La dottrina Trump non frena le rinnovabili negli Usa: Google acquisisce la produzione di un maxi progetto solare

Il settore delle energie rinnovabili negli Stati Uniti si dimostra decisamente in salute, nonostante i bastoni tra le ruote messi al settore da Donald Trump. A trainare eolico e solare è principalmente la domanda senza precedenti dei colossi tecnologici. La recente firma del mega-accordo tra Google e Cypress Creek Energy di cui dà notizia il Financial Times rappresenta un punto di svolta storico, non solo per le dimensioni del progetto, ma per il contesto in cui si realizza. Questa operazione si inserisce infatti in un panorama politico federale fortemente ostile alla transizione ecologica, caratterizzato dal tentativo sistematico dell'amministrazione Trump di smantellare i sussidi green, tagliare i crediti d'imposta per il solare e l'eolico, e rilanciare massicciamente la produzione nazionale di combustibili fossili e idrocarburi tradizionali.
Nonostante l'ostruzionismo della Casa Bianca e l'assenza di tutele pubbliche, le forze di mercato e l'inarrestabile espansione dell'Intelligenza Artificiale stanno costringendo Big Tech a muoversi in autonomia. I data center di nuova generazione richiedono una quantità monumentale di elettricità per 24 ore al giorno 7 giorni su 7, portando i consumi di Google a registrare un incremento del 37% nell'ultimo periodo. Poiché l'attuale rete elettrica americana è ancora alimentata per oltre il 56% da carbone e gas, il gigante di Mountain View ha dovuto aggirare le linee guida governative ricorrendo a massicci contratti di acquisto virtuale (VPPA) per finanziare direttamente nuove infrastrutture pulite.
Il fulcro di questa contromisura di mercato è il progetto "Steel River", che dovrebbe entrare in funzione in Arkansas nel 2029 e che è destinato a diventare la più grande installazione integrata di energia solare e stoccaggio mai realizzata sul suolo statunitense. L'opera prevede di raggiungere a regime una capacità straordinaria di 2,5 GW di potenza fotovoltaica, supportata da ben 2,9 GWh di accumulo attraverso batterie di ultima generazione. Questa imponente infrastruttura sarà in grado di soddisfare autonomamente il fabbisogno energetico annuale di oltre 315.000 abitazioni, garantendo a Google un flusso costante di energia pulita per compensare l'impronta carbonica dei suoi server.
Per sopravvivere alla guerra commerciale e ai dazi protettivi imposti da Trump sulle importazioni tecnologiche estere, in particolare dalla Cina, gli sviluppatori hanno dovuto reinventare completamente la catena di approvvigionamento. Il progetto Steel River aggirerà i blocchi doganali della Casa Bianca nazionalizzando la fornitura e affidandosi interamente a una filiera "made in Usa". L'impianto utilizzerà infatti i moduli fotovoltaici avanzati prodotti da First Solar, strutture portanti in acciaio provenienti dalle acciaierie dell'Arkansas e sistemi di accumulo fabbricati nel nuovo stabilimento della LG situato in Arizona.
Secondo Will Conkling, responsabile energia dei data center di Google, l'investimento fornisce energia alla rete nel suo complesso e trasferisce i benefici dell'impianto locale a tutti i clienti dell'Arkansas.
La pratica di acquistare energia rinnovabile per compensare l'uso di fonti fossili resta però controversa, perché le aziende continuano ad attingere alla rete mentre l'energia pulita acquistata può essere prodotta altrove o in momenti diversi. Secondo BloombergNEF, nel 2025 le emissioni di Google legate all'uso di elettricità dalla rete sono aumentate del 37%, mentre Google, Meta, Amazon e Microsoft hanno rappresentato il 49% di tutti gli accordi aziendali per energia pulita.
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