La Lega usa gli ulivi contro le rinnovabili, come Emiliano col Tap

18 Giugno 2026 - 05:52
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Bari. Fino a qualche anno fa era la sinistra a sventolare il ramoscello del sacro ulivo come grimaldello per impedire l’approdo del gasdotto Tap. Ora è la Lega che li santifica per bloccare le rinnovabili. Il parlamentare leghista Mirco Carloni ha depositato in commissione Agricoltura alla Camera un emendamento al disegno di legge “Coltivitalia” che prevede il divieto di sradicare piante di olivo destinate a produzione di olio Dop e Igp per realizzare impianti di energia da fonti rinnovabili. Con la proposta, in votazione in questi giorni, si prevede di inserire un articolo dal titolo “Tutela degli oliveti destinati a regimi di qualità”: lo scopo è “tutelare la sicurezza alimentare, salvaguardare il patrimonio olivicolo e forestale nazionale, garantire la tutela delle produzioni nazionali” e il divieto riguarda “l’espianto o l’eradicazione di piante di olivo destinate alla produzione di oli di oliva a denominazione di origine protetta, indicazione geografica protetta o comunque rientranti nei regimi di qualità riconosciuti dalla normativa dell’Unione europea e nazionale, qualora finalizzati alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili”.

Tutto nasce da un caso pugliese. A Bitonto alcuni proprietari di terreni a uso industriale, su cui sono piantati degli ulivi, vorrebbero estirparli per realizzare impianti fotovoltaici. Contro la volontà dei proprietari è insorta la Cia Puglia, contraria all’eradicazione sin dai tempi della Xylella. “E’ a rischio la sopravvivenza di una coltura e di una cultura, quella olivicolo-olearia, che rappresenta l’identità, la storia, il presente e il futuro del territorio bitontino” ha tuonato Gennaro Sicolo, il presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori che ha coinvolto il sindaco di Bitonto in questa battaglia contro la proprietà privata.

La legge, a firma del ministro Francesco Lollobrigida, già vieta il fotovoltaico sui terreni agricoli tranne in caso di agrivoltaico, ovvero di pannelli integrati con produzione agricola. Ma il divieto non è compreso su aree industriali, come quella di Bitonto. Per questo la Cia spinge per una legge che ne vieti l’abbattimento a prescindere dalla destinazione d’uso. E la Lega si è subito resa disponibile a farla propria. Ovviamente a insorgere sono state le associazioni dell’energia verde, che hanno chiesto un confronto urgente col governo. Secondo le associazioni di produttori di energia “l’introduzione di un divieto assoluto rischia di generare effetti non intenzionali e non proporzionati, generando incertezza autorizzativa e rallentamenti nello sviluppo di progetti strategici per la sicurezza energetica nazionale, la riduzione della dipendenza dalle importazioni e il contenimento dei costi dell’energia per famiglie e imprese”.

Il presidente del Coordinamento Free, Attilio Piattelli nota che “se un oliveto di pregio va protetto, deve esserlo a prescindere dall’opera che ne determina l’espianto. Non si comprende perché il divieto debba riguardare esclusivamente gli impianti rinnovabili, lasciando fuori altri utilizzi energetici o infrastrutturali del territorio, come gasdotti, elettrodotti, strade, opere industriali o altre infrastrutture. La domanda è semplice: un olivo Dop vale meno se viene rimosso per un gasdotto rispetto a quando viene rimosso per un impianto rinnovabile?”.

La domanda, però, può anche essere ribaltata: se si possono abbattere gli uliveti per il fotovoltaico, perché non per un gasdotto? Solo qualche settimana fa il Tar ha fermato una legge della regione Puglia, firmata da Michele Emiliano, che autorizzava l’abbattimento degli ulivi per far posto a impianti privati di fotovoltaico. Lo stesso Emiliano che ha contrastato in tutti i modi ogni tipo di attività industriale, persino quelle strategiche per il paese – come il Tap che ci ha liberati dalla dipendenza energetica da Putin – in nome dell’ambiente e del paesaggio. Oggi la Lega applica la stessa logica, ma contro un nemico diverso: le rinnovabili.

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