti di Serie A e di Serie B cosa si possa fare per aumentare la possibilità di scelta per il commissario tecnico della Nazionale”.

IL PROGRAMMA DI MALDINI

Sul programma di Maldini e Leonardo, se c'è qualcosa di utilizzabile: “Le loro parole sugli 8-10 anni di tempo sono state equivocate. Lui parlava di ragazzi molto giovani da aiutare a crescere, da monitorare nei miglioramenti tecnici che possano fare un percorso per arrivare in alto. Bisogna tornare a far esprimere i ragazzi, lasciarli liberi di giocare la palla e non imporre cose tattiche come le partite a uno o due tocchi o le diagonali. Rispetto alle realtà straniere più importanti, abbiamo perso completamente l'attenzione alla tecnica. La tattica serve solo per inquadrare i ragazzi ma dai 13-14 anni”.

IL RIFIUTO DI UN ANNO FA

Se ha un rimpianto di non aver accettato un anno fa, quando era alla Roma: “Ho dovuto dire no a malincuore, ma sono stato costretto a dire di no perché avevo un contratto con la Roma, che è peraltro la mia squadra del cuore. Avevo un impegno da onorare e un approdo in Nazionale era incompatibile, avrebbe creato un problema a livello di conflitto di interessi”.

IL RAPPORTO CON MANCINI

Se fosse disponibile a dare consigli e confrontarsi con Mancini: “Sono stato allenatore fino a due anni fa, quindi se Roberto vorrà avere un mio suggerimento ci sarò, altrimenti me ne starò al mio posto e mi occuperò delle tante cose che dovrà gestire nel mio lavoro”.

I GIOCATORI HANNO SOFFERTO PIU' DI TUTTI

Sulla necessità di far riappassionare i calciatori alla maglia azzurra: “I nostri giocatori hanno un senso di appartenenza notevole e grazie al gioco che porterà Roberto Mancini saranno ancora più stimolati. Non hanno bisogno di innamorarsi di nuovo perché il loro attaccamento è già grande e sono i giocatori quelli che hanno sofferto maggiormente per il mancato raggiungimento di certi obiettivi”.

SERVE L'AIUTO DI TUTTI

Sulle riforme e il coinvolgimento della politica: “Chiederò aiuto a tutti, vedremo chi potrà permettere a Mancini di poter scegliere tra più giocatori italiani e che possano giocare maggiormente nel campionato italiano. Non si può essere tifosi della Nazionale soltanto quando le cose vanno bene, c'è bisogno di essere uniti”.

IL LAVORO CON MANCINI

Sul lavoro con Mancini a proposito del programma per le giovanili: “Io non andrò da lui a dire le cose, ma se avvertirà la necessità di confrontarsi con me troverà massima collaborazione e lealtà. E' un allenatore grande e vaccinato e non ci saranno problemi qualora non avesse bisogno di un mio parere. Sono stato molto contento della sua vittoria agli Europei in Inghilterra nel 2021, gli mandai un messaggio per manifestargli la felicità per quella impresa”.

L'ULTIMO ANNO A ROMA

Sull'ultimo anno alla Roma: “E' stato bellissimo, pieno di cose particolari, anche lontane da me ma proprio per questo molto utili e molto formative”.

TROPPA ESTEROFILIA

“Modello spagnolo o modello norvegese per avvicinare i ragazzi al calcio? Io guardo al modello italiano. Siamo diventati troppo esterofili, all'estero fanno quello che noi abbiamo sempre fatto bene, come fase difensiva, ma quello che da noi è catenaccio altrove si chiama blocco basso. Il nostro problema è quello che succede nei settori giovanili, dove gli allenatori pensano solo a vincere per mettersi in mostra. Si pensa troppo alla tattica e si rinuncia ad insegnare la tecnica individuale, l'ABC, i gesti essenziali. E poi c'è un problema di scelta dei giocatori, degli italiani che vanno bene a livello giovanili ma a cui poi manca un passo ulteriore per essere eleggibile per la Nazionale”.

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