La moglie di Sanchez a giudizio, il giudice blinda la fuga: passaporto ritirato e obbligo di firma, “può scappare con la scorta”

20 Giugno 2026 - 16:49
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La moglie di Sanchez a giudizio, il giudice blinda la fuga: passaporto ritirato e obbligo di firma, “può scappare con la scorta”

La moglie di Sanchez a giudizio: ritirato il passaporto e disposto l’obbligo di firma

L’ultima scossa del vero e proprio terremoto politico e giudiziario che ha travolto la spagna e fa tremare il Palazzo della Moncloa (l’edificio storico di Madrid che dal 1977 funge da sede ufficiale della Presidenza del Governo del Regno di Spagna e da residenza del Primo Ministro in carica) investe in pieno Begoña Gómez, la moglie del premier socialista Pedro Sánchez, ufficialmente rinviata a giudizio dal giudice istruttore di Madrid, Juan Carlos Peinado nel processo a carico della donna per corruzione.

Spagna, la moglie di Sanchez rinviata a giudizio: ritirato il passaporto

Non solo. Perché a scuotere dalle fondamenta il governo di sinistra sono soprattutto le pesantissime misure cautelari disposte dal magistrato: alla first lady è stato ritirato il passaporto, con il conseguente divieto assoluto di lasciare il territorio nazionale e l’obbligo di firma in tribunale ogni quindici giorni. Secondo il giudice incaricato, infatti, sussistono «ragionevoli motivi per sospettare un atto criminale», e un concreto rischio che l’indagata possa «sfuggire alla giustizia». Di più: il giudice arriva persino ad affermare che gli agenti di polizia che scortano e sorvegliano la sicurezza di Gomez potrebbero aiutarla a fuggire.

Lo scenario choc ipotizzato dal giudice sulla scorta di polizia della Gómez

«Non c’è dubbio che questi agenti, di propria iniziativa o su ordine dei superiori, potrebbero essere proprio coloro che collaborano all’azione o alle azioni per facilitarne la fuga», ha eccepito il magistrato ipotizzando un aiuto per agevolarne la latitanza.

La moglie di Sanchez rinviata a giudizio: i capi d’accusa e il dibattimento

Intanto in aula la Gómez dovrà rispondere di ben quattro reati gravissimi: traffico di influenze, appropriazione indebita, corruzione e malversazione, nell’ambito di un’inchiesta durata oltre due anni. Insieme a lei andranno a processo anche la sua assistente alla Moncloa, Cristina Álvarez, e l’imprenditore Juan Carlos Barrabés. Mentre la Procura e le difese spingevano per il proscioglimento e l’archiviazione del caso per insussistenza degli indizi di reato, il giudice ha accolto le istanze della pubblica accusa e delle accuse popolari (tra cui l’associazione HazteOir e il partito Vox).

E ora per Sánchez, che in passato aveva gridato al complotto della “destra mediatica” arrivando a minacciare le dimissioni, si apre lo scenario più buio: difendere una moglie blindata in patria dai magistrati per corruzione.

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