‘Case green’, il richiamo della BCE: “Senza sostegni famiglie a basso reddito incapaci di pagarsele”

08 Ottobre 2026 - 17:35
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Bruxelles – Attenzione ai cambiamenti climatici e alle politiche per il clima: gli effetti dei primi sono disomogenei, e le seconde, se non adeguatamente sostenute con misure mirate, rischiano di acuire divergenze, disuguaglianze e povertà. E’ il messaggio contenuto nell’analisi della Banca centrale europea sulle disparità da cambiamento climatico e il perché l’UE dovrebbe tenerne conto. Pubblicato sulle pagine del blog dell’istituzione di Francoforte, l’analisi ripropone la questione della direttiva sulle prestazioni energetiche delle abitazioni, nota come ‘Case green’, per un nuovo invito a legiferare per bene.

“Le famiglie a basso reddito possono risultare particolarmente esposte ai rischi climatici, disponendo in genere di minori risorse per finanziare interventi di efficientamento energetico“, viene sottolineato nella particolare relazione, dove si sottolinea anche che “le politiche di transizione climatica possono influenzare i prezzi delle abitazioni e gli affitti se i requisiti di efficienza energetica appena imposti mettono un premio sulle proprietà che già le soddisfano”.

In sostanza le politiche di sostenibilità legate all’edilizia e alla questione abitativa rischiano di incedere sui prezzi acquisto e di locazione, a scapito di chi ha più difficoltà a pagare le rate del mutuo e il costo mensile per l’abitazione. Quello che ne deriva è l’invito a misure di sostegno, quali incentivi, detrazioni fiscali, schemi di agevolazioni per le fasce di popolazione a più basso reddito.

“Mentre alcuni effetti asimmetrici potrebbero attenuarsi man mano che famiglie, imprese e regioni si adattano, altri potrebbero rivelarsi più duraturi”, avvertono gli analisti della BCE. Per cui, insistono, “senza un adeguato sostegno politico e investimenti, determinati lavoratori, settori e regioni potrebbero trovarsi ad affrontare sfide persistenti a fronte dei rischi climatici e degli elevati costi di transizione“. E non è tutto: “Se i costi della transizione dovessero ricadere in misura sproporzionata su specifici gruppi, il sostegno pubblico alle politiche climatiche potrebbe indebolirsi, accrescendo l’incertezza e potenzialmente rallentando la transizione stessa”.

Il vero nodo delle questioni climatiche, sottolinea la BCE, è il modo disomogeneo con cui si propagano le ricadute negative da ‘global warming’. Alcune regioni risultano più colpite di altre, in termini di effetti meteorologici estremi e ripercussioni economiche. Allo stesso modo la popolazione risente in modo diverso di ciò che portano con sé alluvioni, siccità e anche politiche di sostenibilità. Ma non solo. Perché a Francoforte si torna ad accendere i riflettori sull’inflazione e le due principali componenti a cui guardano le famiglie: energia e generi alimentari.

Prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia “svolgono un ruolo importante nel determinare le aspettative di inflazione”, si premette. Qualora questi due beni subissero un rialzo a causa di modifiche normative o eventi climatici avversi, ciò graverebbe in modo particolare sulle famiglie a basso reddito. Tale situazione potrebbe accrescerne il rischio di credito e, qualora gli aumenti di prezzo dovessero protrarsi, ridurne la spesa per altri beni e servizi. Inoltre, “costi più elevati per alimenti ed energia potrebbero alimentare richieste salariali più alte, accentuando le pressioni inflazionistiche“. Alla politica il compito di risolvere tutto questo.

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