Australia saluta Richard Scolyer, il pioniere della ricerca sul cancro ricordato alla Sydney Opera House
Migliaia di persone hanno partecipato alla cerimonia commemorativa di Stato dedicata allo scienziato australiano, morto a 59 anni dopo una lunga battaglia contro un aggressivo tumore al cervello
L’Australia ha reso omaggio al professor Richard Scolyer, uno dei più importanti ricercatori mondiali nel campo del melanoma e dei tumori cerebrali, con una cerimonia commemorativa di Stato ospitata alla Sydney Opera House.
Scolyer, vincitore del riconoscimento Australian of the Year 2024, è morto il 7 giugno all’età di 59 anni, dopo una battaglia durata tre anni contro un glioblastoma, una delle forme più aggressive di tumore al cervello.
Migliaia di persone hanno raggiunto il celebre edificio sul porto di Sydney per salutare lo scienziato e ricordarne il contributo alla medicina, alla ricerca e alla vita pubblica australiana.
Albanese: «Un tesoro nazionale»
Alla cerimonia hanno partecipato il primo ministro Anthony Albanese, la governatrice generale Sam Mostyn, il premier del New South Wales Chris Minns e numerosi rappresentanti del mondo scientifico e istituzionale.
Albanese ha definito Richard Scolyer un «tesoro nazionale» e una delle figure più luminose della storia contemporanea australiana.
Il primo ministro ha ricordato il coraggio, la curiosità, la generosità e la gentilezza dello scienziato, sottolineando come la sua vita sia stata profondamente legata all’amore per la famiglia e alla volontà di aiutare gli altri.
Albanese ha anche parlato del rapporto personale costruito con Scolyer, che per un periodo era stato suo vicino di casa, ricordandolo non soltanto come una personalità pubblica, ma anche come un amico.
Una vita dedicata alla ricerca
Richard Scolyer era considerato uno dei principali patologi del melanoma al mondo.
Il suo lavoro presso il Melanoma Institute Australia ha contribuito allo sviluppo di nuovi approcci diagnostici e terapeutici che hanno migliorato le prospettive di sopravvivenza di migliaia di pazienti.
Colleghi e ricercatori lo hanno ricordato come un professionista brillante, ma anche come un mentore generoso, capace di condividere conoscenze ed esperienza senza atteggiamenti di superiorità.
Chris Minns ha sottolineato come numerosi pazienti abbiano voluto lasciare messaggi di ringraziamento dopo la morte dello scienziato, raccontando di essere sopravvissuti al melanoma anche grazie al lavoro svolto dal suo istituto.
“Paziente zero” di una terapia sperimentale
Dopo la diagnosi di glioblastoma, Scolyer decise di trasformare la propria malattia in una nuova occasione di ricerca.
Consapevole dei rischi, accettò di sottoporsi a un trattamento sperimentale mai utilizzato prima in quel modo contro un tumore cerebrale.
La terapia prevedeva la somministrazione dell’immunoterapia prima dell’intervento chirurgico per la rimozione del tumore, applicando al glioblastoma alcuni principi già utilizzati nella cura del melanoma.
Scolyer divenne così il primo paziente a ricevere questo particolare approccio terapeutico.
Un rischio affrontato per aiutare gli altri
Il professor John Thompson, chirurgo e ricercatore specializzato nel melanoma, ha ricordato il coraggio dimostrato dall’amico e collega.
Scolyer conosceva perfettamente i rischi scientifici e medici del trattamento, ma scelse ugualmente di partecipare alla sperimentazione nella speranza che le informazioni raccolte potessero essere utili ad altri pazienti.
La terapia non riuscì a sconfiggere definitivamente la malattia, ma gli consentì di vivere molto più a lungo rispetto alla prognosi iniziale, che gli aveva lasciato soltanto pochi mesi.
Durante questo periodo continuò a documentare pubblicamente il proprio percorso, trasformando la battaglia personale contro il cancro in un contributo alla ricerca internazionale.
La famiglia al centro della sua vita
Uno dei momenti più commoventi della cerimonia è stato l’intervento della moglie, Katie Nicholl, che ha ricordato i 24 anni trascorsi insieme.
Nicholl ha raccontato il loro primo appuntamento: Scolyer si presentò senza preavviso davanti alla sua abitazione con due biciclette, proponendole di partire insieme per un’avventura.
Quella giornata, ha spiegato, rappresentava perfettamente la loro vita di coppia, caratterizzata dalla curiosità, dal divertimento e dal desiderio di condividere nuove esperienze.
La moglie lo ha descritto come un uomo gentile, determinato, ironico e profondamente legato ai figli.
Il ricordo dei tre figli
I figli Matthew, Emily e Lucy hanno pronunciato l’ultimo elogio funebre della cerimonia.
Hanno raccontato un padre affettuoso, presente, divertente e capace di trasformare anche i momenti più semplici in ricordi speciali.
Nonostante i numerosi riconoscimenti scientifici e pubblici ricevuti nel corso della carriera, Scolyer ripeteva che il suo risultato più importante erano proprio i suoi tre figli.
Matthew lo ha definito la persona più gentile e generosa che avesse mai conosciuto, promettendo che la famiglia avrebbe continuato a vivere cercando di renderlo orgoglioso.
Lo sport come simbolo di determinazione
All’interno della Sydney Opera House sono stati esposti alcuni degli oggetti più importanti della vita di Scolyer.
Tra questi figuravano la bicicletta, la maglia utilizzata nelle corse Parkrun, la medaglia dell’Order of Australia, il premio Australian of the Year, il caratteristico cappello Akubra e un microscopio, simbolo della sua attività scientifica.
Scolyer era un appassionato di ciclismo, corsa e triathlon. Anche durante la fase finale della malattia continuò a praticare sport.
Completò 200 Parkrun e, pochi mesi prima della morte, percorse circa 500 chilometri in quattro giorni durante la tappa della Tasmania del Tour de Cure, contribuendo a raccogliere oltre 46.000 dollari per la ricerca contro il cancro.
Il saluto della musica australiana
La cerimonia è stata accompagnata da diverse esibizioni musicali.
Peter Garrett, storico frontman dei Midnight Oil, ha partecipato al tributo insieme a Martin Rotsey e Freyja Garbett.
Kate Miller-Heidke ha invece interpretato al pianoforte “The Last Day on Earth”, in uno dei momenti più intensi e commoventi del servizio commemorativo.
La musica ha accompagnato immagini e testimonianze della vita dello scienziato, mostrando non soltanto il ricercatore, ma anche il marito, il padre, l’amico e lo sportivo.
Un’eredità che continuerà a salvare vite
Richard Scolyer ha scelto di raccontare pubblicamente la propria malattia, condividendo progressi, speranze e momenti difficili.
La sua decisione di sottoporsi a una terapia sperimentale non rappresentò soltanto un tentativo di prolungare la propria vita, ma un gesto rivolto alle generazioni future.
Il suo lavoro sul melanoma ha già contribuito a salvare migliaia di persone. La ricerca sviluppata durante la battaglia contro il glioblastoma potrebbe ora aprire nuove strade nel trattamento dei tumori cerebrali.
L’Australia ha perso uno dei suoi scienziati più importanti, ma il contributo di Richard Scolyer continuerà a vivere nei laboratori, negli ospedali e nelle storie dei pazienti che potranno beneficiare delle sue scoperte.
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