Italia, il piano riforme di Malagò: giovani, stadi, soldi, così vuole far ripartire il calcio

01 Agosto 2026 - 20:55
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Dopo la scelta di CT, DT e prossimamente responsabile giovani sarà tempo di avviare il processo di riforme tanto atteso.

La tempesta sembra essersi placata e dopo settimane di caos culminate con le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo e il tramonto della candidatura di Andrea Pirlo, la FIGC ha finalmente imboccato una strada precisa. Il presidente Giovanni Malagò ha assunto il pieno controllo della nuova governance federale, scegliendo Roberto Mancini come commissario tecnico della Nazionale e affidando a Claudio Ranieri il ruolo di direttore tecnico.


Una doppia nomina che divide i compiti: da una parte la gestione del presente e della rincorsa al prossimo Mondiale, dall'altra la costruzione del futuro del calcio italiano. Ed è proprio su Ranieri che ricadrà il lavoro più complesso. Perché ricostruire la Nazionale passa inevitabilmente dalla ricostruzione dell'intero movimento: dai vivai ai campionati, dalle risorse economiche alla formazione degli allenatori. Un percorso che richiederà idee, programmazione e, soprattutto, il sostegno della politica.


RANIERI GUARDA ALLA BASE DELLA PIRAMIDE

Nella conferenza stampa di presentazione, Claudio Ranieri ha chiarito fin da subito quale sarà la sua missione. Il nuovo direttore tecnico ha spiegato di voler lavorare soprattutto sul settore giovanile e sulle scuole calcio, sottolineando come la crescita dei ragazzi debba tornare ad essere la priorità del sistema.


"Voglio far innamorare di nuovo i bambini degli Azzurri. Chiederemo aiuto a tutti per permettere a Roberto di avere giocatori validi, sperando che giochino sempre di più in Italia. Devo lavorare ad abbassare i prezzi, è impossibile che le famiglie paghino così tanto. Non so quanto costi una retta, ma devo avere tutte le carte e poi voglio abbassare. Voglio che vengano sempre più bambini a giocare a calcio. Bisogna lavorare tantissimo dai 10 ai 14-15 anni. Bisogna aiutarli a diventare bravi. La differenza tra noi e le altre: noi siamo bravi tatticamente, gli altri sono bravi tecnicamente. I ragazzi devono essere lasciati liberi di esprimersi”.

MALAGÒ LAVORA CON LA POLITICA: IL DOSSIER RIFORME

Parallelamente al lavoro tecnico, Malagò ha già avviato un confronto con il Governo e con il ministro Andrea Abodi per costruire un pacchetto di riforme che possa aiutare a dirottare risorse prodotte dal calcio e che finisco all'esterno, a restare nel sistema.


Come raccontato dal Corriere dello Sport, sul tavolo dell'esecutivo ci sono già quattro diversi disegni di legge presentati da forze politiche differenti, tutti con l'obiettivo di intervenire sul sistema calcio. Il testo più avanzato è quello che punta a creare nuovi strumenti di sostegno economico al movimento e a favorire una governance più moderna e sostenibile, attraverso interventi che coinvolgono sia il professionismo sia il calcio di base.

IL 10% DEI PROVENTI DELLA LOTTA ALLA PIRATERIA

Tra le misure contenute nel provvedimento più avanzato in questo momento (il DDL Marcheschi di Fratelli d'Italia) c'è una delle richieste storiche del calcio italiano: destinare al movimento il 10% delle somme recuperate grazie alla lotta contro la pirateria audiovisiva. L'obiettivo è creare una fonte stabile di finanziamento da reinvestire nello sviluppo del sistema, trasformando il contrasto alle piattaforme illegali in un beneficio diretto per il calcio italiano, ma anche su questa percentuale Malagò sta provando a spingere verso cifre ben più alte.

AIUTARE IL PROFESSIONISMO, NON SOLO LA SERIE A

Il piano di Malagò, però, non guarda esclusivamente ai grandi club di Serie A (che sono comunque i promotori della sua candidatura e i più importanti fra i suoi grandi elettori). L'intenzione è infatti quella di sostenere anche quella parte di professionismo che rappresenta il vero ponte tra il calcio giovanile e quello di vertice: la Serie C e il calcio femminile.


Nelle scorse settimane il presidente della Lega Pro Matteo Marani ha ottenuto un primo risultato concreto: il ministro Andrea Abodi si è impegnato a destinare alla categoria lo 0,5% delle risorse derivanti dai diritti audiovisivi sportivi assegnati alla FIGC, una misura pensata per garantire maggiore sostenibilità economica ai club e consentire loro di investire con continuità nella crescita dei giovani.

LA "RIFORMA ZOLA" E IL NUOVO MODELLO DEI VIVAI

Sul piano tecnico il riferimento per la Serie C è la cosiddetta "Riforma Zola", il progetto fortemente voluto dal vicepresidente Gianfranco Zola e sostenuto da Marani.


La riforma introduce una corsia preferenziale per i calciatori cresciuti nel vivaio: le società dovranno inserire nelle proprie rose un numero crescente di prodotti del settore giovanile, che non occuperanno posti nella lista principale dei professionisti, mentre gli incentivi economici saranno sempre più legati all'effettivo impiego dei giovani in campionato. L'obiettivo è spingere i club a investire sulla formazione invece che sul mercato, trasformando la Serie C nel vero campionato di sviluppo del calcio italiano.


È una filosofia destinata a dialogare con il lavoro federale che dovrebbe essere affidato proprio a Gianfranco Zola che supervisionerà il lavoro del coordinatore delle nazionali giovanili Maurizio Viscidi.

L'intenzione è quella di uniformare il percorso tecnico dei ragazzi privilegiando, soprattutto tra i 10 e i 14 anni, lo sviluppo della tecnica individuale rispetto alla specializzazione tattica.

STADI E EURO 2032

L'ultimo grande fronte è quello delle infrastrutture. Il percorso verso Euro 2032 ha già preso il via con la manifestazione d'interesse presentata da tredici città italiane e sedici stadi.


Nei prossimi mesi inizierà la selezione degli impianti che ospiteranno la competizione, ma soprattutto dovrà accelerare il percorso di ammodernamento delle strutture. Per Malagò rappresenta un passaggio imprescindibile: senza stadi moderni e sostenibili sarà difficile immaginare un rilancio complessivo del calcio italiano, tanto dal punto di vista economico quanto da quello sportivo. Anche qui, servirà il lavoro del commissario straordinario scelto dal governo. Il tempo stringe, anche per non perdere la candidatura.

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