La meraviglia dell’Europa nelle cose di tutti i giorni trova voce a Laveno

Niente relatore e niente pubblico, ma solo un gruppo di persone sedute intorno a un tavolo – ognuna con le proprie idee e i propri sogni – per provare a raccontare insieme l’Unione Europea in un modo nuovo.
La mattina di sabato 9 maggio, nella sala civica di Laveno Mombello, la ricercatrice del Centro di competenza sulla democrazia del Jrc Angela Guimaraes Pereira ha utilizzato il gioco per far sbocciare un dialogo profondo, rivelando come – in realtà – l’Unione Europea riguardi i cittadini molto più da vicino di quanto ci si aspetti.
Dalle eccellenze del vino, del cibo e del design, alle suggestioni dell’arte e della musica, passando dalla tutela dell’ambiente e ovviamente dagli accordi comunitari che mettono i cittadini del continente tutti sullo stesso piano. Tra libri, giocattoli e utensili quotidiani, ogni partecipante del laboratorio ha scelto un oggetto attraverso cui dare libero sfogo alla meraviglia, condividendo le proprie storie personali, i propri desideri, ma anche i propri timori.
Il ruolo dell’Europa nella vita quotidiana
Felix ha scelto un oggetto che si porta in tasca tutti i giorni e spesso dato per scontato: la carta d’identità. «Sono nato in Argentina – racconta – ma da tre anni vivo in Italia». Per lui il documento non è solo uno strumento amministrativo che gli dà accesso a tutti i diritti dei cittadini italiani e europei, ma è anche una testimonianza delle sue origini: un filo che lo collega ai suoi antenati emigrati dall’Italia verso l’Argentina per sfuggire dalla guerra e dalla povertà.
Quando c’è stato da scegliere il loro oggetto simbolico, anche Erica e Giuseppe hanno messo le mani nel portafogli e hanno estratto rispettivamente la tessera sanitaria e una moneta da un Euro. «Sono orgogliosa – afferma con decisione Erica – del sistema sanitario pubblico di alta qualità», per lei – nata in Italia ma con origini inglesi – non mancano i timori legati alle forze centrifughe che spingono i paesi lontano dal suo sogno di un’Europa più unita.
Per Giulio, invece, l’Unione Europea è sinonimo di Erasmus. Nella foto in cui posa accanto ai suoi nuovi amici provenienti da tutto il continente, si specchia l’immagine di una generazione cresciuta in un’Europa senza confini, dove le culture si incontrano per costruire nuove storie insieme.
Non poteva mancare la cucina: con pentole e pagnotte scelte per rappresentare le differenti abitudini a tavola, che rendono unici tutti gli angoli d’Europa. «Nella sua semplicità – ha voluto sottolineare Emi – il pane è una testimonianza della ricchezza delle tradizioni culinarie e culturali che convivono in Europa. Un tesoro da tutelare».
Ma è la cultura uno degli aspetti più vicini al cuore dei partecipanti. Per Roy (che ha trovato il suo nuovo nome proprio grazie all’incontro con una ragazza di Parigi) l’esempio lampante è l’Ode alla gioia: il brano scelto come inno dell’Unione Europea. «Un invito alla serenità e alla pace, capace di abbattere le barriere e che rappresenta perfettamente le idee del Manifesto di Ventotene».
Migranti, veto, anziani e sostenibilità: i punti critici
Il dibattito ha affrontato anche temi scottanti legati all’operato attuale dell’Unione Europea. Uno sguardo critico che non ha risparmiato la risposta del continente alla crisi migratoria, ritenuta insufficiente soprattutto per quanto riguarda l’assistenza nei confronti delle donne migranti. Al tavolo è emerso anche il bisogno di superare il limite del diritto di veto: che immobilizza l’Unione di fronte alle decisioni più importanti. Insoddisfazione pure sulla capacità dell’Unione di affrontare i nuovi bisogni di una società che invecchia; oltre al desiderio condiviso di vedere azioni più incisive a livello comunitario per uno sviluppo economico realmente sostenibile.

Un sogno che non si ferma all’Europa
Ma dalle rive di Laveno la meraviglia scavalca le frontiere dell’Europa e si spinge fino a mettere in discussione non solo il mito dello “stato-nazione”, ma anche il tema dei confini stessi. «Un’Europa coesa e basa su ideali di pace e unità è sicuramente positiva – ha ribadito Fabio –, ma sono convinto che il sogno a cui dobbiamo realmente aspirare è una federazione che abbracci tutto il mondo».
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