La débâcle internazionale di Meloni, e il gran regalo ricevuto da Trump

20 Giugno 2026 - 05:33
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La débâcle internazionale di Meloni, e il gran regalo ricevuto da Trump

Per farla breve: la realtà supera la fantasia. Che in un arco di tempo tutto sommato breve la rappresentante di Donald Trump in Italia («Dategli il Nobel») si dica «allibita» dalle uscite del cialtrone-in-chief non lo poteva prevedere nessuno.

I meloniani fanno scudo alla loro capa. Giovanbattista Fazzolari è subito scattato sui pedali e a ruota sono venuti gli altri, sembravano di Avs mentre affogavano l’improvviso sbocco di bile antitrumpiana. Tutto questo non è serio. Non è politica. È avanspettacolo.

Immaginiamoci un Ronald Reagan insultare un Craxi o un Andreotti tramite una tv italiana (complimenti alla Rai umiliata da La7): altri tempi. E dunque, che questo sia un pazzo lo si era capito da tempo. Il problema è che lei, la presidente del Consiglio italiana, non lo aveva capito o aveva fatto finta di non capirlo, surfando sull’onda di Mar-a-Lago nella convinzione che Dio stesse dalla sua parte. La risposta di Giorgia Meloni all’ultima follia stile Mel Brooks del king di Washington è stata doverosa, e la solidarietà a lei espressa da tutto il mondo politico anche. 

Quella frase «io non imploro nessuno» ha riecheggiato il famoso «io non sono ricattabile» sbattuto in faccia a Silvio Berlusconi: è l’orgoglio meloniano in purezza. Che solletica la dignità nazionale. Tutto fa brodo. La brutta figura derivante dalla illazione trumpiana secondo cui Meloni avrebbe implorato una foto insieme, corredato da un «mi ha fatto pena» parecchio pesante, lei pensa di averla stroncata sul nascere: «È tutto inventato. Non so perché fa così».

La candidatura al premio Nobel è un ricordo lontano. Lui la tratta da cameriera, lei lo fa sembrare matto e bugiardo, quale è. Sarebbe una bega penosa se di mezzo non ci fosse il rapporto tra Stati Uniti e Italia. Adesso per quanto si sbracci negli appuntamenti internazionali (l’abbiamo vista tutti pavoneggiarsi a Evian per quella che era stata raccontata come una riappacificazione con Donald), Meloni è davvero sola nel mondo: non amata in Europa, sballottata da Trump. Il mitico “ponte” tra le due sponde dell’Atlantico non c’era prima e meno che mai c’è adesso. Fa parte della strage delle illusioni meloniane, come il premierato, il presidenzialismo, il referendum. E tuttavia tutto sommato nel saldo ci può essere qualcosa di positivo, perché lei ora è nelle condizioni di togliersi di dosso l’odore del trumpismo che si era rivelato letale per Viktor Orbán e prima ancora per i trumpiani in Australia e in Canada.

Potrebbe essere persino uno spunto per ridefinire la sua immagine politica a tutti i livelli, incoraggiando una evoluzione che ancora non si vede, chiaramente conservatrice. Questo creerebbe un problema al centrosinistra. La vicinanza politica al tycoon «in campagna elettorale sarà il suo problema», aveva preconizzato tempo fa Paolo Gentiloni. Ma è una storia che da ieri è un po’ meno facile da raccontare.

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