Italiani all’estero, Vaccaro (CGIE): “La rappresentanza è a rischio, il diritto di voto va tutelato”

13 Luglio 2026 - 14:15
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Italiani all’estero, Vaccaro (CGIE): “La rappresentanza è a rischio, il diritto di voto va tutelato”

La riforma del voto degli italiani all’estero continua ad alimentare il confronto politico e istituzionale. Sul tema interviene Carmelo Vaccaro, consigliere del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) per la Svizzera, che lancia un appello affinché ogni modifica normativa salvaguardi pienamente i diritti costituzionali dei connazionali residenti fuori dall’Italia.

In una nota, Vaccaro esprime forte preoccupazione per il dibattito in corso sulla riforma della legge elettorale della Circoscrizione Estero, denunciando il rischio che, dietro l’obiettivo di rendere più sicuro il sistema di voto, possano essere introdotte limitazioni alla partecipazione democratica.

«Ancora una volta gli italiani residenti all’estero si trovano al centro di un dibattito che riguarda direttamente i loro diritti costituzionali», afferma Vaccaro. «E, ancora una volta, emerge la sensazione che milioni di connazionali vengano considerati cittadini inferiori, ai quali si riconoscono formalmente gli stessi diritti dei residenti in Italia, ma che nella pratica continuano a essere oggetto di limitazioni, diffidenze e discriminazioni».

La riforma del voto all’estero

Il consigliere del CGIE ricorda come da anni sia condivisa la necessità di intervenire sul sistema del voto per corrispondenza, anche alla luce delle criticità emerse nelle ultime consultazioni elettorali.

«Nessuno mette in discussione la necessità di rendere le procedure più sicure, trasparenti e affidabili. Il problema nasce quando, con il pretesto della sicurezza, si rischia di comprimere un diritto costituzionalmente garantito», sottolinea.

Secondo Vaccaro, il confronto parlamentare in corso alla Commissione Affari Costituzionali della Camera evidenzia posizioni ancora molto distanti: da un lato chi punta a rafforzare i controlli, dall’altro chi teme che alcune modifiche possano tradursi in un ostacolo all’effettivo esercizio del diritto di voto.

“Sicurezza e diritto di voto devono convivere”

Per il consigliere del CGIE le due esigenze non sono incompatibili.

«La sicurezza del voto e il diritto al voto non sono valori alternativi, ma devono convivere. Rafforzare uno non può significare indebolire l’altro».

Tra le proposte avanzate figurano l’introduzione di strumenti tecnologici più avanzati, sistemi di tracciabilità delle schede elettorali, procedure di verifica più rigorose e la stampa di tutte le schede esclusivamente in Italia, presso l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, per garantire maggiore trasparenza lungo l’intero processo elettorale.

Le critiche all’opzione inversa per i Comites

Vaccaro richiama inoltre l’esperienza dell’«opzione inversa» introdotta per le elezioni dei Comites, che impone agli elettori di dichiarare preventivamente la volontà di votare.

«Nei fatti ha determinato un drastico calo della partecipazione elettorale, trasformando un diritto costituzionale in un adempimento burocratico aggiuntivo e limitando la rappresentatività degli organismi eletti», osserva.

“Gli italiani nel mondo non sono cittadini di serie B”

Il consigliere del CGIE esprime infine preoccupazione anche per l’ipotesi di attribuire al Governo un’ampia delega nella definizione delle future modalità di voto, ritenendo invece che sia il Parlamento a dover fissare con chiarezza principi e limiti della riforma.

Ma il passaggio più significativo della sua riflessione riguarda il ruolo degli italiani all’estero.

«Ogni volta che si affronta questo tema sembra quasi che milioni di italiani residenti fuori dai confini nazionali debbano continuamente dimostrare di meritare gli stessi diritti dei connazionali che vivono in Italia. Una presunzione ingiusta e profondamente offensiva».

Vaccaro ricorda il contributo delle comunità italiane nel mondo alla promozione dell’Italia, della sua lingua, della cultura, del Made in Italy e delle imprese italiane.

«Gli italiani all’estero rappresentano una straordinaria risorsa economica, culturale, sociale e diplomatica. Costruiscono ogni giorno relazioni economiche, commerciali e istituzionali che contribuiscono alla crescita del nostro Paese. Eppure, quando si tratta di riconoscere pienamente i loro diritti, troppo spesso prevale una visione miope».

Per il consigliere del CGIE la riforma del voto all’estero dovrà quindi conciliare sicurezza, trasparenza e piena tutela del diritto di partecipazione democratica, evitando che milioni di cittadini italiani residenti oltre confine vedano ridotta la propria rappresentanza istituzionale.

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