La Commissione dice sì all’Italia per l’attivazione della clausola di salvaguardia su difesa ed energia
Bruxelles – La Commissione europea ha dato il suo via libera alla richiesta dell’Italia di attivare la clausola di salvaguardia nazionale. Ora il dossier passa al Consiglio per l’ok finale. A darne l’annuncio oggi (8 ottobre) è stato il portavoce dell’esecutivo comunitario, Balazs Ujvari, durante il briefing quotidiano con la stampa. Si tratta di una richiesta che Roma ha avanzato a settembre e che non riguarda le ultime domande di flessibilità che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha messo nero su bianco in una lettera inviata alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, la settimana scorsa.
“Abbiamo ricevuto la richiesta di attivazione da parte dell’Italia l’11 settembre”, ha spiegato. Dopo aver “esaminato la richiesta, come facciamo sempre”, la “nostra valutazione ha concluso che l’attivazione non mette a rischio la sostenibilità delle finanze pubbliche”. Secondo quanto affermato da Ujvari, l’Italia è il dicannovesimo Stato membro a richiederne l’attivazione. “Nel medio termine, la nostra valutazione è dunque positiva”, ha precisato. Adesso, il dossier passa al Consiglio, che avrà un mese di tempo per dare il via libera definitivo. “Solo allora la clausola potrà essere ufficialmente attivata per l’Italia”, ha concluso.
Contemplata dal Patto di stabilità e crescita dell’UE, la clausola di salvaguardia nazionale (National Escape Clause, NEC) è stata prevista per la difesa dal piano di riarmo europeo e successivamente estesa all’energia. Offre agli Stati membri la possibilità di aumentare temporaneamente la spesa pubblica per far fronte a circostanze eccezionali (come spese straordinarie per la difesa, sicurezza energetica o crisi indipendenti dal controllo del Paese). In particolare, i Paesi UE possono distaccarsi dal percorso della spesa netta per un importo complessivo pari allo 0,6 per cento del PIL, nel periodo compreso tra il febbraio 2026 e la fine del 2028. L’attivazione non cancella i vincoli europei e non eroga fondi UE, ma consente di sostenere alcune spese aggiuntive senza che lo scostamento venga considerato una violazione delle regole fiscali. Il governo italiano ha presentato la richiesta di attivazione in relazione alle maggiori spese per l’energia e la sicurezza il 10 settembre 2026. Le risorse, per un valore complessivo fino a circa 29 miliardi.
Da Palazzo Chigi, sono arrivate subito reazioni “entusiaste”. Il ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha affermato che quello di oggi è un “un passaggio politico cruciale e conferma come questo governo abbia saputo portare a Bruxelles le priorità nazionali con chiarezza e autorevolezza”. Per il ministro, “le regole europee non potevano non tener conto di una realtà economica profondamente cambiata e l’impatto determinante dell’inflazione“. Dal momento che “energia e sicurezza sono dossier strategici per la tutela e la competitività nazionali”, ha osservato “avere maggiore spazio di bilancio significa poter affrontare queste sfide con strumenti adeguati”.
Soddisfazione anche all’opposizione. L’eurodeputato (S&D), eletto con il Partito Democratico, Pierfrancesco Maran, ha dichiarato che il “primo via libera della Commissione europea alla richiesta italiana” è “un risultato importante anche per il significato politico che assume”. In particolare, la possibilità “riconosce che la sicurezza non è soltanto militare: anche l’autonomia energetica è una componente fondamentale della sicurezza nazionale ed europea”, ha sottolineato. Si parla, secondo Maran, “di circa 14 miliardi di euro di maggiore capacità di spesa“, che andrebbero spesi “per investimenti capaci di ridurre strutturalmente la nostra spesa energetica negli anni a venire, diminuendo la dipendenza dai combustibili fossili importati e abbassando i costi dell’energia per famiglie e imprese”, ha concluso.
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