La Commissione UE agli Stati membri: vietare le pratiche di conversione di genere

Maggio 13, 2026 - 18:07
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Bruxelles – “Non c’è niente da curare e nessuno da cambiare. Non si può cancellare l’identità di una persona“. Lo ha dichiarato oggi (13 maggio) la commissaria europea per la Parità, la Preparazione e la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib, in risposta all’iniziativa dei cittadini europei ‘Vietare le pratiche di conversione nell’Unione europea‘. Erroneamente presentate come “terapie”, le pratiche di conversione comprendono atti come manipolazioni mentali e fisiche, indottrinamenti, interventi medici etc. e puntano ad alterare l’orientamento sessuale, l’identità e l’espressione di genere delle persone LGBTQIA+Secondo un rapporto dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA), il 24 per cento delle persone LGBTQIA+nell’Unione ha subito tali pratiche, una cifra che raddoppia per donne e uomini trans.

‘Vietare le pratiche di conversione nell’Unione europea‘ è un’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) che propone il divieto giuridico vincolante delle pratiche di conversione dirette ai cittadini LGBTQIA+ nell’Unione europea. Depositata il 17 novembre 2025, l’iniziativa ha all’attivo un totale di 1.128.063 firme verificate. Da quel momento, la Commissione disponeva di sei mesi per emettere una risposta formale. Che è arrivata oggi (13 maggio) per bocca di Lahbib.

Negli ultimi mesi, la commissaria ha incontrato sia gli organizzatori dell’Iniziativa che le vittime di tali abusi: “Ci è stato concesso di raccogliere dati, valutare attentamente l’iniziativa e preparare la nostra risposta. E oggi la stiamo fornendo“, ha ribadito. Ha poi spiegato che la Commissione intende adottare una raccomandazione, invitando gli Stati membri dell’UE a vietare le pratiche di conversione sottolineando che “hanno un ruolo essenziale da svolgere, poiché questa questione rientra in gran parte nelle loro responsabilità“. La commissaria ha anche ricordato che “otto Stati membri hanno già vietato queste pratiche” per cui l’esecutivo sta sfruttando “questo slancio per invitare gli altri a seguire l’esempio“.

La Commissione adotterà nel 2027 una raccomandazione, dunque non un divieto giuridico vincolante come richiesto dall’Iniziativa e dai suoi firmatari. Ma prevede di mettere in campo altre misure complementari. In particolare, “campagne di sensibilizzazione per prevenire gli abusi“, “un migliore accesso alla giustizia per le vittime” e “formazioni ad hoc per rafforzare il supporto medico e psicologico“, ha chiarito Lahbib. La raccomandazione verrà inoltre elaborata sulla base di un dialogo strutturato con gli Stati membri attraverso un “gruppo di esperti sull’uguaglianza LGBTQIA+ che riunisce gli Stati membri e la Commissione“. Ciò rappresenta “il primo forum politico LGBTQIA+ che con la società civile si concentrerà su come combattere insieme le pratiche di conversione“, ha poi evidenziato. Il gruppo lavorerà pure a “uno studio specifico per comprendere appieno la portata e l’impatto di queste pratiche in tutta l’UE“, i cui risultati sono attesi all’inizio del 2027. Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è pronunciata sul tema dichiarando che: “Oggi ci impegniamo ad adottare una raccomandazione agli Stati membri, esortandoli a vietare le pratiche di conversione in tutta l’UE. Non hanno posto nella nostra Unione”.

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