La Casa di Leopardi svela un tesoro nascosto: l’incredibile scoperta nella biblioteca
A Recanati, in provincia di Macerata, una grande villa aristocratica è stata per anni la casa di Giacomo Leopardi. Questo luogo, che oggi custodisce la memoria del poeta, fu in realtà vissuto dall’autore come una vera e propria prigione dorata, un ambiente da cui tentò persino di fuggire. Eppure, proprio tra queste mura, oltre a trovare ispirazione nella bellezza del paesaggio circostante composto da suggestive colline, l’autore dello Zibaldone di pensieri e dell’Infinito, probabilmente, ammirava anche bellezze artistiche nascoste all’interno della dimora di famiglia.
Un ciclo di affreschi databile tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, rimasto nascosto per secoli sotto strati di intonaco e decorazioni successive, infatti, è tornato alla luce proprio nella Biblioteca di Casa Leopardi. Come ha dichiarato la discendente Olimpia Leopardi, “è suggestivo pensare che Giacomo li guardasse”.
Scoperto un ciclo di affreschi nella Biblioteca di Casa Leopardi
La scoperta, presentata a Recanati, è il frutto di un meticoloso intervento di restauro e consolidamento strutturale all’interno dello storico palazzo. Proprio qui, dove nacque e si formò Giacomo Leopardi, una campagna di saggi stratigrafici ha riportato alla luce un ricco apparato decorativo, specchio della vivacità artistica marchigiana tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo.
L’affresco giaceva nascosto sotto una decorazione ottocentesca e ben tre strati di intonaco. Il recupero, guidato da rigorosi criteri del restauro conservativo, è stato particolarmente complesso: i restauratori hanno dovuto rimediare alle profonde picconature inferte nei secoli per far aderire i rivestimenti successivi, procedendo a una lenta rimozione, consolidamento e reintegrazione.
Le indagini hanno persino rivelato un livello ancora più antico, risalente agli inizi del Cinquecento, con raffinati motivi damascati dipinti. Questo ritrovamento aggiunge un tassello prezioso alla storia di una dimora che, per il poeta, rappresentò una sorta di prigione dorata. Fu in questa vastissima e affascinante biblioteca, voluta dal padre Monaldo e forte ancora oggi di oltre ventimila volumi, che Giacomo rimase per lo più relegato, consumando le sue giornate in quel logorante e celebre “studio matto e disperatissimo” che ne segnò la giovinezza.

Un nuovo capitolo nella storia di Casa Leopardi
Il restauro di queste opere non solo accresce il valore del patrimonio artistico custodito nella dimora, ma offre anche una chiave di lettura preziosa per ripercorrere l’evoluzione architettonica e decorativa del palazzo attraverso le varie epoche. Diventa così spontaneo e affascinante immaginare il giovane Giacomo mentre posa lo sguardo su queste stesse figure, prima che il tempo e i successivi rinnovamenti le nascondessero.
A svelare lo straordinario pregio storico e artistico del ciclo è lo storico dell’arte Stefano Papetti, il quale evidenzia i chiari punti di contatto tra questa decorazione e la corrente pittorica fiorita tra Roma e le Marche alla fine del XVI secolo, con un riferimento speciale ai lavori del prestigioso cantiere di Loreto.
Le scene emerse spaziano da vivaci battute di caccia a una Cacciata dal Paradiso Terrestre, includendo rappresentazioni di vita contadina, viandanti in pellegrinaggio e persino una singolare allegoria della Fortuna Marina ispirata all’iconografia classica di Cesare Ripa, il tutto incorniciato da architetture geometriche illusionistiche e cariatidi.
Questo tesoro si aggiunge oggi al percorso di quella che fu la casa natale del poeta, trasformata in un magnetico museo nel cuore del rione di Monte Morello. Un motivo in più per pianificare un viaggio a Recanati e perdersi tra la grande letteratura e una ritrovata meraviglia artistica.

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