La buona terza via all’isteria su Vannacci passa per un consiglio di Giorgetti

25 Luglio 2026 - 08:25
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V come vittoria. V come virus. V come via di fuga. V come vade retro. V come Vannacci. La V che sta angosciando da settimane la classe dirigente del centrodestra è quella che coincide con la prima lettera del cognome del generale drammaticamente più famoso d’Italia. Che si fa con Vannacci? Ci si allea? Non ci si allea? Lo si ignora? Si risponde? Lo si attacca? Lo si marca? Lo si lascia al suo destino? E se non ci si allea, come si vince? E se non si vince, come si fa? Nel calderone impazzito e accaldato della politica estiva alle orecchie di Giorgia Meloni arrivano suggerimenti di ogni tipo. Alleati, tanto poi te lo mangi tu. Non allearti, perché poi ti mangia lui. Affidati al voto utile, tanto gli elettori di destra non vogliono far vincere la sinistra. Non affidarti al voto utile, perché altrimenti rischi di andare a sbattere, di perdere o, peggio ancora, di peggiorare. Il consiglio più interessante, suggestivo e intelligente offerto a Giorgia Meloni in queste ore è quello che arriva da un politico cauto, prudente e spesso saggio che di nome fa Giancarlo e di cognome fa Giorgetti. Giorgetti, lo sappiamo, non è esattamente il profilo del politico che macina, costruisce e genera consenso. Ma nel corso degli anni ha imparato a muoversi non solo tra le strettoie dei conti pubblici ma anche tra i sentieri impervi della politica. E il lodo Giorgetti, lodo da sposare, almeno in parte, suona grosso modo così. Cara Giorgia, noi non possiamo in nessun modo pensare di allearci con Vannacci. E’ impensabile. E’ una pazzia. Lo è per la Lega, ma questo lo sai, che sarebbe ancora più esposta a un’erosione. Lo è per Forza Italia, e anche questo lo sai, che rischierebbe non tanto di uscire dalla coalizione, cosa impensabile e impossibile, ma di diventare indigesta per molti elettori moderati in cerca d’autore. In definitiva, cara Giorgia, avere Vannacci in coalizione sarebbe complicato anche per te. E’ vero che, numeri alla mano, si potrebbero vincere le elezioni. Ma quello che va considerato è anche questo: non solo cosa siamo disposti a perdere, come identità della coalizione, ma anche tu quanti voti sei disposta a perdere, perché un Vannacci fuori dalla coalizione pagherebbe lo scotto del voto utile, mentre un Vannacci dentro la coalizione secondo te, dopo aver tolto voti alla Lega, a quale altro partito li toglierebbe, se non a Fratelli d’Italia?

Fin qui, tutto chiaro e lineare, persino elementare. Ma il lodo Giorgetti interviene, come il diavolo, nei dettagli. La tesi di Giorgetti è che fare una nuova legge elettorale può essere indigesto per qualcuno ma è necessario per la coalizione. Non solo per provare a vincere ma perché con questa legge elettorale, quella attuale, un’alleanza con il partito di Vannacci sarebbe necessaria, quasi obbligatoria. Il motivo è semplice. Con l’attuale legge elettorale, il Rosatellum, un terzo dei seggi viene assegnato attraverso i collegi uninominali. Significa che le coalizioni devono mettere dentro tutto e il contrario di tutto, nei collegi, per evitare che finiscano agli avversari. Senza Vannacci, con questa legge elettorale, il centrodestra sarebbe spacciato e rischierebbe di ritrovarsi in una condizione non molto diversa da quella in cui si trovò il centrosinistra nel 2022, che andando diviso perse tutti o quasi i collegi uninominali, regalando al centrodestra una maggioranza così ampia da avergli permesso di governare per quattro anni e mezzo. Con la nuova legge elettorale, invece, si può tentare, correndo un piccolo rischio, un’operazione diversa, spericolata, coraggiosa e forse necessaria. Primo passo: andare alle elezioni con il centrodestra unito, senza Vannacci, e provare a sfruttare il voto utile per arrivare al 42 per cento, soglia oltre la quale scatta il premio di maggioranza, facendo affidamento sul fatto che qualche voto al M5s lo potrebbe togliere Vannacci e qualche voto al Pd lo potrebbe togliere il Terzo polo, a cui Giorgia Meloni si sta interessando in prima persona. Secondo passo: in caso di non raggiungimento della soglia del 42 per cento da parte di nessuna coalizione, la legge elettorale (approvata al momento solo alla Camera) diventa una legge proporzionale. Soglia al tre per cento e stop. E’ in questo quadro che subentra il piano Giorgetti: con Vannacci si può dialogare dopo le elezioni, non prima, in modo tale da (a) non farci cannibalizzare, (b) tentare tutte le strade per il voto utile e (c) discutere eventualmente con lui in un secondo momento. All’interno di questo piano, andare alle elezioni senza Vannacci e valutare dopo, c’è la grande speranza di Meloni, ovverosia che il Terzo polo, con Carlo Calenda, Luigi Marattin, Pina Picierno, possa non solo drenare voti al centrosinistra ma anche essere un’alternativa per il futuro. Ma il piano Giorgetti una sua logica ce l’ha. Niente alleanza con Vannacci, continuiamo a dargli filo da torcere, non facciamoci prendere dal panico, avviciniamoci alle elezioni senza isteria, giochiamoci le nostre carte con la legge di Bilancio, nella convinzione che il prossimo 22 settembre l’Istat possa rivedere al ribasso il deficit dello scorso anno, portandolo dunque sotto il tre per cento, condizione che darebbe la possibilità di valutare quest’anno una manovra un minimo espansiva, proviamo a declinare la nostra vocazione maggioritaria e se non ci riusciremo e gli avversari non avranno vinto avremo una strada per salvare la faccia, provare a raccogliere più voti possibili e magari governare i prossimi cinque anni senza avere un Vannacci vicepremier. Semplice e lineare. Viva il lodo Giorgetti!

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