La cura del silenzio che riduce il cortisolo
LA POETESSA e insegnante di meditazione buddista Chandra Livia Candiani scrive: “Il silenzio è cosa viva”. Non è solo un’immagine evocativa: prendere distanza dal rumore è una necessità biologica, perché il silenzio è uno dei principali antidoti allo stress che, ad alti livelli, favorisce la produzione di radicali liberi e danneggia l’organismo. Siamo assuefatti a vivere nelle sollecitazioni sonore (traffico, notifiche eccetera), ma la scienza è chiara: il silenzio è un alleato del benessere, e ci manca sempre di più. Basterebbero un paio d’ore al giorno distanti dal chiasso per ridurre i livelli di cortisolo, migliorare la qualità del sonno e attivare la rigenerazione delle cellule neuronali dell’ippocampo, che governa la memoria a lungo termine e l’orientamento.
Il silenzio cura
Non solo: «Il silenzio è collegato all’ascolto profondo di sé: solo così si entra in uno spazio intimo e rigenerante, lontano dal bisogno affannoso di pianificare e tenere sotto controllo ogni dettaglio delle nostre vite», dice Franco Cucchio, fondatore di Motus Mundi. Una scuola che promuove la pratica della mindfulness secondo il metodo Mbsr di Jon Kabat-Zinn, biologo statunitense che per primo negli Anni 70 ha introdotto la meditazione consapevole nel contesto scientifico occidentale.

Foto Getty Images
Esiste anche un rumore interno, meno visibile ma altrettanto invasivo: quello dei pensieri incessanti. Succede a volte di notte quando si inizia a rimuginare. «L’80 per cento dei disagi è indotto dalle nostre elucubrazioni», osserva Cucchio, anche direttore della Scuola Italiana Mindfulness. «Il silenzio accende una luce nella fitta trama delle distrazioni e ci consente di riconoscere i nostri condizionamenti. In questa quiete, i processi più sottili – il respiro o il battito cardiaco – tornano percepibili, e affiora uno stato di consapevolezza che stempera le tensioni fisiche e mentali».
Come praticare il silenzio?
Per praticare il silenzio, aiutano i piccoli rituali quotidiani: spegnere il telefono la sera, ritagliarsi momenti di raccoglimento al mattino presto o prima di dormire, isolarsi con cuffie e auricolari. L’ultima tendenza? I silence retreat in luoghi appartati e a contatto con la natura. «Si lavora in piccoli gruppi, si propone un tema per la giornata e, dall’ora del risveglio fino al momento di coricarsi, si sta seduti a meditare, si cammina, si consumano i pasti, sempre senza parlare», spiega Cucchio. «Fuori dal rumore, poco alla volta lo spazio interiore si espande, le preoccupazioni si diradano e si diventa meno reattivi e inquieti, più lucidi e rilassati. Non ultimo, grazie al silenzio si scopre che si può comunicare anche con gli occhi e con i gesti. Con maggiore rispetto, e fors’anche con più sincerità».

Il dispositivo anti-rumore Snoz Pro crea un sottofondo neutro hce maschera i suoni molesti della strada, dei vicini o del partner che russa, favorendo l’addormentamento – Foto Courtesy Press Office

Nel saggio In ascolto del silenzio (Einaudi) lo psichiatra Eugenio Borgna spiega perché il silenzio è come un balsamo che ci aiuta a conoscerci più a fondo – Courtesy Press Office

Gli earphone Enco Air5 Pro di Oppo riducono il rumore fino a 55dB, creando uno spazio d’ascolto protetto anche nei contesti più affollati – Courtesy Press Office
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