Juventus, è colpa della squadra: Spalletti ne elimina 15

26 Maggio 2026 - 18:24
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Allenatore e dirigenti confermati: a pagare saranno i calciatori

Ci sono tre soluzioni quando una stagione si conclude in modo disastroso, perché la mancata qualificazione alla Champions League per la Juventus equivale a un disastro: si cambia l'allenatore, si cambia la dirigenza o si cambiano i calciatori. Ad oggi, due giorni dopo la conclusione del campionato, la prima ipotesi per la Juve sembra da scartare: si va avanti con Luciano Spalletti, che ad aprile aveva rinnovato il suo contratto fino al 30 giugno del 2028. Il tecnico non ha dato le dimissioni e si è messo a disposizione del club, la cui proprietà, nella persona di John Elkann, ha confermato la fiducia all'ex ct della Nazionale. Anche la seconda ipotesi, ad oggi, è da escludere: confermato l'ad Damien Comolli, che nel corso della stagione ha scelto il dt Francois Modesto e il ds Marco Ottolini. Comolli nei prossimi giorni vedrà Elkann: l'obiettivo è quello di arrivare a un'organizzazione del lavoro e a una catena decisionale nella quale, rispetto all'area sportiva, aumenti il peso di Giorgio Chiellini, Director of Football Strategy. E nella quale conti di più, rispetto al mercato, anche il parere di Spalletti.



E' COLPA DELLA SQUADRA

Resta la squadra dunque. C'era la squadra in campo contro il Lecce, contro il Sassuolo, contro il Verona, contro la Fiorentina, contro il Torino: tutte le partite nelle quali la Juve ha gettato al vento punti preziosi, che avrebbero potuto tranquillamente portare i bianconeri in Champions League. Alla Continassa c'è soprattutto la squadra sul banco degli imputati, più che l'allenatore e la dirigenza. E alla squadra il club, come da tradizione, non vuole neanche dare l'alibi dei tanti errori arbitrali che, in questa stagione, hanno penalizzato la Juve, più che altre squadre. Gli errori nei match con il Verona (andata), contro la Lazio (andata e ritorno), contro la Fiorentina (andata) e, soprattutto, nel derby d'Italia perso 3-2 a San Siro contro l'Inter, hanno avuto un peso importante sull'esito della stagione. Ma fanno parte del passato e la Juventus non vuole considerarli decisivi per la mancata qualificazione alla Champions. Decisivo, in negativo, è stato invece l'atteggiamento della squadra nei momenti cruciali.


QUINDICI SACRIFICABILI

Sarà la squadra quindi a essere toccata, il più possibile. Nel rispetto dei bilanci e del fair play finanziario, la Juventus farà il possibile per cambiare volto alla squadra, più che potrà. Non sarà facile vendere e non sarà facile comprare, senza i soldi e il fascino della Champions. Ma l'obiettivo è questo. La dirigenza e il club considerano incedibili pochissimi elementi: Kalulu, Bremer, Thuram, Locatelli, McKennie, Conceicao e Yildiz. Uno di questi potrebbe partire solo a fronte di offerte fuori mercato, fatta salva la volontà del giocatore di partire. Tutti gli altri invece sono sul mercato. Non è detto che partano tutti. Anzi, probabilmente non partiranno tutti, ma sono tutti sacrificabili: Perin, Di Gregorio, Pinsoglio, Holm, Gatti, Kelly, Cabal, Koopmeiners, Adzic, Kostic, Miretti, Cambiaso, Zhegrova, Boga e Milik. Quindici giocatori, ai quali vanno aggiunti i rientri dai prestiti, come quelli di Douglas Luiz e Arthur.



LA VARIABILE VLAHOVIC

L'unico giocatore che merita un discorso a parte è Dusan Vlahovic, in scadenza di contratto a fine giugno e al centro di una complessa trattativa per il rinnovo che è in ormai in fase di stallo da settimane. Le probabilità che il serbo resti diminuiscono man mano che ci si avvicina alla scadenza, ma la fiducia rinnovata a Spalletti potrebbe fare la differenza anche per una spinta in più, da parte del club, in direzione del rinnovo del centravanti.


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