Italia, per Roberto Mancini il clima è già bollente: ad attenderlo c’è subito un doppio esame
Roberto Mancini torna sulla panchina della Nazionale e lo fa in un clima che somiglia molto a una doppia partita: una sul campo, durissima, e una fuori, altrettanto complicata. Il caos che ha portato al dietrofront su Pirlo, alle dimissioni di Maldini e Leonardo e alla scelta finale della FIGC è destinato a far ancora discutere e il nuovo Ct, reduce nella passata esperienza azzurra da un ciclo che ha regalato l’Europeo 2020 ma anche la ferita della mancata qualificazione a Qatar 2022, sa bene che la sua seconda avventura parte sotto la lente d’ingrandimento.
La Nations League sarà il primo banco di prova, e non uno qualsiasi. L’Italia è inserita nel Girone 1 della Lega A con Francia, Belgio e Turchia: tre avversarie che arrivano da un Mondiale 2026 molto diverso per ciascuna di esse, che nel torneo itinerante in questione avranno motivazioni altissime. Mancini debutterà il 25 settembre contro il Belgio in casa, poi affronterà la trasferta turca del 28 e quella francese del 2 ottobre. Il 5 ottobre arriverà il ritorno con la Turchia, mentre a novembre si chiuderà con Francia in casa (12) e Belgio fuori (15).
Un calendario che non concede tregua, soprattutto per una Nazionale che deve ritrovare identità, fiducia e continuità. E qui si apre il secondo fronte, quello che non si gioca sull’erba ma fra i tifosi e nelle opinioni degli addetti ai lavori. Lo scetticismo è forte: tanti appassionati non hanno gradito il ritorno di Mancini, altri temono che il passato possa pesare più del presente, altri ancora si chiedono se il nuovo Ct riuscirà a gestire una fase di transizione tecnica e generazionale che richiede scelte nette e coraggiose.
Su Facebook, Instagra, X e TikTok, nelle ore successive all’annuncio, sono circolati commenti che oscillano tra la nostalgia per l’Europeo vinto e la preoccupazione per un ciclo che si era chiuso male. Alcuni utenti parlano di “seconda chance meritata”, ricordando le frizioni con Gabriele Gravina, all’epoca presidente della Federcalcio, che avevano pesato sulla scelta di Mancini di andare via per accettare l’offerta dell’Arabia Saudita. Altri tifosi, però, parlano senza mezzi termini di “passo indietro” e atteggiamento gattopardesco della FIGC.
A complicare il quadro c’è anche la struttura dirigenziale rinnovata: Claudio Ranieri sarà il nuovo direttore tecnico e presidente del Club Italia, un ruolo che porta equilibrio ma anche responsabilità. La Nations League non potrà essere sottovalutata: sia perché un’eventuale retrocessione peserebbe a livello economico, oltre che sportivo, sia perché il torneo rappresenta un’ancora di salvezza per chi non riuscirà a qualificarsi a Euro 2028: la Svezia, approdata ai Mondiali 2026 proprio sfruttando questa chance, ne è un perfetto esempio.
Mancini dovrà quindi muoversi su un doppio binario: ricostruire la squadra e ricucire il rapporto con una parte di tifosi che vive questo ritorno con diffidenza. Le prime sfide saranno tecniche, tattiche e psicologiche, ma anche comunicative. Perché la nuova Italia dovrà convincere prima di tutto fuori dal campo, dove il dibattito è acceso e dove ogni passo sarà osservato con attenzione.
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